Cinquant’anni dopo il suo debutto, la Lancia Gamma resta una delle auto più particolari e affascinanti mai prodotte dal marchio torinese. Non è solo una questione di stile o di nostalgia: la Gamma rappresentò davvero un modo diverso di interpretare l’ammiraglia, con soluzioni tecniche originali, una linea fuori dagli schemi e un’idea di eleganza tutta italiana, mai gridata ma sempre riconoscibile.
Lancia Gamma venne presentata al Salone di Ginevra del marzo 1976
Il modello venne presentato al Salone di Ginevra del marzo 1976, in un momento importante per Lancia. Dopo l’ingresso nel gruppo Fiat, il marchio stava cercando di rilanciarsi e di ritrovare un ruolo forte nel mercato. La Beta aveva già aperto questa nuova fase, ma mancava ancora una vera vettura di vertice, capace di raccogliere l’eredità della Flaminia. Lancia Gamma nacque proprio con questo obiettivo: riportare Lancia nel segmento delle auto di rappresentanza senza rinunciare alla propria identità.
Fin dall’inizio, Lancia Gamma si fece notare per una doppia proposta molto chiara. Da una parte c’era la berlina, una due volumi elegante e slanciata, con coda tronca e una personalità molto moderna per l’epoca. Dall’altra la Coupé, firmata Pininfarina su disegno di Aldo Brovarone, più classica nelle proporzioni ma raffinata e originale quanto la berlina. Due interpretazioni diverse dello stesso progetto, entrambe pensate per distinguersi in un panorama dominato da modelli più tradizionali.

Anche sotto il cofano Lancia volle seguire una strada propria. Per la Gamma fu sviluppato un nuovo motore boxer a quattro cilindri, leggero e sofisticato, realizzato con largo impiego di alluminio. Nella versione 2,5 litri erogava 140 CV e puntava soprattutto sulla fluidità e sulla regolarità di marcia, doti perfette per un’ammiraglia. Per il mercato italiano arrivò anche una versione due litri da 120 CV, pensata per evitare la penalizzazione fiscale prevista allora per le cilindrate superiori ai 2.000 cc.
Ma fu soprattutto il design della berlina a sorprendere. In un’epoca in cui le grandi auto di rappresentanza erano quasi sempre tre volumi imponenti e piuttosto convenzionali, la Gamma scelse una strada diversa. La sua linea a due volumi, filante e aerodinamica, era insolita e coraggiosa. Non cercava di impressionare con la monumentalità, ma con l’equilibrio, la pulizia del disegno e la modernità delle proporzioni. Anche l’aerodinamica era molto curata, con un Cx di 0,37, valore notevole per quei tempi.
Dentro, la Gamma confermava la tradizione Lancia fatta di comfort e raffinatezza. L’abitacolo era luminoso, grazie alle ampie superfici vetrate, e offriva un ambiente elegante ma accogliente. I materiali erano curati, i sedili comodi, le finiture ricercate. C’erano anche dettagli che per l’epoca facevano la differenza, come i quattro alzavetri elettrici, il volante regolabile in altezza e la regolazione elettrica del retrovisore esterno. Era una vettura pensata per viaggiare bene, nel silenzio e nel comfort, senza ostentazione.

La Gamma Coupé aggiungeva a tutto questo una dimensione ancora più esclusiva. Pininfarina lavorò su un passo accorciato e realizzò una granturismo elegante, bassa, proporzionata, con un cofano lungo e una coda pulita. L’interno, progettato da Piero Stroppa, fu definito un vero “salotto viaggiante”, e non a caso: la plancia, i colori, i rivestimenti e la qualità generale dell’ambiente trasmettevano l’idea di uno spazio sofisticato, pensato per i lunghi viaggi e per una clientela che cercava stile prima ancora che esibizione.
Nel corso della sua carriera la Gamma venne aggiornata più volte. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta arrivarono interventi tecnici per migliorarne l’affidabilità e, con la seconda serie del 1980, il 2,5 litri adottò l’iniezione elettronica Bosch L-Jetronic, diventando Lancia Gamma 2.5 i.e. Cambiarono anche alcuni dettagli estetici, come la calandra e i cerchi, mentre gli interni furono rivisti con nuovi sedili, una plancia aggiornata e finiture ancora più ricche, comprese varianti con tessuti firmati Ermenegildo Zegna.
Attorno alla Gamma nacquero anche diversi concept molto interessanti, firmati da Pininfarina, Italdesign e dal Centro Stile Lancia. Alcuni, come la Megagamma di Giugiaro, anticipavano persino idee che sarebbero diventate centrali anni dopo. Nessuno di questi studi arrivò alla produzione, ma tutti confermarono quanto il progetto Gamma fosse fertile e avanti rispetto al suo tempo.

La produzione si concluse nel 1984, dopo circa 22 mila esemplari, lasciando il posto alla Thema. Commercialmente non fu un successo pieno, forse proprio perché troppo originale per il suo mercato. Col tempo, però, Lancia Gamma è stata rivalutata come una delle Lancia più coraggiose e intelligenti di sempre. Oggi resta il simbolo di un marchio che sapeva osare con classe, e di un’Italia capace di trasformare l’automobile in cultura, stile e visione.
