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Maserati, 7.900 consegne nel 2025: il Tridente tocca il fondo

Dopo un rosso di 260 milioni nel 2024, il 2025 si chiude con un passivo di 198 milioni

Maserati

Settemilanovecento auto in un anno, a livello mondiale. È questo il numero che riassume il 2025 di Maserati. Un dato che, letto così, può sembrare semplicemente contenuto. Ma per il marchio del Tridente è il segnale evidente di una fase complessa, forse la più delicata degli ultimi anni.

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Il calo per Maserati è pesante: circa il 30% in meno rispetto al 2024

Il calo è pesante: circa il 30% in meno rispetto al 2024. E quando i volumi scendono in modo così marcato, l’impatto sui conti diventa inevitabile. I ricavi si sono fermati a 726 milioni di euro al 31 dicembre 2025, con una contrazione di 314 milioni rispetto all’anno precedente. Numeri che raccontano un rallentamento non solo commerciale, ma strutturale.

Anche sul fronte delle perdite il quadro resta difficile. Dopo un rosso di 260 milioni nel 2024, il 2025 si chiude con un passivo di 198 milioni. C’è un leggero miglioramento, ma non abbastanza da cambiare la narrativa complessiva. Il margine operativo è peggiorato di 230 punti base: un segnale chiaro che i costi fissi, inevitabilmente elevati per un costruttore di lusso con una gamma articolata e una presenza globale, stanno pesando sempre di più.

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In termini molto semplici, ogni 100 euro di fatturato generano oltre 27 euro di perdita. È un dato che colpisce e che rende evidente quanto il modello attuale non sia sostenibile nel lungo periodo.

Maserati logo

Il confronto con realtà come Ferrari e Lamborghini è inevitabile, e in parte doloroso. Anche loro operano su volumi relativamente contenuti, ma riescono a garantire margini solidi e utili consistenti. Maserati, invece, si trova in una posizione intermedia: troppo “grande” per essere un marchio ultra-nicchia, troppo “piccola” per competere sui volumi con i brand premium tedeschi.

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Le cause delle difficoltà sono diverse. Il 2025 è stato un anno di riorganizzazione della gamma e delle scorte, un passaggio necessario ma che ha inciso sui numeri. La domanda in Cina, mercato cruciale per il lusso automobilistico, ha rallentato sensibilmente. In Nord America, invece, le pressioni sui prezzi e i nuovi dazi hanno complicato ulteriormente il quadro. A tutto questo si aggiunge una concorrenza sempre più aggressiva nel segmento delle sportive e dei SUV di fascia alta.

Eppure, nonostante il quadro critico, in casa Maserati non si parla di resa. Anzi, l’idea è quella di cambiare radicalmente approccio. Meno ossessione per i volumi, più attenzione alla redditività per singola vettura. In altre parole, produrre meno auto ma venderle a un prezzo medio più alto, puntando su configurazioni altamente personalizzate.

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Qui entra in gioco il programma “BottegaFuoriserie”, il progetto di personalizzazione avanzata che permette ai clienti di costruire un’auto praticamente su misura. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: far sì che entro il 2028 queste attività incidano fino al 40% dei ricavi complessivi. Significa spingere ancora di più sull’esclusività, sull’artigianalità e sull’esperienza cliente.

Maserati logo

Accanto a questo, prende forma anche il progetto Bottegafuoriserie, sviluppato in sinergia con Alfa Romeo, per rafforzare l’idea di un marchio che non vende semplicemente auto, ma oggetti di lusso costruiti attorno al gusto del cliente.

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La strategia è chiara: tornare a essere un brand più raro, meno legato alla logica dei grandi numeri e più vicino a quella di un atelier automobilistico. È una scelta che può avere senso in un mercato dove l’esclusività è spesso sinonimo di valore.

Resta però una domanda fondamentale: il mercato è disposto a seguire Maserati in questa trasformazione? Ridurre i volumi significa accettare una presenza meno diffusa, puntando tutto sulla capacità di far pagare di più ogni singola vettura. È una scommessa che richiede tempo, coerenza e un posizionamento forte.

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Il 2025 racconta una Maserati in difficoltà, ma anche consapevole della necessità di cambiare. Non è ancora il momento dei verdetti definitivi. Il Tridente ha scelto una strada più stretta, fatta di meno auto e più valore. Sarà sufficiente per tornare in equilibrio? I prossimi anni diranno se questa svolta verso l’esclusività sarà la chiave della rinascita o solo un passaggio intermedio in un percorso ancora incerto.

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