F40 e Luce sono due Ferrari che più diverse non si può. Nella prima c’è l’anima del “cavallino rampante”, la sua essenza, avallata da Enzo Ferrari in persona. Nella seconda c’è una proiezione verso altri lidi sconosciuti e non in sintonia con il sentiment della clientela e degli appassionati storici. L’unico elemento di connessione è il minimalismo estetico dell’abitacolo, ma con livelli di informazioni, allestimento e coinvolgimento completamente diversi.
Le Ferrari, in genere, offrono al conducente una interazione immediata. Nell’abitacolo si bada al solo, specie sulle auto più sportive della gamma, dove il livello di concentrazione alla guida deve essere molto elevato. Con mezzi capaci di viaggiare a ritmi da corsa, avere tutto a portata di mano è essenziale. Ne va della sicurezza attiva.
Ecco perché ogni elemento superfluo viene scartato. Qui si inseguono solo la funzionalità e l’efficienza. Di tutto il resto si può fare tranquillamente a meno. Il risultato di questo approccio? Un minimalismo che tocca le sue vette, fra le supercar moderne, sulla Ferrari F40, nata espressamente per la missione emotiva e prestazionale. Qui l’allestimento è ridotto all’osso.
Con l’avvento delle strumentazioni digitali e dei display multifunzionali, il quadro è cambiato, con molte più informazioni accessibili, ma la logica di fondo è sempre la stessa: quando si guida una “rossa”, bisogna avere perfettamente visibili e a portata di mano le cose che servono veramente.
La nuova Ferrari Luce, prima auto elettrica del “cavallino rampante”, sposa le tecnologie più moderne, ma non priva delle emozioni tattili, della finezza dell’artigianato e della semplicità espressiva, condita di minimalismo, formale e non certo nei contenuti. È la trama visiva a trasmettere questa sensazione, che è solo tale rispetto alla già citata F40, dove invece non c’era nulla in più di quello che si vede.
Anche il resto del minimalismo è differente fra i due modelli. La Ferrari Luce punta su un allestimento sobrio ma ricco, con materiali di rivestimento lussuosi, che avvolgono elementi ben fatti, coniati però con semplicità dialettica. Sulla Ferrari F40, invece, tutto è ridotto all’osso ed anche in materiali usati nell’abitacolo sono da corsa. Basta la fibra di carbonio a vista della cellula di sopravvivenza a definire la sua natura esotica, negli spazi coperti.
Fuori, invece, prevalgono le trame espressive da prototipo da pista. Ogni minimalismo, infatti, viene messo al bando nella fisionomia della carrozzeria, incredibilmente bella, forte e carismatica del modello. Una vera scultura da sogno, densa di carattere. Roba che non si era mai vista prima e che, purtroppo, non si è più vista dopo.
Diverso l’approccio seguito per la Ferrari Luce, il cui minimalismo interno è solo visivo e non sostanziale, per la ricchezza delle informazioni e la qualità dei materiali usati, e si abbina ad una carrozzeria che promette lo stesso livello di purezza compositiva di un iPhone. Niente a che vedere con le fascinose alchimie esterne della F40, capaci di sequestrare il cuore di ogni persona, proiettandolo in una dimensione di giovamento che non ha eguali fra gli oggetti nati dall’estro creativo umano.
Avrete già capito quale dei due modelli preferisco. L’unico che riesco a sentire mio, con la presa sensoriale più forte che si possa desiderare. Ovviamente mi riferisco alla F40. Una vera regina. La Luce, invece, non mi attrae, già dal punto di vista concettuale. Questo basta, con gli interessi, a lasciarmi totalmente freddo nei suoi confronti, anche se al momento di lei si sa ancora poco.
Ferrari F40

La Ferrari F40 faceva dell’essenzialità una nota primaria del suo contenuto materico, in ossequio alla filosofia dettata dal fondatore della casa di Maranello. Quest’ultimo, per raggiungere le performance più estreme, poteva scegliere fra due strade diverse. Una orientata all’uso ad ampio raggio delle nuove soluzioni tecnologiche legate all’ingegneria elettronica, col rischio di svilire gli aspetti emotivi.
L’altra, di matrice opposta, legata alla riscoperta dell’essenza di un’auto sportiva, che gioca su una coppia di fattori: cavalli erogati dal motore, leggerezza del corpo vettura. Enzo Ferrari preferì quest’ultima, senza esitazioni Del resto era la scelta più coerente con la tradizione e lo spirito del “cavallino rampante”, qui portato al livello più alto. Ecco perché la Ferrari F40 può essere vista come il suo testamento spirituale.
Per contenere il peso, i tecnici puntarono su un uso esteso di materiali compositi, copiosamente presenti su telaio e carrozzeria, e sul minimalismo dell’abitacolo, paragonabile a quello di un’auto da corsa, al pari dello stile esteriore. I sedili erano a matrice racing, come i rivestimenti, in un allestimento che più essenziale non si può.
Ridotti all’osso gli elementi interni. Per aprire le portiere non ci sono neppure le maniglie: solo due cavetti, da tirare a sé. Di vetri elettrici e radio neppure a parlarne. Del resto, chi sarebbe quel folle disposto ad ascoltare un brano avendo una colonna sonora come quella del V8 biturbo da 2.936 centimetri cubi di cilindrata, che esalta musicalmente coi suoi 478 cavalli delle più nobile razza?
Anche il cruscotto è essenziale, ma non manca proprio nulla di quello che serve realmente. Non c’è solo quello di cui si può fare tranquillamente a meno, anzi di cui si deve fare davvero a meno quando la cosa più importante è la concentrazione nella guida, senza elementi di disturbo. Anche se privo di ogni forma di sfarzo, l’abitacolo non è un ambiente povero. Almeno al di fuori della natura materiale. Ma anche qui ci sarebbe da ridire, perché il telaio a vista, coi suoi ingredienti nobili, vale più di qualsiasi gadget e di qualsiasi pellame.
La ricchezza dell’abitacolo è nella capacità di regalare emozioni, anche in questa veste, anzi soprattutto per essa, che proietta in una dimensione sportiva senza paragoni, in grado di fare la gioia del cuore, meglio di qualsiasi altro posto guida farcito di schermi e comandi. Questa è la vera essenza di una supercar, questa è la sua vera magia.
Le granturismo sono un’altra cosa. Hanno una matrice più soft, anche se viaggiano come missili. In quelle ci vuole pure una certa dose di comfort e lusso, perché sono pensate anche per i grandi viaggi. Le sportive di razza, invece, hanno altri target. Qui sono le emozioni e le prestazioni a porsi sul ponte di comando. Nello specifico ambito la Ferrari F40 non ha rivali.
In lei c’è l’essenza di una supercar race oriented. Nella “belva” alata emiliana c’è l’essenza più pura del “cavallino rampante”, senza compromessi, leziosità o contaminazioni. A Maranello hanno conseguito il traguardo più alto, in questo ambito, con lei. Del resto non si diventa regine di cuori per caso. E la “rossa” in esame lo è, più di ogni altra. Non esiste appassionato, in ogni angolo del mondo, che non sogni di possedere una Ferrari F40.
Ferrari Luce

Anche qui il minimalismo è di casa, ma si esprime in modo completamente diverso. Sicuramente è meno sensuale e genuino di quello della F40, ma cerca pure in questo caso di dare prioritario risalto a ciò che serve veramente, sebbene la gamma delle opzioni sia infinitamente più vasta. I sistemi digitali permettono infatti di avere nelle diverse schermate un’incredibile quantità di dati e servizi, in linea con le esigenze dei tempi moderni e con la complessità dei veicoli dei nostri giorni.
Tuttavia, l’erogazione delle informazioni avviene con la chiarezza che serve su un’auto vocata alla missione prestazionale, pur se espressa in una dimensione meno estrema e organica rispetto ad altre “rosse”, nonostante l’accelerazione da primato, connessa alla natura elettrica del mezzo.
Per realizzare la migliore interazione possibile tra il pilota e la nuova Ferrari Luce, ogni elemento è stato studiato attentamente, con uno scopo ben preciso: rendere emozionante e intuitiva l’esperienza di guida. Nella trama stilistica degli interni, ai display digitali multifunzione si miscelano pulsanti meccanici, quadranti, levette e interruttori progettati con precisione ed estrema raffinatezza.
L’aspetto complessivo non è eccitante, ma la qualità realizzativa e funzionale è al top. Roba che non si era mai vista fino ad oggi nel comparto automobilistico. Qui si entra quasi nel campo dell’orologeria o della gioielleria. Per chi ama i prodotti hi-tech c’è un certo livello di familiarità. La cosa non stupisce, vista l’importante collaborazione con LoveFrom, collettivo di creativi fondato a San Francisco dai designer Sir Jony Ive e Marc Newson, che ha collaborato a 360° con la casa di Maranello sul design della Ferrari Luce. Parliamo di persone che hanno disegnato celebri device.
Semplice e pura, l’architettura del cruscotto punta su un design nitido e limpido, dove l’attenzione al dettaglio si percepisce in ogni fibra, e su una forma scolpita dalla funzione. Qui si è cercata una fusione fra tradizione e innovazione.
La Ferrari Luce scardina gli schemi e propone un lessico nuovo, tanto nell’aspetto interno quanto in quello esterno. Il taglio espressivo puro, votato alla semplicità, è la nota visiva imperante. Nell’assenza di fronzoli percepisco l’unico elemento di allaccio con la tradizione, perché qui l’eredità del marchio viene reinterpretata in modo molto marcato. Incontrerà il gradimento degli appassionati? Difficile dirlo. Al momento, sui social, prevalgono nettamente le critiche, riferite alla natura elettrica del veicolo e alle alchimie espressive dell’abitacolo.
Ogni dettaglio della Ferrari Luce rivisita in chiave inedita gli schemi filosofici del marchio, con novità radicali su tutti i fronti: dai materiali all’ergonomia, passando per l’interazione tra il pilota e la vettura, fino all’esperienza complessiva. Il linguaggio stilistico della prima “rossa” 100% alla spina è interdisciplinare, ma non vuole perdere il legame con le origini, che persiste, pur se molto sfumato.
L’abitacolo è un volume unico e pulito, con forme semplificate e razionalizzate al servizio della guida per creare un ambiente tranquillo, funzionale e spazioso. Hardware e software sono stati sviluppati all’unisono, ottenendo così un comportamento armonioso di architettura fisica e interfaccia tra pilota e vettura. Il segno della modernità. Ma non tutto quello che è moderno scrive note di progresso sul piano emotivo. Come sarà il resto? Presto lo scopriremo.
Fonte | Ferrari
