Mentre una parte del mondo osserva con un misto di fascino e orrore i prototipi elettrici di ogni tipo e misura, c’è chi a Maranello ha deciso che il futuro ha bisogno di un nome meno didascalico. La prima Rossa a zero emissioni non si chiamerà più banalmente “Elettrica”, ma Ferrari Luce.
Per rendere il passaggio meno traumatico, il Cavallino ha arruolato nientemeno che Jony Ive, l’ex guru di Apple, per curare degli interni che promettono di essere così minimali e raffinati da farvi dimenticare l’assenza del rombo, almeno fino alla presentazione ufficiale di maggio.
Tuttavia, se la “Luce” punta a illuminare la via della sostenibilità, l’universo dei creatori digitali preferisce restare felicemente ancorato al passato. Angelo Di Lorenzi, designer appassionato principalmente delle bellezze Alfa Romeo, ha lanciato una provocazione virtuale che profuma di ottani e si chiama la Ferrari SWB Tributo. In un catalogo Ferrari ormai affollato da nomi come Roma, Amalfi, 296, Purosangue e l’imponente F80, questa ipotetica aggiunta alla serie Icona si pone come l’erede spirituale della Daytona SP3.

Il progetto è un omaggio viscerale alla serie Ferrari 250 e se ne frega delle linee moderne della 12Cilindri o della 849 Testarossa. Vestita in livree giallo e cremisi, la SWB Tributo non ha bisogno di mostrare l’abitacolo per convincere. Le bastano quei quattro scarichi posteriori che urlano “motore a combustione” (o al massimo un’ibrida plug-in per far contenti i regolamenti).
È un design che rompe con la continuità stilistica degli ultimi modelli regolari, ma è proprio questo il bello della serie Icona. Si tratta di poter andare contromano rispetto al mercato di massa.

Mentre la Ferrari Luce si prepara a debuttare con il suo silenzio firmato Apple, c’è chi continua a sognare una Ferrari che faccia ancora vibrare i vetri delle finestre. Dopotutto, sognare non costa nulla, specialmente se lo si fa in CGI.
