Ci sono modelli che scrivono nuove pagine nella storia delle singole case automobilistiche. La Opel Sintra è una di queste. A lei va il titolo di prima monovolume del “blitz“. Il suo arrivo sul mercato aprì nuovi orizzonti commerciali, allargando l’architettura della gamma.
Nel 2026 si festeggia il 30° compleanno di questa vettura, sulla quale i vertici aziendali investirono molte risorse. In loro si era radicata la convinzione che le monovolume potessero dare seguito al successo internazionale, ben consolidato nel tempo, delle station wagon. Ecco perché non si risparmiarono nella nuova impresa.
La Opel Sintra aprì la strada alle successive Zafira (1999), Agila (2000) e Meriva (2003), che presero forma sulla sua scia. Rispetto ad esse era più tradizionale, perché un territorio nuovo va esplorato con una certa dose di cautela e senza troppi voli pindarici, che potrebbero rivelarsi pesanti per le finanze aziendali. Solo dopo aver sondato il terreno, si può osare di più.
Questo non significa che fosse un’auto banale. Tutt’altro. Dotata di 2 porte laterali scorrevoli e di 8 sedili diversamente posizionabili nell’abitacolo, la prima monovolume di Opel assecondava al meglio le esigenze funzionali, intercettando diversi bisogni, compresi quelli delle famiglie più numerose.
Il debutto in società della Sintra avvenne il 7 marzo del 1996, al Salone dell’Auto di Ginevra. Quell’anteprima mondiale registrò un alto livello di interesse da parte del pubblico. Le prime prove su strada evidenziarono la buona maneggevolezza del veicolo, che si aggiungeva alle altre doti, alimentando la sua appetibilità.

Per animare le danze della Opel Sintra, i vertici dalla casa tedesca puntarono su 2 moderni motori bialbero ECOTEC: un 4 cilindri da 2.200 centimetri cubi e un più corposo V6 da 3.000 centimetri cubi di cilindrata. In entrambi i casi il profilo prestazionale risultava fra i migliori del segmento. Anche i consumi si ponevano sulla stessa scala di valore, sorprendendo favorevolmente.
Con l’unità propulsiva più corposa la potenza massima si spingeva a quota 201 CV (148 kW), per uno scatto da 0 a 100 km/h in 10.9 secondi e una punta velocistica di 202 km/h. La variante meno frazionata metteva sul piatto 141 CV (104 kW). A partire dalla metà del 1997, la monovolume tedesca fu resa disponibile anche con un cuore turbodiesel, per assecondare altre esigenze giunte dal mercato.
Proposta in due allestimenti, GLS e CD, la Opel Sintra vantava una buona dotazione, comprensiva di doppio airbag “full-size” e climatizzatore di serie. Uno dei punti di forza del modello, come già scritto, erano gli ampi volumi riservati agli ospiti. Ad incrementare ulteriormente la sensazione di spazio a bordo provvedevano le alchimie degli elementi interni, sagomati in modo intelligente per esaltare l’abitabilità.
La monovolume tedesca era molto versatile e riusciva ad adattarsi al meglio ai diversi bisogni funzionali. Tutti i sedili della seconda e terza fila erano completamente asportabili ed intercambiabili. Al tempo stesso potevano essere anche ripiegati in avanti per sfruttare al meglio lo spazio a disposizione dei bagagli e per migliorare l’accessibilità ai posti posteriori. Prove, quelle appena menzionate, dell’approccio modulare seguito dalla casa madre per garantire alla Opel Sintra una capacità di adattamento davvero al top.
Nonostante il corpo da monovolume e il baricentro inevitabilmente alto rispetto ad una berlina convenzionale, questa creatura aveva un comportamento stradale simile a quello di un’auto meno sviluppata in altezza. Ciò era reso possibile dall’uso di materiali leggeri, con cofano e diverse componenti del telaio in alluminio. La struttura dei sedili era in magnesio. Un fatto non rituale, che faceva la differenza, in termini di ottimizzazione dei pesi, con riflessi positivi sulla maneggevolezza.

La trazione anteriore rendeva più chiare le dinamiche del mezzo, aspetto di primaria importanza per un cliente comune, non abituato a confrontarsi con reazioni sportive. Ciò si traduceva in un alto livello di sicurezza attiva. Tema, quest’ultimo, consolidato dalla presenza di quattro freni a disco con dispositivo elettronico anti-bloccaggio e dalla corretta taratura delle sospensioni, anteriori a barre McPherson e posteriori a barre di torsione.
Le dimensioni esterne della Opel Sintra non erano contenute, ma gli spazi interni risultavano maggiori di quelli offerti da vetture comparabili. Qui la lunghezza era di 4.67 metri, mentre la larghezza si spingeva a 1.83 metri. Il look non faceva innamorare perdutamente, ma era gradevole e facile da digerire, per il suo taglio espressivo abbastanza convenzionale.
Rispetto ad altre monovolume del suo periodo storico, quella del “blitz” aveva un’impronta più slanciata. Da un certo punto di vista dava l’impressione di essere una grande station wagon, in termini di similitudini visive. La presenza di un muso nettamente separato dall’abitacolo dava forza a questa percezione.
Non solo estetica però: la Opel Sintra era elegantemente funzionale, su tutti i fronti. Abbiamo già parlato degli ampi volumi abitabili. Ora evidenziamo la performance positiva messa a segno anche in ambito aerodinamico, con un Cx di appena 0.32: il migliore della categoria. Questo aveva buoni riflessi sulla scorrevolezza del mezzo e sul contenimento dei consumi.




Fonte | Stellantis
