La Citroën C4 è diventata praticamente la nonna della gamma. Sei anni sul mercato, stessa piattaforma CMP di Corsa, 208 e DS 3, passando inosservata nel traffico come un’utilitaria qualsiasi. Ma a Parigi hanno deciso che così non va più. La prossima generazione, attesa entro due anni, dovrà distinguersi. Non solo dai rivali, ma persino dalle sorelle di casa Stellantis. Perché, d’altronde, fino a ora sembravano tutte uscite dalla stessa catena di montaggio.

Pierre Leclercq, responsabile del design, promette che la nuova C4 avrà un aspetto “molto diverso”. Non sarà una C3 ingrandita, né una C5 ridotta. Sarà qualcosa di sperimentale, parola che a Citroën piace ripetere. “Ci spingiamo sempre il più lontano possibile”, ha dichiarato. La C3 attuale, dice, non ha nulla a che vedere con quella precedente. Vero. Ma questo è un merito ma, probabilmente, più un’ammissione che ogni generazione parte da zero sperando di azzeccarci.
Il CEO Xavier Chardon rincarа la dose: “Dobbiamo essere più audaci”. Non vogliono essere Volkswagen o Toyota, marchi “generici” che vendono milioni di auto senza farsi troppe domande esistenziali. Citroën può “correre dei rischi”, anche quello di essere detestata. Anzi, meglio odiati che ignorati, sembra il nuovo motto. “Non voglio che qualcuno pensi che il nostro design sia mainstream”, ha aggiunto, quasi sfidando il pubblico su un design che vuole essere sempre più provocatorio.

Sul fronte tecnico, però, la rivoluzione si fa più timida. La C4 di quarta generazione potrebbe abbandonare la CMP per la piattaforma Smart Car, la stessa di C3 e C3 Aircross, con l’obiettivo dichiarato di ridurre i costi. E dunque, meno spese di produzione, prezzi più competitivi, margini salvaguardati. L’audacia nel design, insomma, dovrà convivere con l’ottimizzazione industriale. Una sfida interessante, dice Chardon, ma anche l’ennesima scommessa di un marchio che da sempre prova (almeno) a sembrare coraggioso.
