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Stellantis e piano industriale: da Cassino la Uilm chiede attenzione

Gli accordi tra Stellantis e i sindacati, il prossimo piano industriale e la carenza di un progetto territoriale tra le istanze mosse dalla Uilm a voce di Francesco Giangrande

Cassino Plant

A qualcuno ciò che è stato detto ieri dal referente della Uilm-Frosinone, Francesco Giangrande, come riportato dal sito “ciociariaoggi.it” può sembrare una specie di ammissione di responsabilità per quanto fatto in questi mesi. Ma le parole del rappresentante dei metalmeccanici della Uilm risuonano forti ed evidenziano ancora di più i seri problemi esistenti nei diversi poli produttivi di Stellantis in Italia.

Manca poco alla presentazione del nuovo piano industriale di Stellantis

Come ormai noto dopo le dichiarazioni dell’Amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, entro il primo marzo prossimo il gruppo presenterà il suo nuovo piano industriale. Manca poco quindi alla messa nero su bianco delle iniziative che l’azienda vorrà adottare sul territorio italiano.

Ma come si arriva a questa stesura del piano industriale e cosa è stato fatto in questi mesi? Una domanda a cui ha dato risposta il referente della Uilm-Frosinone, Francesco Giangrande sul sito “ciociariaoggi.it”. Nel Lazio sorge un importante stabilimento che era di FCA e adesso è passato al quarto produttore mondiale di auto nato dalla fusione proprio di Fiat Chrysler Automobiles con i francesi di Psa (Peugeot, Citroen, Ds ed Opel).

Per questo le parole del rappresentante dei metalmeccanici della Uil fanno riferimento inevitabilmente allo stabilimento di Cassino.

“Ci saranno sicuramente nuovi modelli, il problema riguarderà le attese”

I nuovi modelli, soprattutto elettrici restano quelli tanto attesi per cercare di riportare ai massimi livelli produttivi gli stabilimenti italiani, compreso Cassino Plant. L’attesa sull’avvio delle nuove produzioni con i nuovi modelli, secondo la Uilm non serve ne a rasserenare gli animi di chi pensa di poter finire con il rischiare il posto di lavoro, che per le buste paga. Stipendi ridotti al lumicino, vessati da tanti periodi di cassa integrazione che tra l’altro, incidono negativamente anche sulla maturazione dei ratei.

Si ricorda al riguardo che la presentazione ed il lancio della nuova Maserati Grecale, previsti entrambi per novembre 2021, sono stati posticipati. E questo ha inciso non poco sul proseguo del lavoro a intermittenza che purtroppo da mesi vivono i lavoratori di Cassino.

Tra presente, passato e futuro, la disamina Uilm su Stellantis

“Nessuno stabilimento italiano è stato dichiarato in esubero. Quindi, l’unica certezza che abbiamo è che per ogni fabbrica c’è o ci sarà un piano industriale. E a marzo avremo la presentazione e la discussione proprio sul piano e sui nuovi modelli per Cassino”

Per Giangrande quindi, nessun dubbio sul fatto che Stellantis avrà in serbo progetti per tutti gli stabilimenti italiani del Gruppo. Sono però le tempistiche di messa in atto dei progetti quello che allarma. Perché sembra che si andrà per le lunghe, anche perché in Italia la transizione elettrica e la mobilità green sono piuttosto indietro.

Nel frattempo il 2021 passa agli annali e per Stellantis le cose da ricordare sono tutte negative, se viste dal punto di vista dei lavoratori. A Melfi è stata chiusa una linea produttiva ed  incorporata nell’unica oggi funzionante (la linea cessata e della Jeep Compass ndr). In Piemonte si è chiusa la fabbrica ex Bertone di Grugliasco, con passaggio di tutte le attività con accorpamento (pare anche dei lavoratori) a Mirafiori.

A Cassino invece in un anno ci sono circa 1.000 lavoratori in meno. Secondo Ginagrande anche per via dei pensionamenti.

“Per effetto di quota 100, di chi ha maturato naturalmente le condizioni per la pensione, di chi prima ha usufruito della legge Fornero, oggi abbiamo abbondantemente oltre le mille unità in meno nel sito produttivo”

Parlando di tutela dell’occupazione inevitabile fare il richiamo ai precedenti accordi presi tra Stellantis e i sindacati, accordi sugli esodi incentivati e sui prepensionamenti che di fatto hanno tagliato personale anche se non si parla di esuberi.

Il piano industriale di Stellantis non potrà mai riportare l’occupazione ai livelli precedenti

Alfa Romeo Cassino

Chi va via dall’azienda va via. E per esempio, il contratto di espansione avviato che permette i prepensionamenti, ha un rapporto di 3 ad 1 che è una specie di sentenza dal punto di vista della tutela del lavoro. In pratica il governo italiano con questo strumento consente alle aziende che decidono di avviare piani di restyling delle loro attività interne alle fabbriche, di pre-pensionare 3 lavoratori con l’obbligo di assumerne solo uno.

“Il nuovo piano industriale non potrà riequilibrare l’aspetto occupazionale ma è chiaro che prima occorrerà avere delle risposte sulle prospettive. Così come è accaduto a Melfi, poi nell’area torinese e poi rispetto ai motori e alla transizione. Abbiamo di fronte a noi sicuramente la necessità di dare tutela al lavoro: a chi dovrà continuare ad avere il proprio posto e una prospettiva anche di maggiore occupazione”.

Eloquenti le parole di Giangrande che si dichiara però fiducioso in attesa del nuovo piano industriale.

Mancano piani industriali territoriali

I sindacati, almeno per quanto si evince dalle paroledi Giangrande, avevano approvato piani industriali territoriali, senza considerare però l’ingrossamento dei tempi.

“Stellantis ha proposto di mettere in salvaguardia il primo stabilimento, quello di Melfi, poi il secondo, poi il terzo e i sindacati hanno accettato. E oggi si rivendica il piano industriale anche per Cassino avendo scordato di aver accettato che il piano non fosse nazionale ma diventasse territoriale”

Giangrande quindi reputa un errore quanto fatto i passato, con la fretta che è stata cattiva consigliera per gli accordi trovati prima per Melfi, poi per Torino e così via. Anziché parlare di Italia si è scelto di trovare accordi territoriali che hanno dilatato i tempi di attesa.

Nuovi veicoli saranno messi in preventivo, nuovi modelli in arrivo, ma ci vorranno anni. Lo dimostra il fatto che solo nel 2024 forse a Melfi si arriverà alla piena produzione di quei famosi 4 nuovi veicoli elettrici di cui si parla da tempo. Ed anche la Gigafactory di Termoli non scatterà certo subito.

E tornando a Cassino, non ci sono speranze che di punto in bianco già quest’anno arrivino le nuove auto da costruire, tranne che per l’eccezione Maserati Grecale. E nel frattempo la situazione lavorativa, la cassa integrazione e le buste paga piangenti continueranno.

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