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Stellantis, 60.000 posti a rischio? cosa c’è di vero

È l’effetto della transizione elettrica che mette a rischio i posti di lavoro in Italia per Stellantis.

Corre voce che siano potenzialmente a rischio 60.000 posti di lavoro nell’universo Stellantis in Italia. E pare che non sia una fake news anche se qualcuno considera infondato l’allarme, soprattutto chi è vicino ai vertici aziendali.
La motivazione sarebbe da ricercare nella transazione elettrica. Lo sostengono i sindacati che da mesi lanciano l’allarme. Ma cerchiamo di capire quanto c’è di vero in questa notizia.

Perché 60.000 posti di lavoro sarebbero a rischio per i lavoratori Stellantis?

Serve una mano del governo e delle istituzioni per scongiurare il pericolo di un taglio occupazionale non certo irrisorio per Stellantis. È ciò che i sindacati sostengono, sottolineando che senza un repentino intervento del governo sarebbero ben 60.000 i posti di lavoro che presto saranno in pericolo nel settore automotive..
Allarme quindi, che fa senza dubbio discutere e preoccupare. Ma ciò che fa discutere forse ancora di più è la motivazione.
Sarebbe da ricercare nella transizione elettrica il motivo di quello che a tutti gli effetti è in terribile presagio messo in evidenza dalle organizzazioni sindacali.

Stellantis

Un settore i cui cambiamenti sono radicali, forse troppo

La transizione elettrica della mobilità, questo l’obbiettivo di un intero settore, quello dell’industria automobilistica. E Stellantis non può che seguire questo cambiamento, anche a livello di organizzazione del ciclo produttivo nelle fabbriche.
E la vocazione elettrica del colosso nato dalla fusione tra FCA e PSA rischia di lasciare irrimediabilmente il segno. Circa 60.000 posti di lavoro sono in pericolo nel settore. Lo sostengono a gran voce i sindacati che parlano di un settore, quello dell’Automobile, che rischia di essere travolto da questo cambiamento.
Per questo le sigle sindacali all’unisono chiedono che lo Stato italiano si faccia sentire.
L’intervento da parte del governo è assolutamente prioritario per le sigle sindacali. Solo così è possibile salvaguardare migliaia di posti di lavoro evidentemente a rischio.

Perché in Italia si rischia più di altri Paesi dal punti di vista occupazionale

Non mancano le analisi che dimostrano come l’Italia rischia seriamente di essere il Paese che più di ogni altro subirà sui livelli occupazionali, il contraccolpo della transizione elettrica.
Questo, in base a diverse analisi, esce fuori dal dimensionamento delle imprese italiane che reggono il settore dell’Automotive.
In Italia mancano gli investimenti, e per stare al passo dei competitor, ne servirebbero tanti.

Stellantis, l’allarme della Cisl

I sindacati sono uniti nel mettere in luce i rischi che l’Italia intesa come Paese produttore di auto, avrà dal punto di vista del mantenimento dei livelli occupazionali. La Cisl per esempio, è una delle sigle che più di altre non nasconde la preoccupazione.

L’accusa lanciata da Ferdinando Uliano al governo è questa:

“Nonostante le lamentele e le richieste di sindacati e aziende, nella legge di bilancio il governo non ha previsto alcun intervento a sostegno di un settore travolto dai cambiamenti causati dalla transizione energetica e verde“.

Il dirigente della Fim Cisl, branca dei metalmeccanici del sindacato, insieme al responsabile del settore auto del sindacato, Stefano Boschini, continuano il pressing verso il governo.
La Fim sprona il governo a creare un fondo atto a tutelare i lavoratori delle piccole e medie imprese.
Anche perché piccole e medie imprese sono quelle che costituiscono l’indotto, parte importante dei poli produttivi di Stellantis in Italia, da Nord a Sud.

Servono incentivi per favorire l’acquisto di auto elettriche

Uliano è stato chiarissimo nel sottolineare ciò che servirebbe per ridare smalto al settore in Italia. Soprattutto adesso che pure Stellantis sta virando con decisione verso la sostenibilità ambientale in materia di circolazione stradale, il governo dovrebbe mettere in campo incentivi che spingano i clienti all’acquisto di veicoli elettrici.
Ed anche nella pubblica amministrazione occorre intervenire per far sì che il parco auto venga rinverdito con auto elettriche o al più ibride.

Stellantis Italia Logo

La situazione degli stabilimenti Stellantis non è buona

Entrando nel dettaglio di ciò che sta accadendo nelle fabbriche, Uliano ha presentato una situazione non certo positiva per lo stabilimento Cassino Plant.

Questo il pensiero di Uliano:

“Noi siamo fiduciosi sul fatto che presto avremo il cronoprogramma, ma bisogna essere chiari sul fatto che prima del 2023 non si avranno prodotti nuovi a Cassino”. Più diretto di così il leader della Fim Cisl non poteva essere.
I motivi di questo pessimismo sono legati alla storia delle produzioni di auto in Italia, e Uliano le conosce bene.
Quando si annuncia il lancio di un modello si deve sempre considerare che dall’annuncio al primo pilotino sulla linea passeranno almeno 12, ma più realisticamente, 18 mesi”.

Inoltre, come anche per i 4 nuovi veicoli elettrici di Melfi, le nuove piattaforme elettriche non vedranno l’attivazione prima del 2024. E questo fa dire a Uliano che

“i lavoratori devono capire che Cassino è al centro dei pensieri delle segreterie sindacali nazionali.  Ma la discussione col gruppo è complessa perché anche loro sono nel bel mezzo della transizione e preparare un piano industriale, mentre si passa dal termico all’elettrico non è cosa da poco. Noi stiamo facendo tutte le pressioni possibili e siamo fiduciosi”.

Il sindacato monitora attentamente la situazione di Stellantis

Ciò che rimarca il rappresentante della Fim Cisl è che occorre pazienza. Ma i sindacati sono sul pezzo. Almeno secondo Uliano.

La nuova richiesta della Fim Cisl è questa:

“La questione dei semiconduttori è emblematica: noi abbiamo fatto il possibile chiedendo ed ottenendo la gigafactory delle batterie a Termoli, ma ora c’è necessità di una fabbrica di semiconduttori in Italia”.

Se non si possono recuperare microchip, se gli approvvigionamenti da Cina, Corea e Taiwan sono difficoltosi, allora meglio produrseli da soli questi componenti.
E dopo essersi accaparrati i meriti della scelta di Stellantis si costruire la sua terza fabbrica di batterie elettriche in Europa, in Molise, Uliano anticipa alcune iniziative del sindacato.

“Abbiamo chiesto ad INTEL di investire in Italia, ma questi se decidono di venire qui vogliono anche un incentivo ad avviare la produzione. E qui noi possiamo fare nulla, qui è il governo a dover fare la propria parte”.

Due i campi dove si richiede l’intervento del governo su Stellantis

Ricapitolando, la Fim Cisl chiede al governo di agevolare, con incentivi e con qualsiasi altro strumento, chi vuole investire in Italia. Anzi, chiede che l’Italia faccia di tutto per attrarre investitori.
Ma il sindacato nasce per tutelare i lavoratori.

Ed è su questo che la Fim Cisl chiede al governo italiano di “affrontare la probabile riduzione dell’occupazione in Stellantis, con ammortizzatori sociali ad hoc ed un percorso di formazione seria per le nuove professionalità”.

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