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Stellantis Melfi: gli incentivi all’esodo sotto accusa

A Melfi l’azienda taglia personale senza assumersi le responsabilità, i rischi futuri per lo stabilimento.

Per quanto sta accadendo a Melfi nello stabilimento Stellantis di località San Nicola in provincia di Potenza, adesso cresce la preoccupazione.

Mentre i lavoratori continuano a fare i conti con periodi di cassa integrazione costanti, con fabbriche a basso regime produttivo e con altre evidenti difficoltà, la riduzione di forza lavoro preoccupa.

Si, perché si taglia personale in Stellantis, anche se nessuno parla di taglio in senso stretto. Tutto mascherato da incentivi all’esodo.

In pratica, dietro pagamento di una determinata cifra, Stellantis chiede ai lavoratori di dimettersi volontariamente. Tutto con l’avallo dei sindacati, con un accordo firmato lo scorso 25 giugno.

E la richiesta è stata accettata da molti lavoratori, anche se non della tipologia per la quale gli incentivi erano nati.

E Antonio Gravinese della Fiom, mette in luce cosa sta accadendo in una lunga intervista sul sito Basilicata24.it.

Licenziamenti, incentivo alle dimissioni e cosa hanno fatto 390 operai

“I sindacati sono stati fregati da Stellantis” lo ha detto Antonio Gravinese della Fiom Basilicata, e se lo dice un sindacalista la cosa ha un’altra importanza.

Secondo il rappresentante dei metalmeccanici della Cgil, siamo di fronte a “licenziamenti mascherati”.

L’argomento sono gli incentivi che Stellantis ha offerto ai lavoratori per dimettersi, operazione frutto di un accordo tra Stellantis e sindacati dello scorso 25 giugno.

Ma si tratta di incentivi che erano nati per i laboratori più anziani, una sorta di premio prepensionamento. Invece pare che l’appeal di questi incentivi abbia fatto breccia nei giovani lavoratori dello stabilimento lucano del colosso automobilistico.

Il futuro della fabbrica di Melfi inizia a preoccupare

Nulla è cambiato in questi mesi, e probabilmente nulla è cambiato anche rispetto a prima della fusione.

È da gennaio che i francesi di PSA e gli italiani di FCA si sono uniti dando vita al quarto produttore mondiale di auto. Ma i benefici sperati in termini di miglioramento della situazione lavorativa e i progetti futuri di Stellantis non sembrano materializzarsi.

Anzi, tutto sembra vertere per il peggio, perfino nello stabilimento ex Fiat Chrysler Automobiles di Melfi, che storicamente è quello dove Stellantis adesso ed FCA prima, producono annualmente la metà di tutte le auto prodotte nella Penisola.

E i sindacati adesso sono preoccupati, anche se, secondo Gravinese, tendono a produrre verso Stellantis sempre le stesse cose da 5 mesi a questa parte.

Gli incentivi a licenziarsi offerti da Stellantis sono un passo indietro

L’azienda fin dai primi giorni di vita ha sempre parlato di riduzione dei costi, di tagli di lenee ma mai di riduzione del personale.

Per tenere buoni tutti, lavoratori e sindacati, perfino Tavares ha sempre parlato di tutela dei posti di lavoro.

Il CEO portoghese di Stellantis non ha mai fatto accenno ad esuberi o a tagli. Ma poi, di approfondisce la realtà e di vede che l’azienda fa l’esatto contrario.

Mascherati da incentivi all’esodo dei lavoratori più anziani, si opera un netto taglio di personale.

“Le sigle di categoria hanno fatto come al gioco dell’oca, sono tornate indietro, allo stesso punto di alcuni mesi fa”, questa è la grave accusa che Gravinese fa a tutte le sigle più rappresentative dei metalmeccanici. Sigle che in maniera unitaria Furnari l’accordo sull’esodo incentivato a giugno scorso.

Il punto della situazione secondo Gravinese

Prima della scorsa estate il problema principale fu che l’azienda per Melfi aveva programmato un taglio di una linea produttiva.

A Melfi infatti si viaggiava su due linee, una per la Fiat 500  X e la Jeep Renegade e l’altra per la Jeep Compass. Ed è quest’ultima che effettivamente oggi non c’è più, assorbita dall’altra.

“Durante la primavera, mentre si vociferava del taglio di una linea, poi di fatto avvenuto, ci furono assemblee e manifestazioni. Seguì la richiesta di un tavolo da parte dei nostri sindacati” questo ciò da cui tutto scaturisce secondi Gravinese, richiamando agli accordi di giugno.

Accordi che di reggevano sulla promessa di salvaguardia del personale. E la promessa è stata mantenuta, perché in nessun caso si sente parlare di esuberi, tagli e riduzione della forza lavoro. Ma solo sulla carta, perché è vero che “da quell’intesa si chiese che, al netto del taglio della linea produttiva, non ci fossero licenziamenti a Melfi e negli altri stabilimenti italiani del Gruppo”, come sostiene Grevinese, ma con gli esodi incentivati il risultato è il medesimo di un taglio di organico.

“La linea da seguire l’ha scelta Tavares. E’ vero che licenziamenti non ce ne sono, o meglio ci sono con una tattica più sottile. Si chiamano incentivi all’esodo”, questo il pensiero del rappresentante Fiom Cgil.

Come sta andando la campagna di incentivazione a lasciare Stellantis a Melfi

In pratica Stellantis ha proposto ai suoi lavoratori una determinata somma di danaro per dimettersi volontariamente. Ed è qui che la Fiom adesso contesta l’operato dell’azienda. È naturale che una cosa è parlare di dimissioni e l’altra è parlare di licenziamenti, e quindi Stellantis si salva da questo punto di vista.

Ma tutto questo sembra una tattica, anche perché come vedremo e come sostiene il sindacalista Fiom, siamo di fronte ad un taglio mascherato, una furbata da parte dell’azienda.

“Per ora sono 390 gli operai che hanno accettato l’incentivo all’esodo proposto da Stellantis, a Melfi. Ma tra chi ha accettato, solo pochissimi rientrano tra gli operai storici della fabbrica, la cui età media è di 53 anni”, sono questi i risultati dell’operazione secondo Gravinese.

Infatti gli incentivi dovevano essere destinati a soggetti prossimi alla pensione, o non distanti molti anni dalle quiescenze. Ma se la media è 53 anni vuol dire che l’appeal degli incentivi ha riscontrato il parere favorevole soprattutto nei giovani.

E forse c’era da aspettarselo. Infatti il giovane è colui che ha maggiori possibilità di trovare un nuovo lavoro, o magari di mettersi in proprio. Soprattutto alla luce della grandi problematiche del Gruppo, con il futuro che mai come in questa fase appare incerto per i lavoratori, l’appeal è evidente.

Un giovane riesce a farsi dare un gruzzoletto dall’azienda ed esce fuori da una realtà che tutto sembra tranne che prefigurare un futuro sereno.

Melfi potrebbe ridursi alla metà della forza lavoro

Dal 2024 a Melfi potrebbero arrivare ben 4 nuovi modelli di auto elettriche da produrre. Questa è un’altra promessa fatta per lo stabilimento di località San Nicola in Basilicata. Ma il 2024 è lontano e oggi si vive alla giornata, con poche giornate lavorative e con cassa integrazione costante e frequente.

Oggi lo stabilimento occupa oltre 7.000 addetti, ma per Gravinese se il trend è questo e se gli incentivi all’esodo sono questi, “tra qualche anno ci troveremo dimezzati e con una platea di operai più anziani di prima”. Di qui il taglio senza per altro aver svecchiato la platea dei lavoratori.

E l’azienda secondo Gravinese in questa vicenda ne uscirà pulita. “Se tra alcuni anni ci troveremo molti di meno nessuno potrà gridare al licenziamento, al taglio delle maestranze, la cosa è avvenuta in silenzio e con una grossa perdita di operai italiani, al cospetto di una proprietà sempre più francese”, questo l’allarme della Fiom.

Le richieste della Fiom Basilicata al leader del sindacato Landini

La cosa che stride è che adesso i sindacati si stanno rendendo conto che la situazione sta prendendo una brutta piega. Ma prima hanno sottoscritto un accordo di cui evidentemente oggi si pentono. E così dal direttivo Fiom della Basilicata si chiede un intervento a Landini, il loro segretario nazionale a cui chiedono maggiore libertà e autonomia.

“Al nostro sindacato chiediamo che acquisisca più autonomia, come un tempo; che riprenda quel ruolo di guida nel fare sindacato e che ritorni ad essere credibile agli occhi di maestranze sempre più spaesate. La nostra vuole essere e sarà, anche in futuro, una critica costruttiva. Non vogliamo distruggere, ma migliorare le condizioni di lavoro, nostre e dei nostri colleghi”, così ha concluso Gravinese.

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