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Stellantis: ancora appesi i casi indotto Melfi e Sevel di Atessa

Dal vertice di ieri al Mise, poche nuove sulle problematiche che affliggono già oggi alcune fabbriche di Stellantis in Italia

E così dal vertice di ieri al Ministero dello Sviluppo Economico è uscito il fatto che Stellantis vira del tutto verso l’elettrico. Ormai il futuro è verso queste nuove generazioni di auto. E così che la notizia del giorno è che Grugliasco chiuderà, che la Maserati si sposterà a Mirafiori, che a Torino si crea il polo unico dell’elettrificazione Stellantis.

Mirafiori ha monopolizzato i discorsi di ieri al Mise. Poco è niente è emerso sulle altre, tante, problematiche di Stellantis in altre Regioni d’Italia.

Il punto sull’indotto di Melfi

A Melfi c’è un evidente problema con l’indotto. Le piccole imprese che formano il corollario della fabbrica principale.

Notoriamente meno tutelati della fabbrica principale, gli addetti dell’indotto tremano al solo pensiero che si materializzino le ipotesi di cui tanto si parla adesso, ovvero delocalizzazione, tagli di produzione e così via.

La maggior parte della aziende dell’indotto lavorano sulle commesse di Stellantis. Al venir meno di queste commesse calano le attività di tante piccole realtà imprenditoriali come è composto l’indotto in Italia. E ammortizzatori e tutele sono differenti per i lavoratori dell’indotto.

I sindacati monitorano la situazione

Le organizzazioni sindacali da tempo guardano a questo spaccato del settore industriale automobilistico. E le preoccupazioni crescono. Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm di Basilicata si sono già dette soddisfatte del fatto che si inizi a parlare di Stellantis e si inizi a chiedere chiarezza sul futuro dell’azienda e delle sue attività italiane.

Dopo il summit di ieri a Roma, alla presenza dei Ministri Giancarlo Giorgetti e Andrea Orlando, in calendario c’è un tavolo dell’automotive per il giorno 13. Ieri sembra non sia emerso niente per la questione dell’indotto, e se ne dovrebbe riparlare. Tutte le sigle sindacali concordano nel chiedere chiarimenti, “in considerazione delle preoccupazioni per il futuro occupazionale a partire dai lavoratori dell’indotto di Melfi e visto il persistere del fermo produttivo della stessa area industriale, metteranno in campo iniziative a tutti i livelli e la dovuta attenzione per superare la profonda crisi che sta attanagliando l’intero sistema”.

Di cosa hanno bisogno i lavoratori dell’indotto a Melfi

Le preoccupazioni dei sindacati metalmeccanici di Basilicata sono le medesime dei lavoratori del polo industriale di Melfi, soprattutto quello dell’indotto.

 “I lavoratori  hanno bisogno di stabilità e salario. Non è più accettabile che continuino a pagare la crisi nonostante la strategicità potenziale del settore per l’economia del paese, che non è mai stata soggetto di politiche attive lungimiranti, con piani di investimenti innovativi e di cui il governo non si è mai occupato seriamente. Ora il confronto dovrà dare necessariamente risposte, affinché la transizione ecologica venga governata e perché ci sia un impatto ecosostenibile e socialmente responsabile”, questo ciò che chiedono i sindacati che annunciano per i prossimi giorni il via allo svolgimento di nuove assemblee con i lavoratori dell’indotto di Melfi.

Anche i fondi del Pnrr saranno importanti per Stellantis

“Con i fondi del Pnrr bisogna riprogettare il futuro del nostro paese provando a riscrivere una nuova fase che rimetta al centro l’industria dell’Automotive, con il passaggio dall’endotermico all’elettrico, con un nuovo sistema di ricambio generazionale che dovrà essere accompagnato da nuovi strumenti che garantiscano la formazione e l’uscita gratificante dal lavoro. È inoltre necessario pensare a nuove forme di ammortizzatori sociali atti a traghettare i lavoratori all’uscita da questa crisi”,questo ciò che i sindacati chiedono al governo.

A maggior ragione se si pensa ai lavoratori dell’indotto, la cui situazione, come gli stessi sindacati sottolineano, è preoccupante. Infatti è su di loro che si abbatte  -maggiormente il calo produttivo. E oggi questa crisi, dettata, da come sostiene l’azienda, dalla penuria di semiconduttori,  si abbatte sui salari. Domani potrebbe abbattersi sui livelli occupazionali.

L’utilizzo massiccio della cassa integrazione non fa maturare i ratei per il raggiungimento di alcuni istituti come le ferie, il par e la tredicesima, producendo un sensibile calo del salario. I lavoratori dell’indotto hanno pure paura di fare la fine dei lavoratori in somministrazione, a molti dei quali il contratto non è stato rinnovato.

A poco servono le promesse per il 2024 sui nuovi modelli di Melfi

Lo stabilimento ex FCA sito in località San Nicola di Melfi, in Basilicata, anche dopo la fusione tra PSA ed FCA e la conseguente nascita di Stellantis, continua ad essere il principale stabilimento produttivo italiano del gruppo. Come in FCA, anche in Stellantis è a Melfi che vengono prodotte circa la metà di tutte le auto del gruppo in Italia.

E dal 2024 Melfi è stata designata come sede dove costruire ben 4 nuovi veicoli elettrici di altrettante marche del gruppo Stellantis. In pratica, grazie ad un accordo sottoscritto a giugno in un altro summit al Mise, sullo stabilimento in Provincia di Potenza non mancheranno gli investimenti. Grazie al progetto sulle nuove produzioni di auto elettriche a partire dal 2024, è stata confermata la garanzia occupazionale. Ma la crisi attuale e il fatto che il 2024 sia ancora lontano, non fanno stare tranquilli.

La Sevel di Atessa e i suoi furgoni, sono un chiaro esempio di cosa potrebbe succedere nelle altre fabbriche Stellantis

Se Melfi è il più importante stabilimento italiano di Stellantis, la Sevel di Atessa è il più importante stabilimento di furgoni di tutta Europa. La Società Europea Veicoli Leggeri, la Sevel, è lo stabilimento sito in Provincia di Chieti dove Stellantis produce il Fiat Ducato.

La crisi dei semiconduttori ha messo in ginocchio anche questa fabbrica in Val di Sangro. Un caso mai successo prima dal momento che sui furgoni, la richiesta del mercato è stata sempre forte.

Ma adesso nella Sevel, si è passati dai 18 ai 15 turni. A Melfi quindi è stata tagliata una linea produttiva, quella della Jeep Compass, che è confluita in quella della Fiat 500 X e della Jeep Renegade. In Val di Sangro invece, si tagliano i turni. In totale 900 lavoratori lasciati a casa, tra cui 270 precari di cui 77 con contratto a tempo determinato.

Tra interinali, precari e indotto, sale la tensione in Stellantis

Ciò che fa discutere è che i circa 600 lavoratori ulteriormente fermati oltre a precari e dipendenti a tempo determinato, sono quelli somministrati. Si tratta di lavoratori presi da Stellantis per il tramite delle agenzie di lavoro interinali.

Lavoratori che vengono utilizzati nei momenti di massima produzione (ed alla Sevel sono una costante da anni), ma ai quali adesso il contratto non è stato rinnovato. In barba a qualsiasi promessa o discorso sulla salvaguardia dei livelli occupazionali.

E sulla Sevel pende la spada di Damocle di uno stabilimento polacco che Stellantis ha deciso di riconvertire ai furgoni. Parliamo dell’ormai ex stabilimento Opel di Gliwice, in Polonia. Dove una volta si costruivano le Opel Astra, da febbraio, ed in anticipo di due mesi sul cronoprogramma iniziale, si costruiranno i furgoni di Stellantis, Opel, Peugeot, Citroen ma anche Fiat, con il Ducato a passo lungo.

La concorrenza della Polonia preoccupa non poco, dal momento che nello stato polacco vigono incentivi e normative di vantaggio per le aziende che vogliono investire.

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