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Limite di 30 km/h in centro città: l’Unione Europea in pressing

Unione Europea decisa a imporre il limite di 30 km/h in centro città. Anzitutto, per limitare il numero di incidenti

Unione Europea scatenata nel settore auto. La Commissione UE vuole imporre alle Case di produrre solo elettriche dal 2035; e adesso i politici sono decisi a imporre il limite di 30 km/h in centro città. Anzitutto, per limitare il numero di incidenti.

Il modello da prendere come esempio sarebbe Bruxelles, dove le zone 30 sono numerosissime. A volerlo è il Parlamento europeo in una risoluzione che contiene una serie di proposte per rendere le strade più sicure. Il target finale è zero morti su strada entro il 2050 nell’Unione.

La base di partenza sono alcuni dati della Commissione europea: ogni anno nell’UE oltre 22.000 persone perdono la vita sulle strade. Nonostante negli ultimi vent’anni siano stati fatti enormi progressi in materia di sicurezza, nel 30% dei casi gli incidenti sono causati dall’eccesso di velocità. Così, per iniziare, si punta a 30 km/h nelle zone residenziali e in quelle con un alto tasso di ciclisti e pedoni.

Limite di 30 km/h in centro città: parola ai cittadini

L’eurodeputata Elena Kountoura (gruppo La Sinistra) è perentoria: “Per troppo tempo gli europei hanno dovuto vivere con un numero inaccettabile di morti sulle nostre strade. È realistico puntare a dimezzare le morti sulle strade entro il 2030, se l’UE e gli Stati membri si impegnano a migliorare la sicurezza stradale, insieme a una forte volontà politica e a finanziamenti sufficienti.

Ma cosa ne pensano gli automobilisti europei? In realtà, sorridono poco. A Bruxelles, addirittura, una petizione per bloccare la legge aveva raccolto oltre 50.000 firme. I promotori della raccolta accusavano il Comune di aver creato un progetto “folle”: l’unico risultato sarebbe, questa l’accusa, di paralizzare la città. 

Bisogna vedere le statistiche. Nei primi quattro mesi del 2021, con il limite di 30 km/h a Bruxelles, si sono verificati 635 incidenti contro gli 814 dei primi quattro mesi del 2020. Il numero di feriti gravi è il più basso degli ultimi cinque anni.

Allora, la misura serve? In realtà, questi numeri sono da prendere con le pinze. Anzitutto, il lasso temporale preso in esame è troppo breve. Secondo: nelle settimane immediatamente successive a una qualsiasi novità del Codice della Strada, gli incidenti calano sempre in modo brusco. Avvenne così anche in Itaia, nel 2013, con l’introduzione della patente a punti; ma poi i sinistri impennarono. Terzo: se c’è un solo incidente grave con più feriti o più vittime, magari con un bus o un pullman coinvolti, le statistiche sballano.

Comunque, per raggiungere il target di zero morti sulle strade entro il 2050, il Parlamento UE chiede tolleranza zero nei confronti della guida in stato di ebrezza dal momento che l’alcol è responsabile del 25% circa della totalità degli incidenti mortali. Ed esige più investimenti nelle infrastrutture attraverso la creazione di fondi nazionali per la sicurezza stradale.

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