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Stellantis, anche i sindacati soddisfatti dell’accordo 3×1

Occupazione riqualificata e turnover sono alla base dell’accordo sull’esodo dei lavoratori anziani con nuove assunzioni, ma qualcosa non torna

Nessuna riduzione del personale in Stellantis. Il mantra che da inizio anno, cioè dalla nascita di Stelantis, i vertici aziendali hanno utilizzato, si scontra con la dura realtà.

Sfruttando gli strumenti che la normativa vigente prevede, grazie anche a recenti misure previdenziali adottate dal governo, Stellantis di fatto riduce l’occupazione negli stabilimenti italiani. Nessuno lo dirà così apertamente come facciamo noi, ma la realtà è questa.

Contratti di espansione e isopensione per esempio, sono strumenti che permettono alle aziende di mandare in pensione anticipatamente i lavoratori che si trovano a pochi anni dalle quiescenze.

E sono questi gli strumenti che Stellantis, i accordo con i sindacati, utilizzeranno per, a loro dire, rinnovare l’organico dipendenti. Solo che ad ogni lavoratore mandato in pensione anticipatamente, l’azienda non risponderà con un nuovo assunto.

La formula sarà 3×1, cioè ogni 3 vecchi lavoratori lasciati a casa, se ne assumerà uno. Niente di illecito, perché la formula per esempio, è utilizzata come base dai contratti di espansione del governo, che permettono alle aziende, dietro accordi sindacali su base ministeriale, di operare in questo modo.

Ogni tre pensionati in anticipo, un giovane assunto da Stellantis

Circa 12.000 lavoratori dovranno essere tagliati. Questo sarebbe il piano di Stellantis secondo le voci e le indiscrezioni che trapelano da fonti vicine ai vertici del colosso nato dalla fusione tra PSA ed FCA.

Nessuna ufficialità naturalmente, perché come detto parliamo di voci. Ma dove può intervenire una azienda quando vuole ridurre i costi aziendali se non sul personale? Infatti Stellantis reputa oneroso produrre auto in Italia rispetto ad altri Paesi, come per esempio l’Est Europa (Polonia in primis visto che hanno politiche di agevolazioni sul lavoro molto buone), ma anche come i vicini Germania e Francia.

Lo ha detto anche l’AD di Stellantis, il manager portoghese Carlos Tavares già alla prima sua visita italiana a Mirafiori. Stellantis, o meglio, l’allora FCA, aveva un vincolo con lo Stato italiano per preservare i livelli occupazionali. Un vincolo dettato da una garanzia che lo Stato ha dato ad FCA per un prestito garantito.

Un prestito che, quasi furbescamente, Stellantis adesso ha saldato e sostituito con altre aperture di credito senza condizionalità ma con condizioni più sfavorevoli. In pratica l’azienda si è liberata dal vincolo a tutela dell’occupazione e può operare adesso, come meglio crede.

E con i sindacati in alcuni stabilimenti è stato raggiunto l’accordo per il 3×1, come contratto di espansione vuole. In pratica, anche a Mirafiori per esempio, ogni 3 che verranno licenziati per permettere loro di andare in prepensionamento, si assumerà un nuovo addetto.

Evidente la volontà di tagliare personale, anche se con strumenti diversi dalle procedure di licenziamento classiche

L’accordo è stato ritenuto soddisfacente dalle sigle sindacali. Questo perché rigenera e riqualifica l’occupazione. Infatti è ciò che si legge per esempio sul sito “Formulapassion.it” dove si da risalto al fatto che i sindacati sono in sintonia con Stellantis su questo aspetto.

Sono gli stessi sindacati che l’11 ottobre saranno chiamati al summit con Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti e vertici aziendali. Un summit molto atteso. Incontro dove tra le tante cose che le parti sociali chiederanno, ci sarà pure il chiarimento sulla volontà di Stellantis di salvaguardare i livelli occupazionali.

Una cosa che evidentemente stride se si pensa all’accordo trovato sul contratto di espansione. Una intesa  appena firmata da tutti i sindacati metalmeccanici e da Stellantis, per cui ad ogni tre lavoratori in uscita, per esodo volontario, ne verrà assunto uno a tempo indeterminato.

C’è già chi accusa i sindacati di aver assecondato l’azienda che di fronte alla giustificazione del turnover o del ricambio generazionale, mira a raggiungere i suoi obbiettivi. E come già detto, questi obbiettivi sono quelli evidenzianti dal CEO Carlos Tavares. Stellantis cioè, dovrà ridurre i costi relativi alla produzione italiana se vorrà mantenere una certa competitività. E si parte dal personale naturalmente.

Stellantis, quando parte il contratto di espansione in Piemonte

L’accordo per il momento riguarda il piano di esodo volontario per 390 dipendenti degli enti di staff non produttivi in Piemonte. Saranno 390 fuoriuscite a fronte di 130 nuove assunzioni.

L’uscita riguarderà lavoratori che si trovano a 5 anni dalla pensione, cioè a 62 anni di età o con già 37 anni circa di contributi versati. Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Associazione Quadri, sono queste le sigle che hanno sottoscritto il discusso accordo.

L’esodo sarà imminente, perché le uscite sono in calendario entro il 30 novembre, mentre l’ok dei lavoratori a lasciare il posto di lavoro deve sopraggiungere entro il 2 ottobre. Pur di ridurre personale quindi, l’azienda è disposta a rimetterci qualcosa (anche se a conti fatti, Stellantis non ci rimetterà molto).

Il contratto di espansione infatti prevede che al lavoratore in esodo volontario, venga erogato, a carico dell’azienda ed al netto della Naspi teoricamente spettante al lavoratore, un trattamento economico fino al raggiungimento della pensione. Una specie di pensione mensile pari al trattamento pensionistico lordo che il lavoratore ha maturato al momento della cessazione del rapporto di lavoro.