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Stellantis Termoli: “L’intera filiera a rischio”, la Fiom in allarme

Nonostante le buone notizie sulla Gigafactory, la situazione attuale nello stabilimento è monitorata attentamente e verte al peggio.

I sindacati hanno raggiunto una intesa con i vertici aziendali e si sono detti soddisfatti fin dallo scorso 15 giugno in relazione al nuovo piano aziendale di Stellantis. A Melfi come a Termoli poi, sempre le parti sociali si sono accordate con l’azienda, per i piani di incentivazione all’esodo dei lavoratori, cioè a prevedere incentivi affinchè chi vuole o chi è prossimo alla pensione, dietro lauto premio, decida da solo di licenziarsi.

Ma accordi a parte, intese più o meno di facciata a parte, i sindacati non sono certo soddisfatti dell’attuale situazione che si respira negli stabilimenti italiani. E Termoli appare la punta dell’iceberg. Si, proprio Termoli che da qualche giorno ha ricevuto la notizia che sarà la sede della terza Gigafactory del gruppo Stellantis, la prima sede italiana dove Stellantis costruirà batterie per veicoli elettrici dopo le due fabbriche che sorgeranno vicino Calais in Francia e a Kaiserslautern in Germania.

Ma si tratta di un progetto futuro, lontano nel tempo e ciò che preoccupa è il presente. Lo sottolinea bene la segretaria generale della Fiom Cgil, Francesca Re David.

I volumi restano ai minimi storici, il problema è attuale, lo dice la Fiom Cgil.

“Se il gruppo continua a tenere questi volumi così bassi diventa rischioso per tutti”, questo in sintesi l’allarme di Francesca Re David, che con la sua sigla sindacale (ma in questo tutte le sigle più rappresentative in azienda sono concordi), chiede chiarezza a Stellantis. Per la segretario Fiom la decisione del colosso dell’Automotive nato dalla fusione tra i gruppi italiani e francesi di FCA e PSA, di costruire la prima Gigafactory italiana a Termoli, è senza dubbio una notizia di cui essere contenti, e così p stata accolta dai rappresentanti dei lavoratori. Ma la Gigafactory da sola non può bastare, anche perché evidentemente insufficiente per garantire la piena occupazione in uno stabilimento dove oggi sono assunti 2.400 lavoratori.

E dal momento che è evidente che serva maggiore precisione e che sono necessari ulteriori dettagli, nel definire quali saranno i piani futuri che Stelantis ha intenzione di mettere in pratica in Italia, i  sindacati hanno chiesto al governo un tavolo sull’Automotive con Stellantis.

La Re David è stata molto diretta sulle prerogative dei lavoratori

“Nell’Automotive non c’è crisi, tengo a sottolinearlo, è in corso una riconversione. Ma serve un piano. Chiedo al governo un tavolo sull’Automotive con Stellantis per farci sapere come intende comportarsi nei prossimi anni. Bene la Gigafactory a Termoli ma per ora è un titolo e niente di più. La nostra componentistica lavora anche per Stellantis e se il gruppo continua a tenere questi volumi così bassi diventa rischioso per tutti”, così si è espressa sul Corriere della Sera, Francesca Re David, la segretaria generale della Fiom Cgil.

 “Non si possono abbandonare settori fondamentali per la nostra economia. Il nostro è un paese di componentistica, la nostra forza è produrre componenti di qualità per altri, i motori rappresentano il 27% del nostro export”, questo l’allarme della numero uno dei metalmeccanici Cgil che evidenzia come nonostante le batterie e la Gigafactory, ciò che inevitabilmente preme è il fatto che a Termoli si producono motori e il calo delle attività, che è inevitabile diventerà sempre maggiore visto che parliamo di motori termici presto in disuso o quasi, allarma non poco.

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