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Auto causa incidente mortale: motociclista ubriaco colpevole

Ha avuto la peggio il passeggero della moto, deceduto dopo il sinistro

auto causa incidente mortale

Evento tanto semplice quanto drammatico: auto causa incidente mortale. All’origine della vicenda il drammatico impatto tra una vettura e una moto. A rimetterci è il passeggero della due ruote: riporta un trauma cranico letale. La responsabilità è dell’automobilista. Ma il motociclista è comunque colpevole per essersi messo in sella dopo avere assunto alcolici e per avere fatto salire come passeggero una persona (un amico). Lo ha stabilito la Cassazione, con sentenza 14609/2021.

È il concorso di colpa, in cui la responsabilità del sinistro è da dividere. Di solito, a metà fra i due. Ma talvolta con percentuali differenti, come un 70% e 30%. Da tutto questo discendono due conseguenze. Primo: il risarcimento assicurativo alla vittima (o ai familiari della vittima) arriva da due compagnie, anziché da una. Secondo: le responsabilità penali si dividono.

Auto causa incidente mortale: come sono andate le cose

I fatti risalgono al 2014. La sera del 2 giugno, la Dacia Duster invadeva improvvisamente la carreggiata e si scontrava con la moto, causando la caduta sua e del passeggero, che perdeva la vita in conseguenza del trauma cranico subito. 

Qual è la difesa del motociclista in Cassazione? Doveva ritenersi verosimile che, anche se non avesse assunto sostanze alcoliche, non sarebbe comunque riuscito a evitare lo scontro. Viaggiava a una velocità inferiore al limite massimo consentito di 40 km/h. E aveva posto in essere una manovra di fortuna, piegando la moto nel vano tentativo di evitare l’urto con l’auto. Stante la lentezza nell’eliminazione del sangue dal corpo dell’assuntore, verosimilmente il tasso alcolico presente nel sangue era simile a quello riscontrato al momento dell’arrivo in ospedale: un grammo di alcol per litro di sangue. Il doppio del limite consentito dal Codice della Strada ai guidatori esperti.

Ma, per la Cassazione, il ricorso è manifestamente infondato. Il centauro si era posto alla guida di una potente motocicletta, cioè di un veicolo per la cui condizione servono una speciale abilità e un’attenzione assai vigile. Eppure, aveva assunto bevande alcoliche in misura tale che, ancora a diverso tempo dall’incidente, nel sangue c’era una concentrazione alcolica di un grammo. Aveva fatto salire come passeggero l’amico poi deceduto nel successivo incidente, esponendolo ai rischi elevati derivanti dall’assunzione di alcolici in quantità non modesta. 

Morale: automobilista condannato per guida imprudente (omicidio colposo, ossia per imperizia). Ma anche il motociclista subisce la pena per lo stesso reato. E paga 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

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