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Sevel: nuovo esposto da parte dell’USB sulla conformità delle mascherine di FCA Italy

L’azienda è già stata denunciata per la presunta scarsa qualità delle sue mascherine

mascherine fca italy

Alcune settimane fa, FCA Italy è stata denunciata per via della presunta scarsa qualità delle mascherine anti COVID prodotte negli stabilimenti di Pratola Serra e Mirafiori. Tali mascherine (la produzione è di circa 11 milioni di unità al giorno) vengono poi fornite alle scuole italiane ed agli stabilimenti dell’azienda in Italia.

Il caso delle mascherine prodotte da FCA Italy continua ad essere d’attualità. In queste ore, infatti, è stato presentato un esposto alla Procura di Lanciano da parte del sindacato USB. Tale esposto riguarda le mascherine consegnate allo stabilimento Sevel di Atessa, uno dei siti con il maggior numero di operai tra gli stabilimenti automotive italiani.

L’USB richiede che: “si verifichi, con urgenza, la conformità-qualità dei dispositivi per la protezione delle vie respiratorie e gli effetti del loro utilizzo sulla salute dei lavoratori, prodotte da FCA e consegnate ai lavoratori della Sevel di Atessa”.

Preoccupano i risultati dei test sulle mascherine di FCA

Nell’esposto vengono citati i test effettuati su alcuni lotti  di mascherine per conto della trasmissione televisiva Striscia la Notizia. In questi test è stata evidenziata una “una capacità di filtrazione rispettivamente del 67% e del 77%,, decisamente inferiore quindi al 95% previsto per legge”.

Da notare, sottolinea USB, che anche il coefficiente di respirabilità è risultato anomalo con “un valore di 52,6 Pa/cm², dato che per legge deve essere inferiore a 40 Pa/cm²”. L’esposto mette in evidenza come anche le analisi effettuate dall’azienda Archa, autorizzata dall’Ente Italiano di accreditamento Accredia.

In questi test, ricorda USB,  le mascherine “hanno dato valori di filtrazione oscillanti tra l’83,53 e l’86,39%, quando la norma UNI EN 14683:2019 stabilisce un limite di accettabilità maggiore del 95% per le mascherine tipo I (due strati) e del 98% per il tipo II e IIR (tre e quattro strati)”.

Il sindacato ha evidenziato le numerose segnalazioni di preoccupazione da parte degli operai della Sevel di Atessa, anche in considerazione della delicata situazione epidemiologica in Abruzzo e, più in particolare, nell’intera provincia di Chieti e nel comune di Atessa.

L’USB richiede che i lavoratori della Sevel vengano dotati di dispositivi di protezione idonei per la tutela personale al fine di evitare un’ulteriore diffusione del contagio, anche considerando la questione legata alle varianti del virus che sembrerebbero ancora più contagiose.

Secondo il sindacato, inoltre, l’azienda dovrebbe dimostrare il rispetto delle leggi e delle norme di produzione non solo sul materiale utilizzato ma sul prodotto finito. Sino a quanto tale dimostrazione di conformità non arriverà, l’esposto dell’USB richiede che le mascherine prodotte da FCA Italy e fornite alla Sevel (ed agli altri stabilimenti italiani di Stellantis) vengano ritirate.

Al momento, non è ancora arrivata una risposta da parte dell’azienda. Nel frattempo, le attività produttive nello stabilimento Sevel continuano così come continua (almeno sino al mese di settembre stando agli ultimi aggiornamenti ufficiali) l’attività di produzione di mascherine chirurgiche da parte della divisione italiana di Stellantis.

Maggiori dettagli sulla questione potrebbero emergere nel corso dei prossimi giorni. Continuate a seguirci per tutti gli aggiornamenti.

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