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Alfa Romeo: quali vie seguire per provare a rinascere

Le ipotesi di un concreto rilancio sembrano aver ricevuto un’investitura concreta da Carlos Tavares, proviamo a tracciarne qualche linea guida

Fissare la possibile idea di un quanto mai necessario rilancio per Alfa Romeo non rappresenta un elemento di facilissima realizzazione. I piani industriali che indirizzeranno il prossimo futuro di Alfa Romeo non sono ancora stati diramati, nell’attesa quindi si può ragionare in termini di supposizioni.

Le certezze però appaiono concrete e oltremodo interessanti, forse come non mai accaduto in questi ultimi anni. Il possibile rilancio del Biscione pare ora aver imboccato la strada giusta. Si può ammettere ciò sulla base dei buoni propositi espressi da Carlos Tavares durante la sua primissima conferenza stampa da CEO di Stellantis. Il manager portoghese aveva fatto riferimento alla storia di importanti marchi, facendo riferimento proprio ad Alfa Romeo: il portoghese è un grande fan del marchio e se la sua prima auto fu proprio un’Alfa Romeo, pare che in passato abbia espresso pareri ragionevolmente positivi nei confronti dello Stelvio.

C’è poi il fatto che all’interno della galassia dei marchi di Stellantis, Alfa Romeo è stata inserita in un comparto premium che potrebbe voler dire molte cose possibilmente positive. Infine le sorti di una visione futura non lontana dall’essere avviata sono tra le mani di Jean-Philippe Imparato di cui abbiamo tracciato un profilo qui: il francese, di chiare origini italiane, è stato tra gli artefici di un rilancio reale del marchio Peugeot proprio affianco a Carlos Tavares.

Listino striminzito

Oggi il listino Alfa Romeo, con l’uscita di scena della Giulietta a fine 2020, appare striminzito e assolutamente lontano dal risultare opportunamente variegato. La gamma del Biscione è affidata a due soli modelli: Giulia e Stelvio. Un linguaggio che si ripete ormai da parecchi anni, ovvero dall’immissione sul mercato delle due vetture.

Ad onor del vero si tratta di due automobili eccellenti, due vere Alfa Romeo nell’anima e nelle doti di guida. Su questo non esistono dubbi. Non si può dire poi che oggi Alfa Romeo sia deficitaria in termini di qualità complessiva: un sondaggio condotto circa tre anni fa su un set di utenti abbastanza ampio ha evidenziato che proprio Alfa Romeo possiede alti valori di affidabilità, tanto da risultare quinta in una classifica di 32 marchi differenti alle spalle soltanto di marchi giapponesi e davanti a tutte le tedesche.

Jean-Philippe Imparato
Jean-Philippe Imparato

Se quindi un tempo anche il Biscione, su qualche sparuto modello, aveva dovuto fare i conti con qualche problema di affidabilità e di qualità complessiva oggi si può dire che tutto questo viene relegato al passato. Ed è di certo un bene. Potrebbe risultare proprio questa caratteristica una base di partenza per i futuri modelli che vedremo da ora in poi. Ma nonostante ciò le Giulia e Stelvio non hanno mai ottenuto quel successo sperato.

Revisione dei prezzi

Tra le motivazioni del calo di vendite potrebbe esserci il fatto che il listino prevede prezzi tutto sommato elevati. È chiaro che il peso di avere a disposizione un’Alfa Romeo di fascia alta va proprio a cozzare con prezzi di approdo che non sono proprio alla portata di tutti escludendo una possibile competitività con i marchi rivali. Basta guardare ai dati per rimanere a bocca aperta: nel 2011 il Biscione vendeva oltre 131mila vetture, un dato comunque in decrescita rispetto alle oltre 200mila del 2001, ma fortemente più elevato alle poco più di 54mila vetture immatricolate nel 2019.

In casa Alfa Romeo non si può pretendere di vendere esclusivamente affidandosi ad un comparto d’alta gamma con due modelli a listino ed entrambi relegati alla medesima categoria economica. C’è bisogno necessariamente di ritornare a competere anche all’interno di segmenti inferiori come B o C, fondamentali per instaurare l’anima di un successo prolungato. L’Alfa Romeo dovrebbe apprendere dal suo glorioso passato, c’era ad esempio un tempo in cui l’Alfasud risiedeva nella stessa gamma dell’Alfetta o della Giulietta ed era un successo (in dodici anni ne furono vendute oltre 900mila). Ma guardando al passato più recente si può dire che ottimi numeri sono stati quelli comunque prodotti dalla Giulietta del 2010, o meglio ancora dalla 147 di inizio millennio: se poi si guarda al successo della splendida 156 non si può fare a meno di ricordare che la berlina di segmento D del Biscione costava l’equivalente di circa 5mila euro in meno rispetto alla coetanea BMW Serie 3. Dal 1998 al 2003 l’Alfa Romeo venderà circa 200mila vetture l’anno.

Nuovi modelli

Una menzione a parte la meritano i nuovi modelli. Per ritrovare l’ultima “nuova” Alfa Romeo bisogna fare un balzo indietro al 2016 quando l’ultima arrivata era proprio la Stelvio: dopo di lei nessun nuovo modello. Se si guarda infatti ai marchi competitor del Biscione, non si può fare a meno di citare l’impressionante progressione nell’introduzione di nuovi modelli e di restyling mirati che mantengono giovane la gamma.

Le ultime due arrivate in casa Alfa Romeo risalgono quindi ad un lasso di tempo che va dai cinque ai sei anni fa: un dato difficile da decifrare. I precedenti piani industriali sono caduti nel dimenticatoio e l’attesa di modelli realmente nuovi si protrae rasentando l’eternità. L’esempio più emblematico è rappresentato dal Tonale che ad oggi è praticamente rimasto sotto forma di concept. Il SUV che andrà a sostituire la Giulietta (perché?) è stato presentato a inizio 2019 e oggi che siamo già al 2021 (due anni dopo) i tempi si dilatano ulteriormente tanto che pare ormai certo che lo vedremo in concessionaria non prima del 2022, praticamente tre anni dopo la presentazione al mondo intero. Un’eternità difficilmente rasentabile altrove.

Alfa Romeo Tonale

 

È chiaro quindi che ad Alfa Romeo serve una progressione differente rispetto alla zona di comfort in cui si trova oggi il marchio del Biscione. Servono modelli, nuovi modelli, che vadano a rimpolpare una gamma striminzita e quindi vadano a costituire un comparto maggiormente appetibile in termini di listino. Serve poi un deciso cambio di rotta per non perdere anni appresso ad una eventuale presentazione e immissione sul mercato. Bisogna fare presto e pare che questa sia la via maestra che vogliono seguire Tavares e Imparato.

La piattaforma Giorgio è ad oggi ancora molto interessante, con attente modifiche potrebbe ospitare anche varianti elettrificate. Perché non sfruttarla al meglio? Alfa Romeo ha bisogno di un concreto rilancio, prima che sia definitivamente troppo tardi. L’aver destinato Jean-Philippe Imparato ad un prodotto (purtroppo) in netta decadenza appare la formula migliore per condurre ad un risultato quantomeno interessante. Le strade da seguire sono tracciate, ora sarebbe meglio cominciare a sporcarsi le mani cominciando a darsi da fare sul serio.

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2 Commenti

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  1. Capiamoci Giulia e Stelvio vanno bene, ma non puoi non avere un entry level (mito), la Giulietta (anche versione SW e Coupé), la Giulia SW e Coupé e Cabrio, la Alfetta (4 porte e SW).
    Poi seriamente le varie SUV delle categorie di ogni tipo.
    E se poi fanno una bella supersportiva o magari 2…
    Insomma una bella gamma completa

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