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FCA: alcuni sindacati chiedono lo stop alla produzione alla Sevel

Negli ultimi giorni si è registrata un’impennata dei casi di Covid-19 nello stabilimento

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Negli ultimi giorni si è registrata una preoccupante crescita dei contagi nello stabilimento Sevel di Atessa. Il sito di produzione, gestito dall’azienda Sevel  (Società Europea Veicoli Leggeri), joint venture tra FCA e PSA, è attualmente uno dei punti di riferimento della produzione in Italia per quanto riguarda il settore automotive. Nello stabilimento, infatti, vengono realizzati veicoli commerciali che, attualmente, sono molto richiesti dal mercato. Dalla riapertura post-lockdown, avvenuta ad aprile, il sito ha lavorato a ritmo sostenuto.

La seconda ondata della pandemia, in ogni caso, ha colpito anche lo stabilimento Sevel che è arrivato a contare 56 casi di Covid-19 su di un totale di 8 mila addetti. Al momento, le attività produttive vanno avanti con l’applicazione del “solito” protocollo di sicurezza che viene utilizzato anche in altri siti produttivi di FCA come, ad esempio, a Melfi dove la scorsa settimana sono stati registrati diversi casi di positività. 

La richiesta dei sindacati: stop alla produzione per fermare il virus

In merito alla delicata situazione che si sta vivendo nello stabilimento, Fabio Cocco, responsabile Lavoro Privato USB Abruzzo, ha chiesto che venga effettuata una sanificazione completa dello stabilimento e, soprattutto, una campagna di tamponi per tutti i dipendenti in modo da poter individuare gli asintomatici e bloccare sul nascere ulteriori focolai dell’epidemia tra gli addetti.

Il sindacato, inoltre, ritiene che sia necessario uno stop temporaneo della produzione. Seguendo le linee guida del comitato operaio per la sicurezza dello stabilimento di assemblaggio FCA di Sterling Heights, a Detroit, la proposta del sindacato  quella di “fermare la produzione per fermare il contagio”. Uno stop temporaneo, accompagnato da una campagna di tamponi per tutti gli addetti, potrebbe mettere in sicurezza le attività e la salute dei lavoratori.

Ecco le parole del rappresentate sindacale: “Come sindacato continueremo a segnalare e denunciare le inefficienze di questo sistema, con la stessa determinazione che ci ha contraddistinto fino ad oggi, con la consapevolezza però che la situazione attuale si può affrontare e superare soltanto fermando le produzioni non essenziali. Mettere in sicurezza i lavoratori che producono beni non essenziali, restare a casa a salario pieno, metterà in sicurezza anche il resto della popolazione”

Secondo quanto dichiarato da Nicola Manzi, coordinatore regionale Uilm Abruzzo, “le cause dei contagi sono state esterne allo stabilimento quindi il protocollo Sevel sta funzionando” e comunque importante “non abbassare la guardia, dentro e fuori le aziende”. Anche la Uilm ha chiesto all’azienda una serie di tamponi rapidi a tappetto per poter individuare gli asintomatici e migliorare la sicurezza dello stabilimento.

Per il momento, anche dopo i recenti casi di contagio, non è previsto alcuno stop produttivo, anche per pochi giorni. Le attività nello stabilimento continueranno ad andare avanti e, con l’applicazione del protocollo di sicurezza, si cercherà di limitare al massimo la diffusione dei contagi. Staremo a vedere se verrà eseguito uno screening dettagliato degli oltre 8 mila addetti Sevel per accertare la presenza di eventuali asintomatici che potrebbero generare un nuovo focolaio.

Tutti gli stabilimenti italiani di FCA (come tutti gli impianti produttivi in Italia più in generale) sono alle prese con la questione legata alla seconda ondata dei contagi. Lo stop delle attività produttive non è previsto e si continuerà a lavorare nonostante la crescita dei casi. Per questo motivo, anche per le prossime settimane, sarà fondamentale mantenere alta la guardia. I sindacati, come confermato in queste ore, continueranno a chiedere l’applicazione di protocolli rigidi di sicurezza ed un maggior numero di test.

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