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Obbligo di revisione: blocco delle esportazioni

Serve fare la verifica prima di effettuare la radiazione

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Sino a fine 2019, chi voleva vendere all’estero l’auto ridotta male, non aveva problema. C’era la radiazione per esportazione. Una macchina di 20.000 euro, con guai meccanici per 5.000 euro, veniva piazzata in un Paese fuori dall’Italia. Dal 1° gennaio 2020, attenzione: per cancellare la vettura dall’Archivio nazionale dei veicoli e dal Pubblico registro, occorre che la revisione periodica obbligatoria. Da quando l’obbligo di revisione? Da meno di sei mesi rispetto alla data in cui si chiede la cancellazione del veicolo.

Obbligo di revisione: tutto bloccato

Così, per passare la revisione, devi spendere 5.000 euro in riparazioni. Non lo farai mai. E l’auto non verrà piazzata all’estero. È una normativa che paralizza le vendite. Gli italiani in queste condizioni si ritrovano una macchina sul groppone. Non resta che la demolizione. O la rottamazione per comprare un’auto nuova tramite incentivi. Comunque, la situazione è ben differente rispetto a prima.

Si ricordi che la parte interessata, intestataria dell’auto, deve comunicare al competente ufficio del Pra entro 60 giorni la distruzione, la demolizione o la definitiva esportazione all’estero del veicolo stesso. Restituendo il certificato di proprietà e la carta di circolazione (articolo 103 del Codice della Strada). La cancellazione e’ disposta a condizione che il veicolo sia stato sottoposto a revisione, con esito positivo, in data non anteriore a sei mesi rispetto alla data di richiesta di cancellazione.

Esportazione con verifica: perché?

Misteriosi i motivi che hanno spinto il Governo a prendere questa decisione. Forse l’esportazione di veicoli verso altri Paesi dava noia all’industria nazionale del riciclo? O a quella siderurgica? Ci sono lobby di potere che hanno fatto pressione? Noi siamo rimasti alla libera circolazione delle merci, un sacrosanto principio dell’Unione europea.

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