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Prezzo benzina cala poco, eppure petrolio crolla

Il coronavirus ha fatto andare molto giù il prezzo del petrolio che da gennaio è sceso del 64%. Eppure, alla pompa, solo lievi cali

prezzo benzina

Denuncia di Altroconsumo sul prezzo benzina: cala poco. Mentre il petrolio crolla col coronavirus. Com’è invece che, quando il petrolio sale, la benzina va subito su? È la doppia velocità imposta dalle compagnie petrolifere.

Prezzo benzina in contraddizione col prezzo petrolio

La crisi mondiale causata dal coronavirus, dice Altroconsumo, ha fatto crollare il prezzo del petrolio da gennaio del 64%. Eppure sulla benzina (e sul diesel) gli effetti continuano a essere piuttosto risicati: diminuzioni dei prezzi al consumo che non arrivano mai al 10%. Rispetto al resto d’Europa, il nostro prezzo industriale dei carburanti resta il terzo più caro dopo Malta e Finlandia. Chiariamo: i gestori, i benzinai, non c’entrano niente. Hanno margini risicatissimi. Vediamo l’analisi a punti.

  • Ci sono anomalie. Da ormai diverse settimane, infatti, il prezzo del petrolio è ai suoi minimi storici e questo dovrebbe avere un impatto piuttosto evidente anche sul costo dei carburanti. Il 1° aprile, in chiusura di giornata, il greggio è stato quotato 25,6 dollari al barile: dieci anni fa si attestava sui 108,28 dollari e, nel corso del decennio, il minimo è stato toccato nel gennaio 2016 con 28,73 dollari al barile. Situazione che dovrebbe riflettersi anche sul prezzo della benzina alla pompa.
  • Quali i prezzi rilevati dall’Osservatorio prezzi carburante del ministero dello Sviluppo economico? Prendiamo come riferimento i prezzi rilevati il 1° aprile 2020 confrontandoli con quelli dello scorso 16 gennaio. La settimana precedente (il 7 gennaio) il prezzo del petrolio era uscito da una crisi gravissima dovuta agli attacchi sugli impianti di estrazione in Medio Oriente. Che avevano contribuito a far lievitare il prezzo del greggio. In quel periodo un barile si attestava sui 68,47 dollari, ossia 61,18 euro. Una settimana fa, invece, il petrolio era quotato a 23,67 dollari al barile, equivalenti a 22,07 euro: una contrazione pari al 64%.
  • Questa riduzione non si riflette in maniera proporzionale sui prezzi al consumo dei carburanti. Siamo molto lontani dalle variazioni di prezzo registrate sulla materia prima in questo periodo. Il prezzo alla pompa ha subìto diminuzioni che in nessun caso superano il 10%.

Prezzo benzina: due terzi in tasse

Due terzi di un pieno, va detto, se ne vanno in tasse: accise e Iva. Anche se consideriamo il solo prezzo industriale, cioè quello che si paga al netto delle tasse, però, la situazione non cambia particolarmente: si passa da 0,61 euro del 16 gennaio a 0,51 euro del 1° aprile 2020. La diminuzione percentuale raddoppia, è vero, ma rimane piuttosto esigua (del 16%), contro una diminuzione della materia prima che, come abbiamo visto, è del 64%: quindi tre volte tanto. Ecco le accise:

Vediamo le accise:

  • 1,90 lire (0,000981 euro) per il finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935-1936;
  • 14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
  • poi 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
  • più 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966;
  • 10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
  • 99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
  • 75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980;
  • 205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
  • 22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
  • 0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004;
  • 0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
  • 0,0051 euro per far fronte al terremoto dell’Aquila del 2009;
  • da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
  • 0,04 euro per far fronte all’arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
  • 0,0089 euro per far fronte all’alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;
  • 0,082 euro (0,113 sul diesel) per il decreto “Salva Italia” nel dicembre 2011;
  • 0,02 euro per far fronte ai terremoti dell’Emilia del 2012.

Prezzo benzina alto in Italia: la nostra spiegazione

Il prezzo industriale praticato in Italia risulta essere il terzo più alto in tutta Europa, dopo Malta e Finlandia. Lo scorso 20 gennaio, invece, i Paesi che praticavano prezzi industriali più alti del nostro erano ben 11, segnale che la diminuzione è stata più sensibile altrove rispetto che in Italia. Cerchiamo di capirci di più in 4 passi.

  1. È che le compagnie tengono alto il prezzo per futuri tagli e investimenti. In previsione, a nostro giudizio, si tutelano. Specie oggi che c’è incertezza causa coronavirus. Incidono i servizi di logistica. Come spiega l’Unione petrolifera, consistono nell’insieme delle infrastrutture necessarie allo stoccaggio e al successivo trasferimento alla fase di distribuzione dei prodotti petroliferi e rappresentano l’anello di congiunzione tra la raffinazione e la distribuzione che consente di trasportare i prodotti da un luogo all’altro nei tempi previsti, in modo efficiente al minor costo possibile, per renderli disponibili per il consumo finale.
  2. Pesa il trasporto. Si articola in primario (utilizzato per trasferire il prodotto dalle raffinerie e/o dai depositi interni), che avviene via mare o via oleodotto, e secondari, che consiste nella distribuzione dei prodotti dai depositi al consumatore finale che avviene in larga parte tramite il trasporto su strada.
  3. Parliamo cioè del downstream petrolifero: rappresenta la filiera industriale che è composta dalla fase di trasformazione del greggio (raffinazione), dalla logistica (depositi ed oleodotti) e dalla distribuzione al dettaglio (punti vendita carburanti).
  4. Un settore al centro di una evoluzione importante alla luce delle sfide ambientali legate alla transizione verso una economia low carbon che non potrà prescindere dal contributo dei combustibili liquidi per garantire la mobilità di merci e persone nei prossimi decenni, in modo sempre più sicuro e sostenibile.

I numeri del petrolio in Italia

Il petrolio rappresenta un patrimonio industriale del Paese, con 13 raffinerie distribuite sull’intero territorio nazionale (di cui 2 bioraffinerie), una logistica con oltre 100 depositi di capacità superiore a 3.000 mc e 2.700 km di oleodotti, una rete di punti vendita capillarmente diffusi sul territorio con circa 21.000 impianti. Ecco i 3 punti chiave.

  1. Vanta – spiega l’Unione petrolifera – elevati livelli occupazionali: 21.000 occupati diretti con elevata scolarizzazione (il 20% è laureato), oltre ad un indotto di altre 130.000 unità di mano d’opera altamente specializzata.Presta particolare attenzione al tema delle sicurezza, con indici di frequenza e gravità degli infortuni molto più bassi di qualsiasi altro settore manifatturiero.
  2. Da un punto di vista economico produce 100 miliardi di euro di fatturato annuo, incassa per conto dello Stato 39 miliardi di euro tra accise e IVA e contribuisce alla bilancia commerciale con 13 miliardi di euro di prodotti raffinati.
  3. Svolge un ruolo centrale nell’approvvigionamento energetico del Paese soddisfacendo il 92% della domanda di mobilità (merci e persone) e rappresenta un elemento essenziale per l’industria petrolchimica.