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Drone sull’auto a caccia di reati coronavirus?

Covid-19: stretta del Governo. Si pensa ai droni e a un’app specifica per monitorare

drone corona

Il Governo è stato chiaro sin dall’inizio: non uscite di casa. Se non per motivi necessari. Ma molti escono lo stesso. Così ora l’Esecutivo pensa a una stretta: drone sull’auto a caccia di reati coronavirus? Si parla di un’app specifica per monitorare gli spostamenti delle persone, come strumento di battaglia contro il Covid-19. Rammentiamo che chi si sposta in auto senza permesso commette un reato: è Codice Penale, non Codice della Strada.

Drone sull’auto a caccia di reati coronavirus: parla l’Enac

Tracciare gli spostamenti. Diamo la parola all’Enac, Ente nazionale per l’aviazione civile. Per garantire il contenimento dell’emergenza epidemiologica coronavirus, il Governo ha preso provvedimenti. Per consentire le operazioni di monitoraggio degli spostamenti dei cittadini sul territorio comunale, si rende necessario derogare ad alcune norme. Siamo in emergenza. Pertanto, ci sono le esigenze manifestate da numerosi Comandi di Polizie Locali, fino al 3 aprile 2020.

L’Enac parla di operazioni condotte tramite sistemi aeromobili a pilotaggio remoto. Con mezzi aerei di massa operativa al decollo inferiore a 25 kg. I droni. Nella disponibilità dei Comandi di Polizia Locale e impiegati per attività di monitoraggio.

Le operazioni critiche potranno essere effettuate in Visual Line of Sight anche su aree urbane dove vi è scarsa popolazione esposta al rischio di impatto. Quindi, drone sull’auto a caccia di reati coronavirus? Non si sa, rispondiamo noi. Non sarà altresì necessario il rilascio di autorizzazione dell’Enac. E non sarà richiesto la rispondenza delle operazioni agli scenari standard pubblicati.

Drone sulle vetture: per la guerra contro il coronavirus

Dice l’Enac che si autorizzano tutti gli Enti di Stato a operare con propri droni se impiegati nell’ambito delle condizioni emergenziali dovute all’epidemia Covid-19. Dove? Nelle aree prospicienti di tutti gli aeroporti civili e identificate come “aree rosse”, a una quota massima di 15 metri. Sicché, per ora, riassumendo, nessuna certezza se i droni possano essere usati sulle auto.

Cambia ancora il modello di autocertificazione

Il 22 marzo, le Forze di polizia hanno controllato 157.621 persone. E 10.326 sono state denunciate. Salgono così a 2.016.318 le persone controllate.

Al di là del drone sull’auto a caccia di reati coronavirus, intanto, cambia ancora il modello di autocertificazione. Sentiamo Antonello Soro, presidente del Garante per la protezione dei dati personali. Ecco che cosa ha detto a Tiscali News. Dichiarazioni che si trovano sul sito del Garante. Per la delicatezza della questione, le riportiamo (quasi) per intero. I moduli per l’autocertificazione sono stati introdotti con una delle varie ordinanze di protezione civile dalla dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio.

Norme su cui anche l’Autorità garante per la privacy è stata consultata. È la base giuridica che consente alle autorità pubbliche impegnate nel contrasto dell’epidemia di raccogliere informazioni anche sensibili. Prima, i destinatari  apparivano in origine il personale sanitario e di Protezione civile. Poi, l’hanno ricevuta anche le forze dell’ordine in servizio nella strade per contrastare l’epidemia.

App Tracciatutti: anche chi va in auto?

Il Governo pensa anche all’App Tracciatutti su smartphone. In materia, sentiamo Antonello Soro, presidente del Garante per la protezione dei dati personali. Ecco che cosa ha detto a Tiscali News. Anzitutto, c’è l’emergenza sanitaria. C’è la crisi economica e finanziaria. Un Paese fermo. E tra poco anche molto depresso, senza futuro e senza speranza. Sono fin troppi i fronti di crisi.

Ma a questi ne va aggiunto un altro di uguale, forse anche superiore, importanza: stiamo subendo la più grave limitazione e privazione delle libertà costituzionali dal dopoguerra. Fin dove e fino a quando si spingerà la stato di eccezione a discapito dello stato di diritto? Soro parla di un’incertezza, uno stato di panico e rassegnazione diffusa, che può diventare l’alibi perfetto per scorciatoie pericolose. Qualche privazione è normale, ma guai ad invocare i sistemi cinesi o della Corea del sud. Il nostro modello di riferimento è solo l’Italia e l’Europa.

Limitazioni alla libertà: sì, ma con cautela

Per Soro, in momenti come questo, certamente eccezionale, ci sono naturali e dovute limitazioni alla privacy. E alle nostre libertà. Tutto ciò va valutato bilanciando le limitazioni con un altro fondamentale diritto individuale e interesse collettivo: quello alla salute. Dunque, il modulo per l’autocertificazione può essere considerato tra le limitazioni necessarie, di cui certo liberarsi appena cessata l’emergenza. Quello che mi preoccupa è semmai altro.

E sull’app Tracciatutti: secondo Soro, in questi giorni, in nome dell’emergenza e del contrasto al virus, vengono avanzate proposte, spesso anche azzardate. Proposte di tracciamento massivo digitale dei cittadini, con app di ogni genere. Fondate sull’idea che un incremento della sorveglianza individuale possa essere utile al contrasto e alla conoscenza del fenomeno epidemiologico.

Strumenti da usare con parsimonia

Questi nuovi strumenti – dice Soro – andrebbero valutati sulla base di un progetto serio, visibile e conoscibile, ispirato a principi generali di trasparenza, proporzionalità e coerenza tra obiettivo perseguito e strumenti usati. Per fare questa valutazione servono progetti concreti e valutabili. Invece in queste ore così difficili potrebbe prevalere l’idea di “fare come la Corea del Sud” o “come la Cina”.

E infine, conclude Soro, apparirebbe sproporzionata la geolocalizzazione di tutti i cittadini italiani, 24 ore su 24. Per la massività della misura. Non esiste un divieto generale e assoluto di spostamento: la gigantesca mole di dati così acquisiti, ancorché gestibile, non avrebbe una effettiva utilità.

App Tracciatutti e chi guida l’auto: parla l’Edpb

Sentiamo il Comitato europeo dei dati personali (Edpb) sull’App Tracciatutti. Che potrebbe monitorare anche chi si sposta in auto.  In alcuni Stati i governi prevedono di utilizzare i dati di localizzazione da dispositivi mobili per monitorare, contenere o attenuare la diffusione del corona. C’è la possibilità di geolocalizzare le persone o di inviare messaggi di sanità pubblica ai soggetti che si trovano in una determinata area, via telefono o SMS.

Problema. Le autorità pubbliche dovrebbero innanzitutto cercare di trattare i dati relativi all’ubicazione in modo anonimo. Per generare analisi  sulla concentrazione di dispositivi mobili in un determinato luogo (“cartografia”). Le norme in materia di protezione dei dati personali non si applicano ai dati che sono stati adeguatamente anonimizzati.

Quando non è possibile elaborare solo dati anonimi, la direttiva e-privacy consente agli Stati membri di introdurre misure legislative per salvaguardare la sicurezza pubblica (articolo 15).

Se sono introdotte misure che consentono il trattamento dei dati di localizzazione in forma non anonimizzata, lo Stato membro ha l’obbligo di predisporre garanzie adeguate. Fornendo agli utenti di servizi di comunicazione elettronica il diritto a un ricorso giurisdizionale.

Si applica anche il principio di proporzionalità. Si dovrebbero sempre privilegiare le soluzioni meno intrusive, tenuto conto dell’obiettivo specifico da raggiungere. Misure invasive come il “tracciamento” possono essere considerate proporzionate in circostanze eccezionali. Queste misure dovrebbero essere soggette a un controllo rafforzato e a garanzie più stringenti:

  1. proporzionalità della misura in termini di durata e portata,
  2. ridotta conservazione dei dati,
  3. rispetto del principio di limitazione della finalità.

Giri di vite in continuazione contro il corona

Rammentiamo che, dal 23 marzo, il nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri introduce ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica. Il provvedimento prevede la chiusura delle attività produttive non essenziali o strategiche. Aperti alimentari, farmacie, negozi di prima necessità e i servizi essenziali.

Per quanto concerne gli spostamenti, è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un Comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative. Anche in auto.

In auto nel Riminese: attenzione ai varchi

Ogni area predispone controlli. Per esempio, ci sono controlli ai varchi sulle strade della provincia di Rimini. Sono stati individuati, di concerto con la regione sulla base di una mappa del territorio, una serie di varchi dove le Forze di polizia controlleranno tutti quelli che passeranno.

Le misure adottate riguardano tutte le strade e, in particolare, la statale Adriatica e gli accessi alla Repubblica di San Marino, dalla quale non si entra e non si esce. Sono state quindi rimodulate le attività di controllo delle Forze dell’ordine e degli organi di polizia locale.

Situazione attuale sul coronavirus: bollettino

Al 23 marzo, 50.418 persone risultano positive al virus. In Italia sono stati 63.927 i casi totali. Sono 7.432 le persone guarite. I deceduti sono 6.077, ma questo numero potrà essere confermato solo dopo che l’Istituto Superiore di Sanità avrà stabilito la causa effettiva del decesso.

La suola delle scarpe dopo aver guidato l’auto: cosa fare

La suola delle scarpe può portare il virus in casa contaminando le superfici e esponendo al contagio? Risponde l’Istituto superiore di sanità.

Il tempo di sopravvivenza del virus in luoghi aperti non è attualmente noto. Teoricamente se si passa con la suola delle scarpe su una superficie in cui una persona infetta ha espulso secrezioni respiratorie come catarro, ecc. è possibile che il virus sia presente sulla suola e possa essere portato in casa.

Tuttavia, il pavimento (anche dell’auto) non è una delle superfici che normalmente tocchiamo, quindi il rischio è trascurabile.  In presenza di bambini si può mantenere un atteggiamento prudente nel rispetto delle normali norme igieniche, togliendosi le scarpe all’ingresso in casa e pulendo i pavimenti con prodotti a base di cloro all’0.1% (semplice candeggina o varechina diluita).