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In auto verso le seconde case: la stretta

In auto verso le seconde case: la stretta. Coronavirus: giro di vite del Governo per gli spostamenti in macchina. Massima allerta

corona controlli

Stop agli spostamenti in auto verso le seconde case nei festivi. Idem con altri mezzi. Lo prevede un’ordinanza del Governo Conte con nuove misure restrittive per contenere il contagio da coronavirus. Le nuove misure si sommano alle esistenti: sono valide dal 21 marzo al 25 marzo. Data in cui scade il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che aveva imposto la prima stretta. Ma chissà che non venga prolungata.

In auto verso le seconde case: giro di vite

Lo stop agli spostamenti verso “abitazioni diverse da quella principale” (seconde case comprese) durante il weekend, finora consentiti, è necessario. L’ordinanza chiude pure gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande all’interno dei distributori di carburante. A eccezione di quelli situati negli ospedali, negli aeroporti e lungo le autostrade. Qui, solo alimenti e bevande da asporto, da consumarsi rigorosamente fuori dai locali. Niente assembramenti.

Coronavirus: bollettino drammatico

Ma perché la stretta per chi va in auto verso le seconde case? Alla Protezione civile proseguono i lavori al fine di assicurare il coordinamento degli interventi delle componenti e delle strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile. Ecco il bollettino del monitoraggio sanitario relativo alla diffusione del coronavirus sul territorio nazionale: 37.860 persone risultano positive al Covid-19. A oggi, in Italia sono stati 47.021 i casi totali. Da paura la situazione in Lombardia (15.420). Ma non scherzano i 5.089 in Emilia-Romagna, i 3.677 in Veneto, e i 3.244 in Piemonte. Sono 5.129 le persone guarite. I deceduti sono 4.032. Un record mondiale, addirittura più della Cina. C’è poco da fare: qualcosa all’inizio non è stato messo in moto in maniera efficace.

I numeri dei controlli

Ieri le forze dell’ordine hanno controllato, in applicazione delle misure di contenimento del contagio, 200.842 persone e 9.407 sono state denunciate. Gli esercizi commerciali controllati sono stati 99.806, denunciati 205 esercenti e sospesa l’attività di 21 esercizi commerciali. Salgono così a 1.427.011 le persone controllate dall’11 al 19 marzo 2020, 61.085 quelle denunciate per il principale articolo del Codice Penale (più altre denunce).

La questione patologie e Covid-19

Sono sono 36 dei 3200 (1,1%) pazienti deceduti Covid-19 positivi di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 9 di questi avevano meno di 40 ed erano 8 persone di sesso maschile ed 1 di sesso femminile con età compresa tra i 31 ed i 39 anni. Di 2 pazienti di età inferiore ai 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche, gli altri 7 presentavano gravi patologie pre-esistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità).

Dopo l’auto il parco? No

Ricordiamo che dopo aver guidato, o in qualunque altra situazione, per parchi e giardini le cose sono cambiate. Lo sport all’aperto è da praticare “tassativamente da soli e vicino a casa”, rispettando la distanza minima di un metro. Le attività ludiche o ricreative sono bandite fuori dai confini casalinghi. Infine, parchi, giardini pubblici e aree gioco off-limits.

Tutto rientra nella delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, con la quale e’ stato dichiarato, per sei mesi, lo stato di emergenza sul territorio nazionale. È relativo a un rischio sanitario: questo è connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili.

In auto a prendere chi arriva dall’estero

Domanda: si può andare a prendere chi dall’estero rientra in Italia? Sì. Ma purché una sola persona si rechi in aeroporto, porto o stazione per agevolarne il rientro a casa. Massimo rispetto delle misure di emergenza sugli spostamenti per il contenimento dell’emergenza sanitaria da coronavirus. Lo dice la Protezione civile: chi rientra in Italia sarà controllato con il termoscanner.

Le Forze dell’ordine effettueranno i controlli di frontiera agevolando la compilazione del modello di autodichiarazione: lo spostamento lo scalo e dallo scalo rientra tra le fattispecie delle “situazioni di necessità”. Va specificato il tragitto.

Occhio: gli italiani che rientrano dall’estero devono comunque comunicare il proprio ingresso in Italia alla Prevenzione della loro azienda sanitaria locale: per 14 giorni, sorveglianza sanitaria e autoisolamento volontario.

Tampone in macchina: che cos’è

Intanto, come in Corea, idea degli operatori che fanno tamponi a domicilio, sposata dalle autorità sanitarie: il tampone in auto. Un progetto pilota per le Marche (a Fabriano, in quel di Ancona), in piena emergenza coronavirus. Prevede di effettuare i tamponi in auto, nel proprio mezzo, per garantire maggiori livelli di efficienza del servizio. Lo riporta il corriereadriatico.it.

Come si svolge il test a bordo

Sentiamo l’infermiera Cinzia Ferretti, coordinatrice dell’assistenza infermieristica domiciliare, incaricata di eseguire i tamponi a domicilio dei malati sospetti da coronavirus. L’obiettivo, dice, è risparmiare tempo di lavoro da dedicare alla consuete attività di coordinamento degli infermieri. Si ridurrà l’uso dei preziosi dispositivi di protezione di cui ci viene sempre più richiesto un uso parsimonioso. Ipotesi: usando i 30 tamponi previsti in giornata, risparmieremmo 27 kit di dispositivi ad alta protezione individuale, utilizzandone solo 3.

Come si fa? Il paziente giunge sul luogo concordato con il proprio mezzo. Ci sono le postazioni di esecuzione del tampone in momenti prestabiliti dal servizio di igiene. Qui effettuerà la sosta del veicolo. Da fuori, l’infermiera esegue il test. L’automobilista va a casa in macchina. Dopodiché, gli verrà detto se è positivo o negativo. Tramite taxi sanitario in giornata il tampone raggiungerà il laboratorio centralizzato per l’analisi.