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Fermato in auto col divieto di spostamento coronavirus: occhio all’audio WhatsApp 

Fa presa un consiglio di una presunta avvocatessa. Ma la Camera Penale di Brescia dice no 

vocale whataspp

Fermato in auto col divieto di spostamento coronavirus? Attenzione al consiglio di una presunta avvocatessa che giura tramite audio WhatsApp. In particolare, dice che non bisogna pagare. Non è dato sapere se sia davvero dell’avvocatessa. Comunque, la Camera Penale di Brescia mette in guardia e dice no a questi consigli. Insomma, qualche sciocco abbocca, ma occorre stare alle fonti ufficiali.

Fermato in auto col divieto di spostamento coronavirus: cautela con quei presunti consigli

Dice che la Camera Penale di Brescia che sono arrivate numerose segnalazioni riguardanti un messaggio vocale. Un’iscritta avrebbe registrato e diffuso questo messaggio. Con il quale vengono illustrati profili giuridici, iter processuali e rimedi difensivi connessi alla violazione dell’articolo 650 del Codice Penale. Questo vocale ha ormai raggiunto moltissime persone, ottenendo una diffusione su scala nazionale. Il messaggio va fermamente stigmatizzato. Ossia disapprovato con fermezza. In un momento difficile come questo, l’avvocato deve avere chiara la sua funzione sociale. Non è tollerabile propagare messaggi che possano ingenerare confusione tra la popolazione. Specie fra gli sprovveduti, gli anziani. Aggiungiamo noi che quel vocale dice di non pagare: è importante capire che tutto questo è pericolosamente fuorviante.

Fermato in auto col divieto di spostamento coronavirus: vocale discutibile

Il colmo, fanno notare illustri penalisti, è che questo vocale viene propagato tramite WhatsApp anche da persone con un livello di cultura e intelligenza elevati. Forse in un momento di profondo stress psicofisico: non si regge la tensione da coronavirus. Colpisce i più deboli, i più emotivi, i più instabili psicologicamente.

In particolare è molto discutibile dire che, se arriva il decreto penale non si deve pagare, perché altrimenti ti iscrivono nel casellario. È discutibile affermare, come si fa nel vocale, che bisogna fare opposizione con l’avvocato. C’è anche confusione sulle conseguenze del reato per il futuro del pregiudicato. Inoltre, l’articolo 495 del Codice Penale punisce la falsa declinazione della propria identità, del proprio stato e di altre proprie qualità.

Altri vocali via WhatsApp in tempo di coronavirus

Un esperto come Paolo Attivissimo, suggerisce di buttare qualsiasi vocale di questo genere: corretto. E di raccomandare a chi invia il vocale di evitare queste dannose e pericolose catene di Sant’Antonio. Che riguarda specie chi si muove in auto. In proposito, il Governo è chiaro: continuano a essere diffuse in questo periodo, via social media e sul web, notizie false o fake news relativi all’emergenza contagio epidemiologico da coronavirus. Messaggi o contenuti non verificati si possono segnalare alla Polizia postale tramite il sito https://www.commissariatodips.it/.

Mail pericolose in tempo di Covid-19

Il Centro Nazionale Anticrimine informatico per la protezione delle Infrastrutture critiche (CNAIPIC) della Polizia Postale ha rilevato e segnalato una campagna di false email. Apparentemente, arrivano da un centro medico sono redatte in lingua giapponese. Con il pretesto di fornire falsi aggiornamenti sullo stato di avanzamento della diffusione del virus, invitavano ad aprire un allegato malevolo. Non fatelo, né in auto con smartphone né a casa col computer. C’è pericoloso virus il quale, una volta installato, mira a impossessarsi delle credenziali bancarie e dei dati personali della vittima.

Occhio alla campagna di frodi informatiche diffusasi attraverso email apparentemente provenienti da importanti istituti bancari. Nascondendosi dietro a una falsa informativa per la tutela della propria clientela, invia agli ignari consumatori ad accedere a un servizio online. Spesso c’è la voce di una donna, più rassicurante, nei vocali pericolosi: una tale dottoressa Penelope Marchetti, presunta esperta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in Italia, dal linguaggio professionale ed assolutamente credibile, invitava le vittime ad aprire un allegato infetto.