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Decreto coronavirus e auto: tutto quello che posso fare

In base alle fonti ufficiali, come comportarsi per combattere il Covid-19 quando si ha la patente

coronavirus decreto auto

Il decreto coronavirus #IoRestoaCasa rivoluziona la nostra vita: è del 9 marzo e le sue regole sono uguali su tutto il territorio nazionale dal 10 marzo al 3 aprile. Vediamo per chi va in auto cosa succede, in merito agli spostamenti urbani ed extraurbani al volante. La fonte è il Governo.

Decreto coronavirus: evitare ogni spostamento. Cioè?

Cosa si intende per “evitare ogni spostamento delle persone fisiche”? Si deve evitare di uscire di casa. Si può uscire per andare al lavoro anche in auto o per ragioni di salute o per altre necessità, quali, per esempio, l’acquisto di beni essenziali. Si deve comunque essere in grado di provarlo, anche mediante autodichiarazione: potrà essere resa su moduli prestampati già in dotazione alle forze di polizia statali e locali. La veridicità delle autodichiarazioni sarà oggetto di controlli successivi e la non veridicità costituisce reato. Non ci sono obblighi, ma raccomandazioni. Questo per chi non è malato di coronavirus Covid-19. È comunque consigliato lavorare a distanza, prendere ferie o congedi. Senza una valida ragione, è richiesto e necessario restare a casa.

Obbligo di non andare in auto: ecco quando

Viceversa è previsto anche il “divieto assoluto” di uscire da casa per chi è sottoposto a quarantena o risulti positivo al virus: questo sì è un divieto. In auto, posso spostarmi da un Comune all’altro per esigenze lavorative.

Decreto coronavirus: in auto per lavoro, ossia?

È sempre possibile uscire per andare al lavoro, anche in auto. Ma è consigliato lavorare a distanza, o prendere ferie o congedi. “Comprovate” significa che si deve essere in grado di dimostrare che si sta andando (o tornando) al lavoro, anche tramite l’autodichiarazione vincolante, la cui non veridicità costituisce reato. In caso di controllo, si dovrà dichiarare la propria necessità lavorativa.

Coronavirus e transfrontalieri in auto

I transfrontalieri, anche in auto, potranno entrare e uscire dai territori interessati per raggiungere il posto di lavoro e tornare a casa. Comunque, comprovando il motivo lavorativo dello spostamento con qualsiasi mezzo. Almeno finché la Svizzera dà l’ok.

Separato o divorziato, posso andare in auto a trovare i miei figli?

Sì, gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione o divorzio.

I corrieri alla guida col coronavirus: cosa fare

Nessuna limitazione per le merci, non solo quelle di prima necessità. Possono essere trasportate sul territorio nazionale. Il trasporto delle merci è considerato come un’esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può spostarsi, limitatamente alle esigenze di consegna o prelievo delle merci. I corrieri merci possono circolare. Per chi è autotrasportatore, non sono previste limitazioni al transito e all’attività di carico e scarico delle merci. Il servizio taxi e di ncc non ha alcuna limitazione in quanto l’attività svolta  è considerata esigenza lavorativa.

In auto col coronavirus senza permesso

Chi sgarra, andando in auto senza poterlo fare, come viene punito? La disposizione prevede l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 206 euro. Può essere estinta con il pagamento di 103 euro. Infatti, salvo che il fatto costituisca più grave reato, il mancato rispetto degli obblighi di cui al presente decreto è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale, come previsto dall’art. 3 comma 4 del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6. Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene.

Col coronavirus in giro: primo caso

Cosa accade se attesto falsamente di dovermi spostare per motivi di salute in auto? O per esigenze lavorative o per altri stati di necessità? Scatta il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale: la pena da uno a sei anni di galera. È previsto l’arresto facoltativo in flagranza e la procedibilità è d’ufficio.

Contagio ben sapendo di avere il coronavirus: omicidio e galera

Se Tizio si sposta in auto e infetta persone anziane o comunque soggetti a rischio causandone la morte, l’imputazione può diventare di omicidio doloso: galera di minimo 21 anni. Un dolo eventuale. Idem per chi ha avuto contatti con persone positive al coronavirus e continua ad avere rapporti sociali. O esce in auto e va a lavorare con altre persone senza prendere precauzioni o avvisarle. Non avvertite amici e conoscenti con i quali si hanno avuto contatti negli ultimi giorni? È dolo eventuale. Per lesioni superiori a quaranta giorni di malattia, reclusione da tre a sette anni. Chi sa di aver contratto il coronavirus e non lo dice a nessuno, è imputabile per tentativo di lesioni e di omicidio volontario: un assassino. Se si viene a contatto con soggetti fragili o a rischio, c’è l’omicidio volontario se deriva la morte per il contagiato.

Coronavirus: le pene in sintesi se sgarri

Si passa dal mancato rispetto dell’articolo 650 del Codice Penale (arresto fino a tre mesi), alla falsa autocertificazione secondo il decreto 445/2000 (reclusione fino a sei anni), al delitto colposo contro la salute pubblica con reclusione fino a dodici anni in caso di morte. Dopodiché, c’è chi va in giro ben sapendo di avere il coronavirus: questione a parte.

Coronavirus: cosa fa il ministero dell’Interno

Ricordiamo che il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha adottato la direttiva ai prefetti per l’attuazione dei controlli nelle “aree a contenimento rafforzato”. Prevede:

  • la convocazione immediata, anche da remoto, dei Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, per l’assunzione delle necessarie misure di coordinamento;
  • indicazioni specifiche per i controlli relativi alla limitazione degli spostamenti delle persone fisiche in entrata e in uscita e all’interno dei territori “a contenimento rafforzato”.

Regione Lombardia: caso a parte, vuole la serrata

Ma la Regione Lombardia va oltre. Chiede al Governo un’altra stretta. Nel valutare l’aumento esponenziale dei casi di contagio e il conseguente aggravio sul sistema sanitario, ritiene necessario procedere a un inasprimento delle iniziative di contenimento. Fra l’altro, ecco cosa.

  • Chiusura di tutte le attività commerciali al dettaglio, ad eccezione di quelle relative ai servizi di pubblica utilità, ai servizi pubblici essenziali, alla vendita di beni di prima necessità e alle edicole;
  • Serrata di tutti i centri commerciali, degli esercizi commerciali presenti al loro interno e dei reparti di vendita di beni non di prima necessità. Restano aperte le farmacie, le parafarmacie e i punti vendita di generi alimentari e di prima necessità. Sono chiusi i mercati sia su strada che al coperto e le medie e grandi strutture di vendita;
  • Alt a tutti i servizi terziari e professionali, a eccezione di quelli legati alla pubblica utilità.