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Aumenti pedaggi autostrade: forse il 31 luglio 2020

Col milleproroghe, è prorogato all’estate l’adeguamento tariffario dei pedaggi che sarebbe dovuto scattare il 1° gennaio 2020

autostrade pedaggi

Prosegue la telenovela “Aumenti pedaggi autostrade”. Nella prima puntata, il Governo ha bloccato il rincaro delle tariffe che di solito puntualmente scatta il 1° gennaio di ogni anno. Invece, nel 2020, nessun rialzo. Ma tutto è stato messo in freezer, non cancellato. Adesso, col decreto milleproroghe trasformato in legge, il congelamento degli aumenti pedaggi autostrade è prolungato sino al 31 luglio 2020. La terza puntata il 1° agosto 2020: in quella data potrebbero scattare i rincari ai caselli.

Aumenti pedaggi autostrade: da cosa dipende

Gli aumenti al casello sono collegati all’aggiornamento dei piani economico-finanziari che, secondo quanto stabilito dall’Autorità di regolazione dei trasporti, le concessionarie devono presentare entro il 30 marzo 2020. Vedremo cosa il Governo dirà sui piani. E se darà l’ok o no agli aumenti.

Rincari al casello: questione bollente

Le autostrade sono dello Stato. Che le dà in gestione ai privati. Per esempio, i Benetton hanno Autostrade per l’Italia, gestore numero uno. Lo Stato ci guadagna: manutenzione delle autostrade in mano ai privati. Le aziende ci guadagnano, fanno affari d’oro, tanto che c’è la corsa dei gruppi industriali per entrare nel gustosissimi business delle autostrade: incassano i pedaggi. Ma perché i pedaggi aumentano? C’è una convenzione, ossia un contratto, fra gestore e Stato: meno incidenti, più pedaggi. Più manutenzione, più pedaggi. Meno traffico, più pedaggi. Come la giri e la rigiri, come la vedi o la analizzi, i gestori vincono piuttosto facilmente.

Autostrade: guai dall’estate 2018

Solo che di recente sono emersi problemi pesanti. Tutto è nato col crollo del ponte di Genova il 14 agosto 2018: una strage stradale. Il ponte Polcevera (dal nome del torrente che scorreva sotto) è stato chiuso al traffico. Per il cedimento parziale della struttura, che ha provocato 43 morti e 566 sfollati. Più guai a non finire a Genova e alla Liguria. Il M5S premeva e preme per la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia. Che però s’è sempre dichiarata innocente, spiegando che la manutenzione è stata assegnata. Dopodiché, altri cedimenti di altri cavalcavia con protagonisti altri gestori, e spesso con la Liguria nel vortice infernale del traffico paralizzato. Da lì in poi, il Governo ha analizzato la questione aumenti pedaggi autostrade. Sino alla decisione del milleproroghe delle ore scorse.

Concessioni ai gestori: sarà una guerra

Cambiano le norme sulle concessioni autostradali. Sentiamo l’articolo 35 del milleproroghe: in caso di revoca da parte dello Stato a una concessionaria, la gestione delle diverse tratte affidate a terzi passa ad Anas. Che è il gestore nazionale, la società pubblica delle strade. Inoltre, vengono riviste al ribasso le eventuali penali che lo Stato paga al gestore per l’interruzione della convenzione. Una regola esplosiva: la sua potenza deflagrante si mostrerà al momento buono. Ossia quando lo Stato dirà a un qualunque gestore: è finita. Lì inizierà la battaglia della penale chiesta dalla concessionaria allo Stato.

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