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Fiat 130 Coupé: la coupé secondo Fiat

La Fiat 130 Coupé, disegnata da Pininfarina, è un prodotto unico della produzione del costruttore torinese. Una Coupé affascinante come poche

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È una coupé elegantissima quella presentata a marzo 1971. La vettura è una Fiat 130 Coupé a cinque posti disegnata da Pininfarina per mano di Paolo Martin e prodotta nello stabilimento Fiat di Rivalta. La nuova vettura portava metà del nome di una gloriosa berlina ma risulta una variante totalmente differente a cominciare da una nuova motorizzazione da 3200 cc capace di ben 165 cavalli di potenza. Si poteva avere con la trasmissione automatica o con quella manuale.

Se la Fiat 130 berlina sembrava parecchio simile alla Fiat 125 berlina, sebbene fosse più lunga e più larga, le nuove proporzioni introdotte sulla Fiat 130 Coupé vengono subito esaltate da linee perfette e pulite. La linea di cintura viene accentuata da una scolpitura che prosegue lungo tutta la lunghezza della fiancata, fino a raggiungere il cofano che risultava leggermente inclinato. La vettura risultava piacevolmente spigolosa, andamenti a spigoli vivi che venivano ripresi anche sui nuovi fari anteriori e sui fanali posteriori. Lo sguardo in questo modo imprimeva una certa imponenza quando si incontrava una Fiat 130 Coupé su strada.

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Rispetto a quanto era successo con la berlina, la 130 Coupé presentava una linea moderna che ben presto cominciò ad essere destinataria di apprezzamenti di ogni genere. La carrozzeria era sicuramente molto più moderna rispetto alle dirette competitor dell’epoca a marchio BMW o Mercedes.

Un motore che stupiva

Nei primi Anni ’70 possedere una vettura dotata di un motore con cilindrata compresa tra 1300 e 1600 era sicuramente un privilegio. Di vetture potenti all’epoca se ne vedevano, e vendevano, davvero poche. Con l’arrivo della Fiat 130 Coupé si assisteva ad una vera e propria svolta. Sotto al lungo cofano anteriore trovava posto uno splendido V6 da 3,2 litri che erogava 165 cavalli a 5600 giri al minuto e 250 Nm di coppia complessiva. Il motore a V con bancate da 60° venne progettato dall’ingegnere Aurelio Lampredi che proveniva dalla Ferrari.

Si trattava di un’unità raffinata disposta in posizione longitudinale realizzata in monoblocco di alluminio con testa e valvole parallele. La distribuzione era garantita grazie al comando a cinghia dentata e tenditore semiautomatico. Il raffreddamento era a liquido e l’alimentazione realizzata per mezzo di un carburatore a doppio corpo Weber 45 DFC 6.

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Come già anticipato, la Fiat 130 Coupé si poteva avere con cambio automatico, a tre rapporti, Borg-Warner. In opzione (a 80.000 lire) c’era la trasmissione manuale ZF a cinque rapporti. La velocità massima era di 190 km/h con cambio automatico, che salivano a 195 km/h con cambio manuale. La genesi del V6 fu molto particolare. Lampredi in quel periodo dovette infatti progettare sia il V6 da 3,2 litri per la Fiat 130 Coupé, sia un V6 per la Dino da 2,4 litri. Fu inevitabile quindi che alcune soluzioni più sportiveggianti finirono per essere comuni alle due motorizzazioni. Il motore risultava molto pronto agli alti regimi e un po’ vibrante ai bassi sebbene più elastico rispetto ad esempio al 2,8 della variante berlina, tuttavia era molto adatto per la stazza della 130 Coupé e indirizzava la trazione sull’asse posteriore.

La bella linea

Quando in casa Fiat decidono di realizzare la 130 Coupé hanno in mente di realizzare una vettura diversa dalle altre. Decidono così di affidare l’incarico progettuale a Pininfarina, l’idea era semplice: realizzare, sfruttando il telaio della 130, una interessante coupé senza badare ai costi. È grazie a questi semplici imperativi che Paolo Martin si mette all’opera, sfruttando anche le più moderne possibilità in fatto di piegatura dei lamierati lasciandosi alle spalle regole e stili del design del tempo.

Sotto, lo storico spot della Fiat 130 Coupé

 

Quando nasce la Fiat 130 Coupé è una vettura dallo stile estremamente moderno dove linee tese e spigolose vengono raccordate con poche curvature. Il frontale possiede uno sguardo iconico con grandi proiettori rettangolari dalle forme allungate, bassi e molto larghi posti alla base di un lungo e largo cofano motore caratterizzato da due semplici nervature che scompaiono man mano che si avvicinano al parabrezza. La 130 Coupé è anche la prima Fiat, assieme alla 128 Rally, a introdurre i bracci dei tergicristalli nell’elegante colorazione nera, in luogo delle varianti cromate. Ci sono poi eleganti paraurti cromati dotati di estremità in gomma nera, lì dove era più facile rovinarli.

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Il profilo risultava estremamente elegante. Il cofano motore comincia con un profilo arrotondato utile ad ospitare gli elementi de grosso propulsore. La 130 Coupé è lunga 484 centimetri, larga 176 e alta 138 per un peso complessivo di 1555 chilogrammi. Il parabrezza risulta molto inclinato così come il lunotto. Anche le fiancate risultano semplici e caratterizzate dalla grande portiera, da una lunga nervatura alla base dei finestrini e dalle belle maniglie cromate per le portiere. I fanali posteriori “si piegano” anche sulla fiancata, c’è poi il logo Pininfarina tra la portiera e il passaruota posteriore. Sul lato destro c’è il tappo del serbatoio circolare.

Anche il posteriore è caratterizzato da linee tese e spigoli vivi col cofano dall’andamento praticamente orizzontale. Tuttavia tutti i possibili angoli presenti sulla 130 Coupé appaiono smussati, in modo da ridurre il possibile senso di pesantezza della linea.

Interni di gran classe

Era evidente la volontà di rendere la Fiat 130 Coupé una vettura fortemente prestigiosa, anche grazie ad una efficace realizzazione degli interni. All’interno si nota una grande eleganza nelle finiture in velluto che si poteva avere anche in Rosso Aragosta o in Blu di Spagna. C’era la possibilità di avere anche interni in pelle mentre le sedute erano larghe e comode anche per cinque occupanti.

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Di grande fascino gli inserti in legno sul cruscotto, sul tunnel centrale e sulle portiere al di sotto dei finestrini. La strumentazione risultava particolarmente completa e c’era un bellissimo volante a due razze forate completamente regolabile. L’aspirazione al lusso prevedeva la presenza dei vetri elettrici anteriori, un fatto piuttosto raro all’epoca, e del climatizzatore di serie. Tuttavia i vetri, in caso di emergenza, potevano essere aperti grazie all’introduzione di un alberino all’interno di un foro posto sotto un tappetino rimovibile sui pannelli della portiera. Ciò consentiva l’eventuale apertura manuale dei cristalli anteriori. I vetri posteriori si potevano abbassare id qualche centimetro utilizzando le apposite levette poste sopra le tasche porta oggetti.

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Per accedere al divano posteriore gli schienali anteriori si possono abbattere grazie ad una grande leva cromata posta alla base dei sedili. Visto che l’abitacolo presentava notevoli dimensioni in larghezza era praticamente impossibile per il guidatore aprire la portiera del passeggero. Quindi la 130 Coupé possedeva una levetta posta sul lato destro sotto il volante, utile ad aprire proprio la portiera.

I motivi del poco successo

La produzione della Fiat 130 Coupé andò avanti fino al 1977 totalizzando poco meno di 4.500 esemplari prodotti. Uno dei punti di forza della 130 Coupé era da ricercare sicuramente nel prezzo. Se all’epoca una Mercedes 280S o 350SE costavano circa 8 milioni e mezzo di lire, la 130 Coupé si portava a casa con 7 milioni di lire e con una dotazione di serie di tutto rispetto. C’era persino l’autoradio con mangianastri dotato anche di una speciale antenna elettrica. Un lusso per l’epoca.

Tuttavia ci furono delle motivazioni che non andarono proprio a suo favore. La 130 Coupé consumava fin troppo: a 60 km/h percorreva circa 9 chilometri con un litro di benzina, chilometri che diventavano circa 3 a 160 km/h di velocità. Tuttavia in Fiat provarono a sperimentare alcune soluzioni nel tentativo di ridurre questo problema, senza comunque giungere ad un risultato soddisfacente. I consumi erano, a volte, persino superiori a quelli di alcuni motori V8 americani. In città non era raro percorrere meno di 3 chilometri con un litro a bordo della Fiat 130 Coupé. Quindi quando nel 1973 si presentò al mondo una grave crisi petrolifera, col prezzo della benzina triplicato rispetto al normale, la Fiat 130 Coupé subisce una vera e propria morte commerciale. Rimanevano gli apprezzamenti per le sue linee straordinarie ma l’assetato V6 da 3,2 litri, in accordo con la crisi del petrolio, non rese consistenti i numeri di vendita. La Coupé divenne da un giorno all’altro meno interessante e profondamente anti economica.

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Un altro problema, decisamente più discutibile, era legato all’immagine generale del marchio Fiat. In quel tempo c’era l’idea che il costruttore torinese fosse specializzato soltanto nella produzione di utilitarie e quindi incapace di ragionare su berline di gran lusso. Le origini del nome furono quindi un problema per la bella 130 Coupé che invece era una vettura eccezionale. La frenata era decisamente potente, grazie all’adozione di specifici dischi autoventilati poco diffusi all’epoca. Lo sterzo sebbene risultasse leggero era molto preciso, tutti elementi che fornivano alla 130 Coupé ottime doti dinamiche.

Base solida

La Fiat 130 Coupé non può comunque essere sottovalutata. Le sue proporzioni e l’eleganza delle forme hanno rappresentato una vera e propria rinascita per Pininfarina. Non è un caso che proprio la 130 Coupé venne utilizzata come base per la realizzazione di altre vetture iconiche, sempre firmate da Pininfarina: Ferrari 365 GT4 2+2, Rolls Royce Camargue, Lancia Beta Montecarlo. Elementi del design della 130 Coupé sono ben evidenti. Il suo design influenzò modelli di costruttori europei e americani per oltre un decennio.

Fiat 130 Maremma
La Fiat 130 Maremma

Pininfarina utilizzò la Fiat 130 Coupé per dare vita a due ulteriori proposte di stile che non furono mai realizzate. Si trattava di una variante a quattro porte della Coupé, denominata Opera, e di una versione wagon denominata Maremma. La Opera non possedeva di certo la forza delle forme della 130 Coupé, tuttavia la Maremma rappresenta invece ancora oggi una proposta di stile tra le più interessanti della storia di Pininfarina.

Fiat 130 Opera
La Fiat 130 Opera

La Fiat 130 Coupé divenne ben presto una vettura iconica, facilmente accostabile alla ricca borghesia e agli industriali dell’epoca. Un sogno di tantissimi italiani, una vettura maestosa ed elegante. L’esiguo numero di 130 Coupé prodotte ne certifica le normali difficoltà per trovarne una, e se si trova i prezzi sono molte volte parecchio elevati. Una rivincita per una Coupé straordinaria figlia di un periodo storico non particolarmente clemente con Lei. Non è un caso se da molti la Fiat 130 Coupé è stata definita uno dei migliori prodotti di Pininfarina.

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