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Mike Manley: “Elettriche nicchia. Puntiamo sulle ibride”

L’amministratore delegato motiva la scelta di lanciare varie versioni ibride

Fiat Chrysler Automobiles Mike Manley lettera dipendenti

Dalla crisi della Maserati all’espansione nei mercati internazionali, fino alle sfide ambientali. Il 2020 si prospetta come un anno di importanza capitale per la Fiat Chrysler Automobiles. A margine della Conference Call con gli azionisti, l’amministratore delegato del gruppo, Mike Manley, ha risposto a varie domande riguardanti il futuro prossimo e di medio-lungo periodo concernenti la compagnia.

Mike Manley e l’impegno nell’ibrido: fase transitoria

Tra i temi più caldi c’è il confronto ibrido-elettrico. Nelle strategie delineate durante il recente incontro Mike Manley ha annunciato l’uscita sul mercato di varie versioni ibride. E non tutti sono d’accordo. Primo perché sono complicate, secondo per via della presunta reticenza della clientela nell’acquistarle. Ad esempio, la Toyota, realtà iperconsolidata in questa tipologia di alimentazione, vende faticosamente i propri brevetti. Inoltre, Governi come il Regno Unito stanno iniziando ad escluderli dagli incentivi. Altre città probabilmente lasceranno cadere le agevolazioni. Insomma, sembrano un investimento già perso in partenza.

Dunque, alla richiesta di spiegazioni per il budget stanziato in merito, Manley mette prontamente in chiaro quali piani concretizzeranno. La misura attuata fa fondamento su una verità: fra quattro, cinque anni il mercato subirà forti scossoni, ancor più accentuati se viene preso a riferimento il prossimo decennio. Di conseguenza l’obiettivo primario è quello di proteggere il capitale dei portatori di interesse, dando, al contempo, la flessibilità per adattarsi. Se dovesse guardare fuori dalla finestra scorgerebbe centinaia di veicoli parcheggiati. Dalla parte anteriore a quella posteriore della strada sono totalmente assenti posti di ricarica. E così è in migliaia e migliaia di città e Paesi europei. In sostanza quella attuale è una fase di transizione.

Una percentuale crescente di pubblico acquista mezzi elettrici, tuttavia la stragrande maggioranza sta ancora aspettando l’infrastruttura apposita. Vista della situazione, sviluppare una piattaforma in grado di ottimizzare i costi e i capitali nel modo più efficiente possibile per soddisfare la conformità in futuro, anche se si tratta di una finestra di tre, quattro, cinque anni, Mike Manley pensa sia assolutamente vitale mentre compiono tale transizione. Oltre il 2025 integreranno la batteria completamente elettrica e dal 2035 a Londra diventerà la norma. Intanto bisogna arrivarci. Di conseguenza il loro approccio uniforme lo considera il migliore.

La conformità delle emissioni alle direttive europee

Una questione su cui sono stati molto, molto categorici con il loro Consiglio e con il loro team – ha aggiunto Mike Manley – è tutta questa domanda sulla conformità alle direttive europee e sugli obiettivi di sostenibilità. Hanno appena finito di stabilire i propositi per la loro compagnia. Non saranno guidati da obiettivi di conformità, bensì da quelli che ritengono essere i giusti e appropriati obiettivi di sostenibilità aziendale, obiettivi di governance aziendale. E pensa che questa sia una dichiarazione molto importante da fare.

È inevitabile che si riferiranno costantemente a questo come a un gioco di conformità. Ma in ultima analisi, il linguaggio cambierà in modo piuttosto drammaticamente e rapido. Quindi avrà un grosso impatto sul mercato. Sentono i commenti della gente in tal senso. Faranno parte della soluzione, ma a proprio modo. E questo crede sia la via più conveniente possibile.

Cina e Brasile: gli scenari secondo Mike Manley

Si passa poi al tema della Cina e del Brasile, sulle prossime mosse commerciali. Partendo dal Paese asiatico, creerà risvolti la perdita registrata dalla Region APAC (comprendente Cina, Corea del Sud, Giappone e Australia, ndr). Nonostante sia stata molto lieve, rimane pur sempre una perdita e, in quanto tale, non sono soddisfatti. Tuttavia, per recuperarne l’ammontare non vuole limitare lo sforzo dell’organico: si è verificato un cambiamento drammatico sia nel fattore di costo SG&A (Spese di vendita, generali e amministrative, ndr) sia in quello dei veicoli. E lo vede come una cosa potenzialmente positiva in termini di immagine.

Ciò che devono fare è ricostruire i volumi, alcuni già sicuri perché hanno lavorato parecchio sul lato del marchio e del marketing. Ma proverrà pure dagli sforzi profusi con il partner della joint venture per quanto riguarda la flessibilità del portafoglio e la ricerca di modi per poterlo efficacemente costruire. Il compito non verrà perciò espletato nei primi mesi del 2020, ma si stanno prodigando affinché ciò accada. Sente di avere il team adatto a tagliare il traguardo.

In quanto al Brasile le prospettive lasciano ben pensare e, infatti, stanno introducendo vari prodotti targati Jeep. Non hanno ancora dato l’annuncio, ma la divisione incaricata ha raccolto numerose richieste. E nel prossimo futuro le fabbriche dello Stato sudamericano avranno un gran da fare, spinte dal grande affetto attorno al marchio nel Paese e nella regione. Da lì desiderano partire.

Margine “impressionante” in Nord America

Sul Nord America il margine del quarto trimestre del 10% Manley lo giudica impressionante, specie se paragonato ai colleghi della General Motors. Quando pensa al loro brand Ram, sarebbe davvero difficile per lui affermare che lo sciopero ha avuto un qualche impatto. Se hai autocarri accolti da favorevoli risultati commerciali e da premi, la competitività rimane. La gamma di qualità, abbinata alle capacità dei concessionari, li ha condotti ad essere la potenza numero due. E ne è fermamente convinto, perché se guarda anche all’evoluzione del prezzo medio di transazione e dei bonus, entrambi si sono mossi nella giusta direzione, creando il successo. Se la mente corre al 2020, ipotizza un incremento della concorrenza.

Il business dei camion non si ferma mai. È un lancio dopo l’altro, sia che si tratti di una versione aggiornata o di una nuova generazione. Da anni i costruttori tengono ritmi velocissimi, e il vento non cambierà a breve. Una delle conquiste raggiunte con il marchio, una garanzia per restare ad alti livelli nei mesi futuri.

Hanno piuttosto trovato fitta concorrenza sul versante dei SUV, perdendo volume in particolare nel segmento B e nel segmento D. E a nessuno piace perdere volume. Ma chiaramente hanno innanzitutto analizzato il migliore equilibrio tra volume e margine. E c’è un po’ di quel business che ora viene fatto a quello che lui definirebbe un margine molto basso. E il dipartimento commerciale ha preso la scelta giusta.

D’altra parte però se i numeri calano c’è qualcosa di errato, finché non si rileva il margine prodotto dal team nordamericano. Monitoreranno vigili gli sviluppi. Comunque per Manley la concorrenza fa parte dell’ambiente in cui operano.

L’emancipazione dai credit verdi di Tesla

Mentre proseguono i preparativi della fusione 50-50 in atto con il gruppo PSA, c’è già chi si interroga se, in seguito alla buona riuscita dell’affare, FCA si emanciperà da Tesla. Attualmente, infatti, nelle casse di Elon Musk il colosso italo-americano versa milioni di euro per i cosiddetti credit verdi. La pianificazione è stata messa in atto prima della fusione.

Decisivo sarà il 2021, almeno in Europa, contando sui vari investimenti effettuati nella elettrificazione, che ora stanno arrivando forti e rumorosi. A Ginevra sveleranno la Fiat 500 BEV e hanno già mostrato la Compass, il Patriot e l’ibrida plug-in Wrangler. Negli Stati Uniti direbbe invece da metà a fine 2023, sempre in linea con la cadenza di prodotto messo a confronto in termini di ibridazione dell’elettrificazione.

Che sia per la Maserati o no, la linea politica resta pur sempre quella: offrire performance elevate. Non solo per i veicoli elettrici a batteria, ma per tutti, a maggior ragione chiaramente se il powertrain è destinato a brand il cui DNA è sinonimo stesso di velocità.

Ingegneri attrezzati allo scopo

Hanno una significativa esperienza interna in termini di elettrificazione. Si sono focalizzati sul fatto che sono il numero uno dei venditori miti ibridi negli Stati Uniti. Possiedono una posizione di primo piano negli Stati Uniti. Hanno lanciato la Fiat 500 BEV negli States, a memoria la più venduta tre anni fa. Le risorse interne sono dunque numerose. Ma lavorano in partnership. Devono farlo con i produttori di batterie, perché è un sistema di controllo e di integrazione molto, molto più complicato. Poi qualsiasi OEM deve avere un gran grado di quella competenza di base all’interno della propria organizzazione. Ed è lieto che anche all’interno gli ingegneri siano attrezzati.

A detta di Manley, hanno infine compensato l’inflazione salariale in diverse regioni, a volte sono più significative di altre. Quello che cercano sempre è di incaricare il personale di verificare se ci sono compensazioni dei costi o dei prezzi e dei margini o mix. E sente seguano le linee guida, basandosi di anno in anno attraverso una combinazione di cose. E hanno avuto anche un’inflazione salariale e un’inflazione complessiva del lavoro, poiché hanno rafforzato alcuni dei loro team interni. L’hanno saputo compensare. E continueranno a farlo.

 

 

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