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Confindustria, Mattioli: “Lavoriamo per far tornare FCA”

La presunta candidata alla presidenza auspica un ritorno

Confindustria Licia Mattioli

Si rincorrono le voci su chi sostituirà Vincenzo Boccia alla guida di Confindustria. Concluso il suo mandato, occorrerà trovare un erede e, stando alle ultime notizie trapelate, probabilmente sarà donna, Licia Mattioli. Da mettere in preventivo, la ritrosia nel confermare l’interesse alla carica: i candidati potranno farsi avanti solo dal 23 gennaio e delle ufficialità si parlerà solo verso fine mese.

Napoletana di origine e torinese di adozione, la 52enne è proprietari della Mattioli Gioielli: 70 milioni di fatturato e 260 dipendenti. Oggi vice per l’Internazionalizzazione al fianco di Vincenzo Boccia, è stata in passato presidente a Torino. Naturale che conosca già le vicissitudini di Fiat Chrysler Automobiles.

A confermare la candidatura, pur barricandosi dietro dichiarazioni ipotetiche, sono ben due noti esponenti: i numeri uno di Confindustria Piemonte, Fabio Ravanelli, e dell’Unione industriali di Torino, Dario Gallina. Mattioli – sottolinea Ravanelli – guida una grossa azienda, leader nel proprio settore, investirla della fiducia sarebbe pertanto una scelta oculata. Possiede una conclamata esperienza, ha il piglio giusto, è determinata a raggiungere gli obiettivi.

Tutte caratteristiche che lascerebbero ben pensare in vista delle sfide future alle quali Confindustria si dovrà sottoporre. Qualora prendesse davvero la poltrona, sarebbe la prima donna dopo Marcegaglia, la seconda piemontese dopo Pininfarina. Proprio così, la stessa Emma Marcegaglia leader di Confindustria dal 2008 al 2012, un esempio per Licia Mattioli che a più riprese ha ammesso di ergerla a fonte di ispirazione e modello di imprenditoria al femminile.

Licia Mattioli: chi è la candidata al trono di Confindustria

Avvocato, Licia Mattioli è nata a Napoli il 10 giugno 1967. La scalata al mondo dell’imprenditoria comincia nel dicembre 1995, quando con il padre acquisisce una prima quota dell’Antica Ditta Marchisio, il più antico laboratorio orafo torinese specializzato nella creazione e lavorazione manuale di oreficeria di lusso. Come amministratore delegato, intraprende un processo di rinnovamento e nel 2013 si occupa della vendita alla holding del lusso Richemont, seguita dal lancio della Mattioli spa che del precursore conserva e sviluppa lo storico nucleo di artigiani.

Al momento di rilevare la compagnia, ha raccontato Licia in un’intervista a Il Giornale, l’idea era di portare criteri aziendali in ambito artigianale. Una mossa dapprima contestata, trattata alla stregua di follia, invece rivelatasi sul campo assolutamente azzeccata, la chiave di volta, sintomo della capacità d’innovazione di prodotto e produzione.

Il fiuto per gli affari Licia lo ha “ereditato” dalla figura paterna, allora manager in Pirelli. Ha pure aperto una galleria d’arte contemporanea a Torino per promuovere e lanciare giovani talenti italiani. È infine la responsabile di Exclusive Brands Torino, prima rete orizzontale delle imprese di alta gamma da lei costituita nel 2011.

A livello politico viene eletta vicepresidente dei Giovani Imprenditori di Torino, mantiene la posizione dal maggio 2001 al giugno 2007; poi diventa la vicepresidente dell’Unione Industriale di Torino e della Commissione pari opportunità, nonché membro del direttivo presso la Camera di Commercio di Torino. Nel 2011 Licia Mattioli è la prima donna a diventare Presidente di Federorafi.

I promotori principali

Moglie e madre di due figli, si è pubblicamente schierata contro lo stereotipo della donna italiana principalmente votata alla famiglia che alla professione. Una battaglia nei confronti della quale si sta battendo parecchio, poiché in Italia ci si impegna troppo poco per permettere alle mani di dedicarsi alla carriera.

Non sono abbastanza gli strumenti introdotti per sostenere le giovani donne a risolvere i problemi incontrati durante la quotidianità. Tra i promotori principali ci sono innanzitutto industriali torinesi e, si mormora, pure Spa di Stato e apparato capitolino.

Massima esperta delle dinamiche di Confindustria, avrebbe la possibilità di imprimere un’efficace svolta. Nella corsa alla poltrona si misurerà probabilmente insieme ad altri eccellenti competitor, quali il nordestino Andrea Illy e il meneghino Carlo Bonomi. Attendendo un segnale da Giuseppe Pasini e Marco Tronchetti Provera.

Contattata da Il Corriere della Sera per la conferma della sua imminente candidatura, Licia Mattioli fa spallucce e si nasconde dietro ai “no comment” di rito. Per adesso è unicamente concentrata a completare il suo mandato di vicepresidente.

Oggi parecchie multinazionali lasciano l’Italia. È compito di Confindustria intervenire prontamente, evitando che il problema peggiori.

Se si desidera davvero guarire il paziente – spiega – occorre curarlo quando compaiono le prime linee di febbre. Pertanto, hanno sottoscritto protocolli con varie Regioni, dal Lazio alla Toscana, fino all’Emilia Romagna, per istituire un referente responsabile in ogni territorio a cui appellarsi appena si rilevano alcune difficoltà. E la tecnica funziona.

La fragilità delle autorità governative in tema di politica estera rende il tutto più complicato. Mattioli invita il potere esecutivo a garantire appoggio.

Fiat Chrysler in Confindustria: più che mai importante

Le missioni congiunte Ministero-Sace-Simest-Ice si sono rivelate parecchio utili. È bene continuare a usare questa leva e farlo possibilmente anche di più. I governi di qualunque schieramento dovrebbero fissare 4 priorità: sbloccare le infrastrutture già finanziate, alleggerire la burocrazia, dare certezza della giustizia e accorciarne le tempistiche. Ciascuna delle quattro priorità non pesa in minima maniera sul bilancio statale.

Intanto Fca e Psa sono attive al perfezionamento della fusione, operazione tuttora approvata dalla famiglia Peugeot, proprietaria di poco più del 6 per cento del gruppo in divenire e pronta a esercitare l’opzione di acquisto del 2,5 per cento prevista da contratto. Una volta finalizzato l’accordo, ha ancora senso auspicare un ritorno di Fiat Chrysler in Confindustria e non solo, prosegue Mattioli: serve adoperarsi a creare le condizioni affinché ciò avvenga. Non lo ritiene fuori portata.

Riguardo invece alla stagnazione, non crede dipenda dalla preferenza delle aziende di competere sui prezzi invece di investire. Anzi, nell’attuale corso, favorite da Industria 4.0, hanno investito e sono sensibilmente cresciute in competitività.

Oltre alla Mattioli, in Confindustria prestano servizio altre due vicepresidenti e un direttore generale donne: numeri comunque insufficienti. Non c’entrano le discriminazioni, piuttosto conciliare famiglia e lavoro è già complicato, se si aggiungono impegni associativi ciò risulta impossibile. Tuttavia, un corretto equilibrio tra uomini e donne apporterebbe ovunque vantaggi.