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Autostrade per l’Italia: battaglia sulla concessione

Si inasprisce lo scontro fra il primo gestore della rete autostradale e parte del Governo

Tutto è nato col crollo del ponte Morandi di agosto 2018, su un tratto autostradale gestito da Autostrade per l’Italia (Aspi), prima concessionaria del nostro Paese. Da allora è una battaglia fra M5S (specie Luigi Di Maio) e Aspi. La più recente puntata della telenovela vede al centro della storia il decreto legge milleproroghe: ci sono disposizioni in materia di concessioni autostradali finalizzate, tra l’altro, a modificare alcune clausole della vigente convenzione unica di Autostrade per l’Italia. È il contratto che lega lo Stato (proprietario della rete) con il gestore, il quale incassa pedaggi in cambio di manutenzione.

Autostrade per l’Italia: milleproroghe nel mirino

Il milleproroghe parla di revoca, decadenza o risoluzione meglio specificate nella bozza di decreto legge. Il decreto, secondo Autostrade per l’Italia, presenta rilevanti profili di incostituzionalità e contrarietà a norme europee. La società sta valutando ogni iniziativa volta a tutelare i diritti della stessa in termini di legittimità costituzionale e comunitaria delle disposizioni normative. Sotto la lente, i princìpi di affidamento, di libertà di stabilimento e di concorrenza, di proporzionalità e di ragionevolezza.

Autostrade per l’Italia e le ragioni del decreto

Stando ad Autostrade per l’Italia, le disposizioni sono in un decreto legge in assenza dei necessari requisiti di estrema urgenza e necessità. Non c’è neppure  omogeneità del disposto normativo milleproroghe. Anche alla luce delle recenti ordinanze del TAR Liguria di rimessione alla Corte costituzionale delle disposizioni del decreto Genova, la nuova norma è irragionevole, conclude Autostrade per l’Italia. Sarà la Consulta a dire se Aspi sia o no responsabile per il crollo del ponte Morandi: oggi non ci sono le prove.

Concessione: da modificare in due

Già nel 2006 la Commissione europea ha sancito che i contratti di concessione non sono modificabili in modo unilaterale. C’è la certezza del diritto e del legittimo affidamento. Autostrade per l’Italia ha ritenuto di indirizzare una comunicazione al ministero concedente, alla presidenza del Consiglio e al ministero dell’Economia. Dice che ’eventuale adozione di una norma del genere determinerebbe il verificarsi dei presupposti per la risoluzione.

Quanti soldi ad Aspi?

Tradotto il comunicato di Aspi: lo Stato pagherà la penale ad Autostrade pe l’Italia. Quanti soldi? Sui 20 miliardi di euro, si ipotizza, con le vecchie regole. Che sono quelle volute dal gestore. Con le nuove eventuali regole? La norma prevede il subentro dell’Anas in caso di revoca e un drastico taglio agli indennizzi. Risponde la ministra dei Trasporti Paola De Micheli: l’indennizzo sarebbe molto meno. Ma con la nuova regola ai concessionari eventualmente revocati spetterà la cifra iscritta a bilancio degli investimenti non ammortizzati, più quanto previsto dal codice degli appalti. Si calcola che con le nuove regole Aspi incasserebbe solo 10 miliardi. Sì, solo. Sarebbe una batosta per Aspi. Infatti, il titolo è crollato in Borsa. Potrebbe esserci una battaglia legale di anni.

Concessione ad Autostrade: Conte contro Di Maio?

Occhio ora a cosa può succedere nella maggioranza. Questa storia della concessione ad Autostrade per l’Italia fa cozzare due soggetti: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte; e Luigi Di Maio, ministro degli Esteri e azionista di maggioranza dell’Esecutivo. Il premier dice che non chiede la revoca della concessione perché la questione è ancora tutta da decidere. Invece il leader M5s ribadisce la linea del M5S, sostenendo che non c’è alternativa: bisogna revocarla.