Elon Musk lo aveva annunciato con la solita spavalderia. Un “dipartimento di contenzioso agguerrito” per rispondere colpo su colpo. Ma a guardare oggi i corridoi dei tribunali, più che un’armata d’attacco, sembra di vedere un servizio di pronto soccorso. Tesla è attualmente sotto assedio in oltre 20 cause legali attive, con una potenziale esposizione finanziaria che balla tra i 2,7 e i 14,5 miliardi di dollari. Si tratta del prezzo della realtà che bussa alla porta di chi, per anni, ha venduto il futuro a rate.

La strategia difensiva scelta dagli avvocati di Palo Alto è quasi comica nella sua spudoratezza. In aula, hanno cercato di sostenere che le dichiarazioni di Musk sulla sicurezza “sovrumana” dell’Autopilot fossero solo “vaghe dichiarazioni di ottimismo aziendale”. In pratica, ci stanno dicendo che non dovremmo prendere sul serio il CEO di una delle aziende più capitalizzate al mondo perché, in fondo, stava solo facendo un po’ di sana pubblicità creativa.
Se un giudice californiano nel 2024 l’ha bevuta, una giuria di Miami nell’agosto 2025 ha rispedito il bicchiere al mittente con il caso Benavides, 243 milioni di dollari di risarcimento per un incidente mortale. Tesla aveva rifiutato di chiudere a 60 milioni prima del processo. Un errore di calcolo bello grosso.
Il problema è che il sistema Autopilot e il pacchetto Full Self-Driving (FSD) sono diventati un campo minato. La NHTSA ha identificato violazioni che sembrano prese da un manuale di guida pericolosa con passaggi col rosso, corsie contromano, manovre da brivido. Con circa 50-60 incidenti mortali già censiti e legati a questi sistemi, la matematica diventa terrificante.

Se ogni caso seguisse il precedente Benavides, la sola voce “incidenti” potrebbe costare fino a 5 miliardi. E siamo solo all’inizio, perché le cause che stiamo vedendo ora riguardano il periodo 2018-2020. Il vero tsunami arriverà con i dati del 2021-2025, quando l’FSD è stato sdoganato su centinaia di migliaia di veicoli usati come cavie in un test beta a cielo aperto.
C’è la questione dell’hardware. Dal 2016, ogni Tesla è stata venduta con la promessa di avere “tutto l’hardware necessario per la piena capacità di guida autonoma”. Nel gennaio 2025, Musk ha ammesso che il computer HW3, montato su 4 milioni di auto, dovrà essere sostituito fisicamente. Un’operazione che lui stesso ha definito “complessa e dolorosa”. Un incubo logistico e finanziario senza precedenti, che ha già scatenato class action in Europa e Australia. Il pacchetto FSD, venduto fino a 15.000 dollari, rischia di trasformarsi nel più grande rimborso della storia dell’automotive.
Oltre al software che fa le bizze, Tesla deve gestire le macerie sociali della fabbrica di Fremont. Oltre 900 cause individuali per discriminazione razziale pendono sull’azienda, con accuse di insulti, graffiti infamanti e un clima da “piantagione” che mal si sposa con l’immagine patinata del brand.
Il quadro è quello di un’azienda che è cresciuta troppo in fretta per le sue stesse regole. Persino l’autonomia delle batterie e la precisione dei contachilometri sono finiti sotto la lente dei giudici. Tesla voleva cambiare il mondo, ma sembra che dovrà prima imparare a stare al mondo.
