Tesla Supercharger, la verità (amara) che nessuno dice: così Musk sta facendo fortuna

Ippolito V
Inizialmente non era visto come un modo di fare business, ma la Tesla Supercharger è un’industria da miliardi di dollari.
Tesla Supercharger

Risalgono ad anni fa le dichiarazioni della Tesla secondo cui la sua rete di Supercharger non sarebbero mai stati un modo di fare profitti. In tutti questi anni la Casa ha portato avanti la sua politica, ma ancora per quanto? In fondo, non ci sarebbe nulla di male nel farvi affidamento. Oltretutto, la politica dei prezzi d’acquisto delle vetture della Casa texana sono favorevoli come non mai e forse siamo appena all’inizio. Durante alcuni incontri con la stampa, il leader Elon Musk ha paventato la possibile adozione di listini pari al costo di produzione. All’inizio l’impressione di molti è stata di una semplice boutade, dettata dal carattere vulcanico dell’imprenditore, unita alla volontà di richiamare l’attenzione generale. Eppure, dall’inizio del 2023 hanno avuto luogo dei continui tagli, perciò è davvero difficile escludere nel raggiungimento dell’obiettivo in un futuro imprecisato.

Tesla Supercharger: un giro d’affari monstre

Elon Musk

Ma veniamo ai Supercharger, uno dei fiori all’occhiello della Tesla, apprezzati pure dalle stesse compagnie in teoria rivali. Stando all’analisi di Dan Ives, amministratore delegato e analista senior di ricerca azionaria presso la società di investimento Wedbush Securities, il business che vi ruota attorno potrebbe diventare estremamente lucroso. Nei prossimi anni potrebbe arrivare a valere dal 3 al 6 per cento dei ricavi totali, pari a un giro d’affari compreso tra i 10 e i 20 miliardi di dollari entro il 2030.

L’analista di Wall Street ha tirato le conclusioni sulla base di vari parametri, inerenti all’industria automotive e non solo. Difatti, Tesla ha pure degli altri interessi, quali la fornitura di energia elettrica nelle abitazioni private, la numero uno negli Stati Uniti, in seguito alle recenti operazioni. Inoltre, le parti hanno destinato delle ingenti risorse nell’intelligenza artificiale e le Gigafactoryhanno avuto un netto incremento di capacità produttiva. Ogni elemento paventa, insomma, una crescita forte e perentoria, compresi gli accordi sottoscritti con diverse Case automobilistiche per consentire ai rispettivi clienti di servirsi del North American Charging Standard (NACS). Sebbene la Casa Bianca non abbia mai fatto mistero di prediligere il CCS, anche sotto forma di allettanti incentivi, adesso pare esserci un chiaro vincitore.

Tra le prime realtà pronte a stringere un’intesa c’è stata pure la connazionale Ford, il che la dice lunga sui favori riscossi dalla Tesla, data la storica rivalità in atto con l’Ovale Blu. Una rivalità portata avanti pure nel recente periodo, a suon di provocazioni, ad esempio quella lanciata da Jim Farley sul Cybertruck. Ciò non ha impedito di mettere nero su bianco all’intesa sui Supercharger. Ives ha sottolineato, inoltre, come la Tesla si trovi in una “posizione privilegiata” per spremere ulteriore nettare dal vitigno nel viaggio verso l’elettrificazione della gamma da parte dei competitor. Il valore delle azioni da egli stimato ammonta a 350 dollari l’una.

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