Tesla ha depositato alla SEC (U.S. Securities and Exchange Commission) un documento davvero molto interessante. Il 10-K/A presentato il 30 aprile è la dichiarazione annuale modificata per il 2025, e dentro c’è qualcosa che gli azionisti avrebbero il diritto di leggere con molta attenzione. Parliamo di una mappa dettagliata di come il denaro di Tesla circola all’interno dell’universo Musk.
I numeri, prima di tutto. Nel 2025 Tesla ha incassato 573,4 milioni di dollari da aziende riconducibili direttamente al suo CEO. Di questi, 430,1 milioni arrivano da xAI, che ha acquistato batterie Megapack per alimentare i propri data center. Gli altri 143,3 milioni vengono da SpaceX, che nel solo quarto trimestre ha immatricolato 1.279 Cybertruck, pari al 18% di tutte le registrazioni del pick-up negli Stati Uniti in quel periodo. Un dato che aiuta a capire quanto quelle cifre di vendita siano sostenute dalla domanda esterna di mercato e quanto, invece, da acquisti interni al sistema.

Sul fronte delle uscite, Tesla ha versato 11,4 milioni a SpaceX per accordi commerciali e di licenza, 4 milioni a xAI per consulenze, 3,3 milioni a X per una campagna pubblicitaria, decisione curiosa per un’azienda che per anni ha rifiutato categoricamente di fare pubblicità, 900.000 dollari a The Boring Company per il tunnel sotto la Gigafactory Texas, e 4,8 milioni a una società di sicurezza privata di proprietà di Musk che lo protegge, tra le altre cose, “in relazione ai suoi doveri per Tesla”. Il documento precisa che quella cifra copre solo una parte del costo totale. Il resto non è specificato.
Poi c’è la questione dei 2 miliardi. A gennaio 2026 Tesla ha investito quella cifra nel round Series E di xAI Holdings. Poche settimane dopo, SpaceX ha acquisito xAI Holdings, e le azioni privilegiate di Tesla sono diventate azioni ordinarie di Classe A di SpaceX. Gli azionisti che avevano votato a favore di un investimento in intelligenza artificiale si sono ritrovati soci di minoranza di un’azienda aerospaziale. La quota, secondo alcune fonti, è inferiore all’1%.

Il documento afferma che tutte le transazioni sono avvenute a condizioni di mercato e sono state verificate dal Comitato di Audit. Può anche essere vero. Ma quando la stessa persona controlla il cliente, il fornitore, la piattaforma pubblicitaria, il servizio di sicurezza e il tunnel sotto la fabbrica, il confine tra governance e gestione familiare diventa difficile da tracciare.
