Nissan ha deciso che sette fabbriche nel mondo sono di troppo. Non è una mossa improvvisata, ma il finale di una storia che inizia con montagne di perdite e finisce con la chiusura degli stabilimenti. Succede quando i conti parlano più forte del marketing.
L’anno fiscale giapponese 2024, quello che va da aprile a marzo 2025, ha portato una perdita netta di 670,9 miliardi di yen, circa 3,7 milioni di euro. Per capirci meglio, un crollo di oltre 1.097 trilioni di yen (6,7 miliardi di euro) rispetto all’anno precedente. Un disastro. La reazione è stata prevedibile: nuovo amministratore delegato, Ivan Espinosa, e una serie di tagli degni di un piano di ristrutturazione d’emergenza.

Nel terzo trimestre fiscale del 2025, Nissan ha rivisto le sue previsioni annunciando una perdita operativa di 60 miliardi di yen invece dei 275 miliardi previsti inizialmente. Numeri che suonano meno drammatici solo perché il confronto è con una catastrofe ancora più grande. Per arrivarci, però, la casa giapponese ha dovuto vendere persino il quartier generale di Yokohama a un’azienda taiwanese per 97 miliardi di yen, circa 754 milioni di euro. Quando vendi casa, evidentemente le cose non vanno benissimo.
I sette stabilimenti destinati alla chiusura o alla vendita sono sparsi nel mondo. In Giappone, chiuderanno Oppama, il più vecchio impianto produttivo di Nissan a livello globale, e Shatai Shonan. In Messico, usciranno di scena gli stabilimenti COMPAS di Aguascalientes e Civac, oltre a un altro impianto in Argentina.

La casa nipponica ha già venduto il 51% della joint venture in India al partner francese Renault, mentre lo stabilimento sudafricano che produce la Navara per alcuni mercati potrebbe finire nelle mani del marchio cinese Chery.
Entro marzo 2028, Nissan avrà tagliato una capacità produttiva in eccesso tra i 2,5 e i 3 milioni di veicoli, rendendo l’azienda teoricamente più efficiente. Teoricamente, appunto, perché l’efficienza vera si misura quando le auto si vendono.
Il piano Re:Nissan, presentato dal nuovo CEO, promette di riportare l’azienda su binari più solidi. Espinosa ha dichiarato che le perdite sostanziali del 2025 sono legate principalmente a oneri contabili non monetari, necessari per rafforzare le performance operative a lungo termine. In pratica, adesso fa male, ma dovrebbe servire per il futuro.
