L’Europa sta costruendo fabbriche di batterie, ma rischia di dover acquistare all’estero gran parte di ciò che serve per farle funzionare. È il problema sollevato dalla Backbone Coalition nel rapporto Europe’s Electric Backbone, che chiede all’Unione europea di intervenire entro, e non oltre, i prossimi tre anni. Non si tratta di una scadenza fissata da Bruxelles, ma del periodo entro il quale, secondo la coalizione, occorre rendere sostenibili gli investimenti prima che imprese e competenze si spostino verso altri mercati.
Batterie europee, la filiera dipende ancora dall’estero: l’Europa ha solo tre anni di tempo per adeguarsi
Secondo la Commissione europea, nel 2024 l’UE ha acquistato dall’estero batterie per circa 28 miliardi di euro, di cui 22 miliardi dalla Cina. Aprire nuovi stabilimenti per la produzione delle celle può ridurre questa esposizione, a patto che gli impianti previsti vengano effettivamente completati. Da solo, però, l’assemblaggio delle celle non risolve il problema.
Il passaggio più difficile si trova tra l’estrazione delle materie prime e la batteria finita. In questa fase i minerali vengono trasformati nei materiali utilizzati per anodi e catodi, lavorazioni nelle quali l’industria europea è ancora debole. Una fabbrica situata nell’UE potrebbe quindi continuare a dipendere da fornitori esteri per componenti indispensabili alla sua produzione. La coalizione richiama anche l’attenzione sui macchinari e sulle tecnologie necessarie a produrli.
Il fabbisogno, intanto, non riguarda più soltanto le automobili. Le batterie servono ad accumulare l’energia prodotta dalle rinnovabili e trovano impiego nelle reti elettriche, nei centri dati e nei sistemi di difesa. Il rapporto osserva che la capacità produttiva europea è stata sviluppata soprattutto pensando alle auto, mentre crescono anche le richieste provenienti da altri settori.
La Backbone Coalition propone di sostenere le aziende in base alle quantità realmente prodotte, con un contributo calcolato per ogni kWh, così da offrire maggiore certezza a chi finanzia gli impianti. Chiede inoltre che incentivi e acquisti pubblici favoriscano i prodotti realizzati nell’UE e che, a partire dal 2027, vengano introdotti gradualmente requisiti di origine per alcuni componenti strategici.
Fra le misure suggerite compare anche un’indagine sui possibili sussidi alle batterie cinesi, sul modello di quella già svolta per le auto elettriche importate dalla Cina. Il punto su cui insiste il rapporto è che sostenere soltanto le fabbriche di celle lascerebbe scoperta proprio la parte della filiera da cui quelle fabbriche dipendono.





