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Pedaggi autostradali: due miliardi nel 2018

Boom delle tariffe al casello: automobilisti sempre più tartassati

Pedaggi autostradali: secondo l’Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica), italiani con l’auto sempre più spremuti dal fisco, ma anche dalle tariffe al casello. La voce d’imposta relativa ai pedaggi autostradali ammonta nel 2018 a 2,16 miliardi di euro, in rialzo di addirittura il 2,5% rispetto al 2017.

Pedaggi autostradali, fanno festa le concessionarie

La crescita è da imputarsi sia all’aumento del numero di milioni-km percorsi (84 miliardi, con un lieve incremento, +0,4%) sia all’incremento dei pedaggi autostradali. Per quanto riguarda, invece, l’anno in corso, nei primi otto mesi del 2019 il valore dei veicoli-km percorsi è aumentato a sfiorare i 57,3 miliardi. Cioè lo 0,5% in più rispetto ai primi otto mesi 2018: siamo a +0,1% per la componente veicolare leggera e +2% per quella pesante. Anche il gettito risulta in crescita nel periodo gennaio-agosto 2019. Per le concessionarie, è festa.

Attività a basso rischio: pedaggi e autostrade

Il fatto è che per le concessionarie, le autostrade sono la gallina dalle uova d’oro. Lo Stato è proprietario della rete autostradale e dà i tratti in concessione ai gestori privati. Questi incassano i pedaggi. In cambio, devono ammodernare la rete. Meno gli incidenti, più la manutenzione, più alti i pedaggi: lo dicono che le singole convenzioni (i contratti) fra gestori e Stato. Ma di quei contratti non si sa molto. Oltretutto, alla base c’è una formula matematica complicatissima. La trasparenza (per colpa del legislatore) non è eccezionale quindi in materia di pedaggi autostradali: i gestori non fanno nient’altro che adeguarsi. Attività a basso rischio d’impresa per loro.

Concessioni autostradali: nel 2018, solo un piccolo passo avanti

Nel 2018, l’allora Governo annunciava (tramite il ministero dei Trasporti) che erano da quel momento disponibili online sul sito del ministero i testi degli Atti convenzionali: regolano le concessioni autostradali sulla rete a pedaggio. Al fine di favorire una maggiore trasparenza, venivano resi fruibili i testi delle convenzioni e i relativi allegati: consentono l’accesso generalizzato alle informazioni di interesse pubblico sugli operatori autostradali. Anche sull’organizzazione e sul costo del servizio. In base alle quali vengono riconosciuti gli aggiornamenti dei pedaggi. In realtà, di quelle convenzioni, mancano ancora alcuni dati chiave per capire i pedaggi. Erano e restano comunque contratti di difficilissima lettura per chiunque.

Nel 2019, aumenti in freezer

Grazie al lavoro fatto al ministero dei Trasporti, nel 2019 l’allora Governo emanava decreti grazie ai quali, nel 2019, non sarebbe scattato nemmeno un centesimo di aumenti dei pedaggi sul 90% delle autostrade italiane. Vero. Ma era una misura temporanea. Rincari in freezer. Che prima o poi arriveranno o sono arrivati di già.

Pedaggi e investimenti: polemiche

In parallelo, ci sono le polemiche sugli investimenti dei gestori. L’Aiscat (Associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori) nell’ottobre del 2019 non le ha mandate a dire al Governo. Nel mirino dell’Aiscat, c’è la volontà dell’Esecutivo di introdurre un limite dell’1% alla deducibilità del costo per l’ammortamento finanziario dei beni gratuitamente devolvibili. Tutto questo, dice l’Associazione società concessionarie, rischia di generare un blocco generale degli investimenti nel settore autostradale. Penalizzando fortemente lo sviluppo del sistema infrastrutturale del Paese. Se la misura nella legge bilancio 2020 fosse approvata, le concessionarie autostradali sarebbero impossibilitate a dedurre fiscalmente nell’arco della concessione i costi sostenuti per la realizzazione di infrastrutture. Da devolvere gratuitamente allo Stato al termine del contratto. Primo risultato: disallineamento tra l’ammortamento finanziario contabile e quello dedotto fiscalmente. Seconda conseguenza: impossibilità di realizzare nuovi investimenti.