Uno dei momenti più emozionanti del Salone Auto Torino 2026 è stato l’omaggio al centenario della nascita di Sergio Pininfarina. Sotto la sua gestione, l’azienda fondata dal padre Battista “Pinin” Farina diede nuovo slancio al memorabile rapporto di collaborazione con la Ferrari.
Da questa partnership è nato lo stile di molte fra le “rosse” più belle di sempre. L’evento celebrativo non poteva quindi che avere per fulcro le auto sportive di Maranello, firmate ovviamente Pininfarina.
Diverse vetture sono state esposte alla Corte d’Onore del Palazzo Reale, calamitando l’attenzione dei presenti, rapiti da tanto fascino. Fra i modelli più originali messi in mostra, un ruolo di primo piano è stato guadagnato dalla Mythos, opera sublime di Pietro Camardella.
La Ferrari Mythos è una barchetta visionaria che ha scritto una tappa evolutiva importante nell’ambito del design automobilistico. Vicino a lei, nella stessa cornice espositiva, anche una F40 e una 512 TR, legate allo stesso autore, ma il parterre è stato più ampio, con altri esemplari iconici a comporre la tela.
Con questa presenza, il marchio Pininfarina è stato grande protagonista del Salone Auto Torino 2026, giunto ieri al suo epilogo. Le nostre attenzioni di oggi vanno su una specifica vettura del gruppo: la già citata Mythos. Una scelta dettata da ragioni culturali e di rarità.
Il suo debutto avvenne nell’ormai lontano 1989, al Salone di Tokyo, per onorare la storica collaborazione con la casa di Maranello. Sin dalla prima apparizione suscitò emozioni speciali negli appassionati, per le alchimie volumetriche della carrozzeria, di taglio scultoreo.
L’obiettivo era quello di creare un modello ispirato alle Ferrari da gara degli anni ’60, con un look proiettato al futuro. Camardella seppe disegnare delle forme avveniristiche e di estrema pulizia, dove i flussi materici si compongono con sublime armonia e con estrema originalità. Il baffo anteriore scorrevole e l’alettone posteriore mobile, orientati alla deportanza, sono due elementi tecnici innovativi della vettura.
Impossibile confondere la Ferrari Mythos con altre auto. La sua personalità è netta. Nessuno, guardandola, potrebbe immaginare che sotto il suo “corpo” ci sia una Testarossa, col telaio vestito in modo completamente diverso. Della leggendaria GT degli anni ottanta è pure il motore: un 12 cilindri, con angolo di 180 gradi fra le bancate, in grado di sprigionare una potenza massima di 390 cavalli.
Anche se non sono state divulgate le cifre prestazionali, si può ipotizzare un livello di performance rettilinee migliore di quello della Testarossa, per il peso nettamente inferiore della Ferrari Mythos. Quest’ultima ferma l’indice della bilancia a 1.250 chilogrammi, contro i 1.505 chilogrammi dell’altra. La differenza è in parte dovuta all’uso di materiali compositi. La maggiore leggerezza dovrebbe avere implicazioni positive anche sull’handling, facendola danzare meglio tra le curve.
