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Ferrari 333 SP vs 499P in video: quale suona meglio?

Sfida musicale di alto pregio, per contendersi lo scettro sonoro.

Ferrari 499P 2026

Le Ferrari 333 SP e 499P sono due auto da corsa del “cavallino rampante” cui va il merito di aver riportato il marchio nell’universo endurance e, più in generale, nelle gare per sport-prototipo. La prima ha brillato nelle competizioni IMSA; la seconda nelle sfide del campionato FIA WEC. Oggi ci occupiamo di entrambe, cogliendo l’occasione offerta da un video pubblicato sul canale YouTube di Belgian-Motorsport.

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I fotogrammi mettono a confronto la “belva” più recente con quella degli anni ’90. Territorio di contesa è il sound, che viene “carpito” in diversi settori dei circuiti di Spa-Francorchamps, in Belgio, e di Monza, in Italia. Alcune delle 499P immortalate nel cortometraggio sono delle versioni Modificata, ma il suono è molto simile alle sorelle da gara, quindi la loro presenza non stona nel quadro delle riprese, qui focalizzate soprattutto sugli aspetti audio.

Sul fronte del palmares e delle performance, la Hypercar che ha dominato le ultime 3 edizioni della 24 Ore di Le Mans vince a mani basse, ma sul piano delle melodie elargite al piacere delle orecchie domina in modo autorevole la vecchia 333 SP, soprattutto se, come in questo caso, non ci sono silenziatori di scarico a smorzare le musicalità meccaniche del cuore a 12 cilindri che ne anima le danze. Il video è davvero molto interessate, perché accosta le due auto della casa di Maranello, con riprese audio ben fatte. Prima di lasciare la parola alle clip, facciamo un breve ripasso delle protagoniste.

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Ferrari 333 SP

Ferrari 333 SP 1999
Ferrari 333 SP 1999

Presentata alla fine del 1993, questa “rossa” produsse subito un grande interesse negli appassionati che, da lungo tempo, attendevano il rientro della casa di Maranello nelle categorie più alte della gare a ruote coperte, cui il mito emiliano deve gran parte del suo appeal. L’esordio in corsa avvenne l’anno dopo, con risultati luminosi che ne misero in luce l’ottima tempra. Con la Ferrari 333 SP prese forma il ritorno della casa di Maranello nelle sfide per vetture sport-prototipo. Suo terreno d’elezione le gare del campionato IMSA, negli Stati Uniti d’America.

Anche se non scese mai in pista in forma ufficiale, fu gestita al meglio dai team privati che si occuparono della sua fruttuosa parentesi nel motorsport. I successi giunsero in modo copioso. La barchetta del “cavallino rampante” si aggiudicò 56 vittorie assolute e 69 pole position. Possiamo parlare di una carriera agonistica davvero brillante. Al suo attivo anche quattro titoli FIA Sportscar Championship, guadagnati fra il 1998 e il 2001.

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La forza propulsiva della Ferrari 333 SP giunge da un motore V12 aspirato da 4.0 litri di cilindrata, capace di varcare la soglia dei 12 mila giri al minuto. Questa unità propulsiva a 5 valvole per cilindro sviluppa una potenza massima di 650 cavalli, generosamente elargiti al piacere dei sensi. Parliamo di un cuore preso direttamente dalle monoposto di Formula 1, anche se con cubatura più generosa, per garantire i i livelli di affidabilità richiesti dalle gare di durata.

Il dominio netto nei confronti dei rivali spinse le autorità sportive a varare numerosi provvedimenti restrittivi nei suoi confronti, allo scopro di livellare il quadro competitivo. Questo non bastò a far svanire la sua superiorità, frutto di un progetto impeccabile su tutti i fronti. Uno dei punti di forza del bolide del “cavallino rampante” era il telaio monoscocca in fibra di carbonio sviluppato da Dallara. L’assemblaggio dell’auto venne curato da Michelotto, a Padova, che ne gestì anche le fasi di sviluppo successive.

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Ferrari 499P

Ferrari 499P 2026

Con lei la casa di Maranello si è assicurata tre successi di fila alla 24 Ore di Le Mans e il titolo costruttori dello scorso anno. Performance straordinarie che descrivono più di ogni parola la qualità stratosferica del progetto. La Ferrari 499P ha riportato la scuderia emiliana al vertice delle gare di durata. Incredibilmente fruttuosa la sua presenza nella classe Hypercar del campionato FIA WEC.

Presentata nel 2023, questa “rossa” si è dimostrata subito vincente. Grazie alle sue performance in gara, la casa di Maranello ha dato nuova linfa al suo stratosferico curriculum sportivo, facendo in parte dimenticare le scarse soddisfazioni regalate agli appassionati nei campionati di Formula 1 degli ultimi anni. Quella in esame, a differenza delle sorelle del Circus, è stata (e continua ad essere) un’auto dal DNA vincente.

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Nella sigla della Ferrari 499P sono riportate alcune sue caratteristiche. Il codice numerico si riferisce alla cilindrata unitaria del motore, mentre la lettera P è l’acronimo di Prototipo. La sua carrozzeria è stata scolpita in galleria del vento. Il prezioso lavoro di ingegneria aerodinamica ne ha affinato la carrozzeria, facendone una preziosa alleata dei flussi d’aria. Il suo corpo produce alti livelli di deportanza, buona scorrevolezza e notevole efficienza termica.

L’energia propulsiva della Ferrari 499 P giunge da un motore V6 biturbo da 3.0 litri di cilindrata. Al suo vigore si aggiunge quello fornito dal sistema di recupero dell’energia collegato all’asse anteriore e alimentato da un sistema brake-by-wire. Notevole la potenza massima, pari a 670 cavalli. Con lei la casa di Maranello ha riallacciato i fili con la storia, riportando le “rosse” al vertice dell’universo endurance. A lei va il merito del ritorno alla gloria sul circuito della Sarthe, che mancava all’appello dal lontano 1965, quando la 24 Ore di Le Mans fu vinta dalla 250 LM di Jochen Rindt e Masten Gregory.

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Ora gli uomini della casa emiliana puntano ai 6 successi di fila, come accadde negli anni dal 1960 al 1965, ma non sarà facile, per le modifiche regolamentari intervenute e per per la determinazione degli avversari, che vogliono in tutti i modi interrompere il ciclo vincente delle “rosse”. Incredibile la finezza del pacchetto sviluppato dai tecnici per la Ferrari 499P, frutto delle perfette alchimie fra meccanica, elettronica, telaio, aerodinamica, ripartizione dei pesi. Tutto ha una ragione ben precisa in questa Hypercar, la cui complessità si traduce miracolosamente in flussi scorrevoli, dove l’armonia funzionale domina la tela, in modo olistico.

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