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Bufera a Termoli: giudice condanna Stellantis sulla gestione della cassa integrazione

Il giudice del lavoro ha ritenuto che la gestione adottata non abbia rispettato i principi di correttezza e buona fede

Stellantis Termoli

Una decisione che rischia di avere effetti concreti nel confronto sindacale in corso nello stabilimento di Stellantis a Termoli. Il Tribunale di Larino ha accolto il ricorso presentato da una lavoratrice e dirigente sindacale USB, dichiarando illegittima la sua prolungata esclusione dal ciclo produttivo durante i periodi di cassa integrazione e contratto di solidarietà.

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Accolto il ricorso di una lavoratrice e dirigente USB Stellantis di Termoli

Al centro della vicenda c’è il delicato tema della rotazione del personale nei periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa. Secondo quanto ricostruito nel ricorso, l’azienda avrebbe applicato i criteri di sospensione in modo non equilibrato, lasciando di fatto la dipendente fuori dalle chiamate al lavoro nonostante la “fungibilità” delle mansioni, ovvero la possibilità di essere impiegata in più postazioni produttive.

Il giudice del lavoro ha ritenuto che la gestione adottata dal gruppo automobilistico guidato da Antonio Filosa non abbia rispettato i principi di correttezza e buona fede, chiarendo che la scelta di chi sospendere non può essere affidata a una discrezionalità unilaterale. Non basta, secondo il Tribunale, garantire formalmente una percentuale minima di giornate lavorate se, nella sostanza, la sospensione colpisce sempre le stesse persone. La rotazione deve essere effettiva e non soltanto apparente.

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La sentenza prevede anche un risarcimento economico: Stellantis dovrà riconoscere alla lavoratrice la differenza tra la retribuzione piena e l’assegno di integrazione salariale percepito, oltre a interessi e rivalutazione.

Termoli

Il pronunciamento arriva in una fase già complessa per lo stabilimento molisano. Nei giorni scorsi la Fiom Cgil aveva denunciato una gestione “non equa” del contratto di solidarietà, sostenendo che circa 200 lavoratori sarebbero stati sistematicamente esclusi rispetto ad altri con maggiore continuità lavorativa.

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La decisione del Tribunale di Larino interviene dunque su uno dei nodi centrali del confronto: la necessità di criteri oggettivi, trasparenti e verificabili nella distribuzione dei periodi di sospensione. Un tema che, in un contesto di incertezza produttiva, tocca direttamente l’equilibrio occupazionale e sociale del territorio.

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