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Targhe straniere: UE boccia limite italiano, perché è illegale lo stop

Circolare con auto a targhe straniere in Italia è illecito da chi risiede da più di 2 mesi in Italia, ma in determinati casi è un provvedimento a sua volta illecito. Lo sostiene la Corte di Giustizia Europea

Ha fatto discutere e continua a fare discutere il provvedimento di limitazione alla circolazione dei veicoli a targa estera in Italia. Lo ha deciso il decreto sicurezza dell’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Erano i tempi del primo governo Conte, quello con Lega e Movimento 5 Stelle in maggioranza (lo chiamavano giallo verde per questo). Il Presidente del Consiglio era Giuseppe Conte, e c’erano due Vice Premier, uno era Luigi Di Maio, l’altro appunto, Matteo Salvini.

Tra i provvedimenti che più sono stati contestati proprio i decreti sicurezza del titolare del Viminale, del leader leghista. Tra i punti più discussi, discutibili e criticati, proprio le targhe estere.

Adesso arriva notizia che la Corte di Giustizia Europea, intervenendo nel giudicare un ricorso di due persone, ha di fatto bocciato alcuni punti della limitazione alla circolazione con auto estere in Italia.

Auto con targa estera, come funziona la normativa in Italia?

targa estera

Con l’introduzione del decreto sicurezza di Matteo Salvini, sono diventate severe e restrittive le regole che permettevano di circolare in territorio italiano con auto a targa estera.

Vietata la circolazione di persone alla guida di veicoli a targa straniera se il guidatore era residente in Italia da più di 60 giorni. Guidatore e non proprietario, questo va sottolineato. Si tratta di uno dei punti più discussi del provvedimento. Una annotazione che rende illecita la circolazione con un veicolo straniero anche se ci si fa trovare alla guida di una auto in prestito da parte di un amico in vacanza in Italia.

Il provvedimento nasce dalla volontà di limitare le pratiche furbesche di immatricolazioni estere regolari ma “fittizie” che molti adottavano da anni. Per evitare di pagare le pesanti tasse di immatricolazione in Italia, per evitare di pagare il salato bollo auto, o per diventare praticamente fantasmi di fronte a multe e sanzioni, l’utilizzo di auto a targa straniera era diventata una moda.

E non parliamo solo di cittadini stranieri in Italia, ma anche di Italiani a tutti gli effetti che preferivano l’escamotage per risparmiare tasse e balzelli. E così l’Italia era piena di veicoli tedeschi, svizzeri, di San Marino, oltre che naturalmente di veicoli rumeni, bulgari o slovacchi.

Tolleranza zero con i decreti di Salvini sulle auto a targa estera

Pratica resa praticamente impossibile dai decreti salviniani. Un soggetto che risultava residente in Italia da più di 60 giorni, non può più farlo. Se colto alla guida di un veicolo con targa straniera veniva multato e l’auto fermata in attesa di espatrio o di nuova immatricolazione in Italia.

Questo vale per i cittadini stranieri che venendo in Italia a lavorare, si sono portati dietro la loro auto. Ma vale anche per l’italiano emigrante che una volta in pensione è tornato in Italia con l’auto che aveva in Germania per esempio.

Evidentemente, non esistono solo i furbetti. Non ci sono solo ricchi che amavano immatricolare il loro grosso Suv o la loro Super Car all’estero per evitare bollo e superbollo. Per questo il provvedimento è stato duramente criticato e contestato fin da subito.

E sono arrivati ritocchi, come quelli per i frontalieri per esempio. Oppure come quelli relativi ai contratti di comodato dell’auto, per il tramite del proprio datore di lavoro estero.  O ancora, per il tramite delle società di noleggio o leasing con sede fuori dal territorio italiano. Ma non è bastato, perché si tratta di un provvedimento troppo rigido.

La vicenda riguarda una coppia italo slovacca

Il divieto italiano di circolare con un veicolo immatricolato all’estero a chiunque sia residente in Italia da più di 60 giorni, va contro i dettami del diritto Europeo, per lo meno secondo l’organo di giustizia comunitario.

La Corte di Giustizia Europea infatti ha emanato una sentenza che è lapalissiana nel giudicare iniquo il provvedimento italiano previsto dal decreto sicurezza. La sentenza fa riferimento ad un ricorso prodotto da due coniugi, uno residente in Italia e l’altro in Slovacchia. Il marito residente in Italia era stato fermato alla guida del veicolo della moglie, a targa slovacca. I due coniugi, entrambi a bordo del veicolo, sono stati sanzionati perché alla guida dell’auto era il marito, residente in Italia da più di 60 giorni.

Cosa ha sancito la Corte di Giustizia Europea

Secondo gli ermellini della Corte UE, la multa è illecita e non si deve dare corso alla re-immatricolazione del veicolo in Italia come prevede il decreto di Salvini. Non è la sentenza in se a fare rumore, ma è la motivazione addotta dai giudici ad essere importante.

Il diritto comunitario al movimento di capitali tra Stati Membri vale anche per le auto, anche per il prestito di utilizzo della stessa auto. In latri termini, si lede il diritto europeo alla libera circolazione di capitali. Solo nei casi di acclarata frode o tentativo di frode ai danni di uno Stato, la libera circolazione dei capitali tra soggetti di Stati Membri della UE, può essere negata.

In altri termini, i giudici della Suprema Corte di Giustizia Europea hanno rispedito ai giudici italiani che avevano confermato multe e prassi da espletare, di approfondire i vari casi. Per confermare come valida una multa di questo genere, ci deve essere la chiarezza estrema che l’auto a targa straniera sia utilizzata assiduamente su suolo italiano e che dietro ci sia la volontà di dribblare le regole del Paese.

Durata dell’uso del veicolo i Italia e natura di questo utilizzo  devono essere approfonditi ogni qual volta si arrivi a comminare una sanzione di questo tipo. Che sia un precedente che può creare normativa, come spesso fa la giurisprudenza, non è esercizio azzardato da immaginare.

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