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Stellantis, stipendi e buste paga sempre bassi, ecco perché

I conti in Stellantis non tornano negli stabilimenti italiani del Gruppo, agli utili aziendali non coincidono aumenti di salari, anzi, si scende.

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Utili importanti, ben oltre il 2020 anche se in calo rispetto al 2019. Ma sono utili che hanno sorpreso pure i vertici aziendali dal momento che il primo semestre 2021 ha avuto risultati oltre le previsioni e gli obbiettivi che si erano prefissati in Stellantis fin dai primi giorni successivi alla fusione tra PSA ed FCA.

Ciò che stride rispetto a questi dati è il fatto che ovunque in Italia, cioè in ogni stabilimento di Stellantis nel Bel Paese, i salari di chi lavora nelle fabbriche è in calo e piuttosto nettamente. Ala voce stipendi e buste paga i conti non tornano quindi.

Gli utili di Stellantis crescono, ma i salari calano, perché stipendi e buste paga scendono ovunque?

“Il Gruppo consolida i risultati finanziari ma è alta la preoccupazione per il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori e degli stabilimenti in Italia. Come nel primo trimestre infatti i risultati positivi in Europa sono trainati principalmente dai modelli del marchio Peugeot e Opel, la situazione degli stabilimenti italiani di Stellantis invece è in netta controtendenza rispetto ai dati finanziari e sta determinando criticità anche per le metalmeccaniche e i metalmeccanici delle aziende della componentistica”, questo ciò che dichiara il segretario nazionale della Fiom, Michele De Palma.

In una nota congiunta, i sindacati hanno deciso di alzare la voce su alcune evidenze che in questi giorni stanno interessando Stellantis. Tutto nasce dia dati degli utili aziendali in questo primo semestre del 2021.

Perché gli utili dell’azienda aumentano mentre gli stipendi dei dipendenti calano? Una domanda che è diventata di dominio pubblico immediatamente dopo la fuoriuscita dei dati sui ricavi di questi primi 6 mesi del 2021.

Numeri che portano Stellantis a ridosso di colossi del settore Automotive, quali Volkswagen o Toyota. Ed i sindacati monitorano attentamente la situazione.

Stipendi e buste paga in calo, l’allarme della Fiom Cgil

Forse non incomprensibile ma sicuramente strano è ciò che sta accadendo in Stellantis in Italia. A risultati ottimi in termini di utili aziendali, fa da contraltare il calo di stipendi e buste paghe dei lavoratori. La crisi del mercato, il calo delle richieste di auto per via della pandemia e delle crisi economica e la carenza di chip sono i motivi per i quali i lavoratori spesso stanno a casa.

Cassa integrazione e fermate collettive sono una costante in Stellantis. E se la crisi dei componenti provenienti dalla Cina, con i microchip carenti, possono essere una valida scusante al continuo ricorso alla Cig, crisi economica e di mercato potrebbero venire contestate facilmente.

A maggior ragione se si pensa che nel 2021, da gennaio a giugno, Stellantis ha venduto molte più auto rispetto al 2020, producendo utili che se replicati da luglio a dicembre, potrebbero essere da record.

E allora il calo degli stipendi dovuto proprio al massiccio ricorso alla cassa integrazione, non sembra trovare una scusa valida in una crisi economica e di mercato che i dati snocciolati da Stellantis e relativi al primo semestre del corrente anno, non confermano.

Le parole dei metalmeccanici della Fiom Cgil

“I lavoratori vedono nella busta paga mensile ridursi il salario: la crisi di mercato e delle forniture, in particolare quelle relative alla microelettronica e la mancanza di nuovi modelli ha determinato di fatto un aumento generalizzato degli ammortizzatori”, così De Palma commenta la nota congiunta.

In pratica, i salari calano per via del massiccio ricorso alla cassa integrazione che con Stellantis continua come e forse più che con FCA.

“Nel secondo trimestre infatti si è fatto ricorso alla cassa integrazione a zero ore per 8 settimane nello stabilimento Agap di Grugliasco e per 3 settimane per quanto riguarda Pomigliano fermo, inoltre, dal 9 luglio”, questi alcuni esempi di ciò che Stellantis fa secondo De Palma.

“Utilizzo costante e in aumento degli ammortizzatori anche negli enti centrali, a Cassino e a Mirafiori con giornate di sospensione delle attività in alcuni reparti e riduzione della produzione per altri”, questa la triste prassi messa in evidenza dalla Fiom.

E poi, sempre per De Palma, occorrerebbe aprire un tavolo di discussione su alcuni stabilimenti dove si producono componenti che presto saranno in disuso vista la transizione elettrica a cui si va incontro.

Anche la Cisl ha gli occhi puntanti su Stellantis

“Problemi a Pratola Serra e Cento, stabilimenti che realizzano esclusivamente motori diesel sui quali è necessario avviare un confronto per la transizione. Dopo l’annuncio dell’installazione della terza gigafactory di Stellantis nel nostro Paese, è necessario ora entrare nel merito dell’investimento per avere garanzie sulla tenuta occupazionale dello stabilimento di Termoli”, questi gli altir nodi al pettine di cui parla la Fiom nella nota congiunta.

Oltre alla Fiom infatti, anche i sindacati metalmeccanici della Cisl, con il segretario generale Ferdinando Uliano, rimarcano le tante e troppe problematiche soprattutto su stipendi e buste paga in calo.

“È certamente importante la spinta verso l’elettrico nei prossimi 24 mesi con il lancio di 21 veicoli elettrici e ibridi annunciata dal CEO Carlos Tavares durante la presentazione dei dati semestrali, ma è altrettanto necessario avere risposte concrete sulle prospettive future per gli oltre 7.000 lavoratori in Italia del Gruppo che operano sui motori tradizionali, a cui bisogna aggiungerne altrettanti nella componentistica dell’indotto”, così Uliano chiede chiarezza all’azienda.

“L’arco temporale che abbiamo di fronte è molto stretto, servono risposte che rassicurino nel breve periodo, sia i lavoratori, che il Paese. Gli obiettivi annunciati entro il 2030 da Stellantis nell’Electrification Day guardano a un obiettivo del 70% di elettrico nelle produzioni per Europa e il 40% delle produzioni per gli Usa. Obiettivi quest’ultimi, che diventano ancor più stringenti con le direttive Fit For 55 annunciate dall’Europa: stop alle produzioni di motori a benzina e diesel entro il 2035”, così ha aperto il campo a ciò di cui si deve discutere, il leader della Fim Cisl.

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