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Ferrari 250 Testa Rossa elettrica in scala per i figli dei ricchi

Modelli come la Ferrari 250 Testa Rossa sono esclusivi anche nelle riproduzioni in scala. Non ci credete?

Ferrari 250 Testar Rossa
La Ferrari 250 Testa Rossa originale e la sua replica in scala

Possedere una Ferrari 250 Testa Rossa è il desiderio di ogni collezionista che si rispetti. Purtroppo le quotazioni stratosferiche della vettura e la sua rarità ne fanno un privilegio per pochissimi fortunati. Non va meglio per i modelli in scala. Una riproduzione in 3/4 dell’esemplare che vinse la 24 Ore di Le Mans, dotato di motore elettrico, costa più di un’auto del segmento luxury.

Questo modello, chiamato 250 Testa Rossa J (in cui J sta per Junior), è indirizzato ai ragazzi delle famiglie più ricche. Il prezzo del giocattolo, infatti, non è per tutte le tasche. Certo, rispetto alla Ferrari 250 Testa Rossa in scala reale la cifra da spendere può sembrare ridicola, ma equivale ad anni di lavoro di un operaio che metta da parte tutto i salario, vivendo in un mondo ideale senza spese.

La cifra esatta non si conosce, ma The Little Car Company (che la costruisce) propone l’Aston Martin DB5 Junior con un listino compreso fra 48 mila e 62 mila dollari, quindi per la 250 Testa Rossa J i valori dovrebbero spingersi su un ordine di grandezza superiore. L’azienda britannica, che ha pure riprodotto una Bugatti Tipo 35, pensa di realizzarne 299 esemplari.

Ferrari 250 Testa Rossa: una leggenda

La replica in tiratura limitata è spinta da un motore elettrico con batteria da 12 kW e può raggiungere una velocità massima di 47 miglia orarie. I freni giungono dalla Brembo ed i cerchi imitano perfettamente i Borrani originali. La carrozzeria è in alluminio battuto a mano, come sulla Ferrari 250 Testa Rossa made in Maranello. Questa Sport del 1957 è una delle stelle più brillanti della galassia del “cavallino rampante“. Il suo arrivo in società fu dettato dal limite dei 3 litri di cilindrata posto ai prototipi dalla Commissione Sportiva Internazionale. 

Nella sigla ci sono due caratteristiche distintive del modello: 250 è la cubatura di ogni cilindro; Testa Rossa è un riferimento al colore dei coperchi delle punterie. Pur se destinata alle corse, questa vettura emiliana si concede allo sguardo con la soave grazia delle opere destinate al trionfo nei principali concorsi d’eleganza. Miracoli che dalle parti di Maranello avvengono con una certa frequenza.

Bellezza, potenza, sound da sogno e tante vittorie

A Scaglietti va il merito di aver plasmato la splendida carrozzeria in alluminio della Ferrari 250 Testa Rossa. Il grande maestro modenese ha saputo vestire il telaio tubolare dell’auto con sublime grazia. L’opera sembra nata per dettare le regole della bellezza, ma in realtà il criterio guida nella definizione dei volumi è stata l’efficienza, perché il terreno d’elezione erano le gare per sport e prototipi. L’universo del motosport ha regalato molte soddisfazioni agli uomini che hanno creato e guidato questa “rossa”. Basti dire che nel suo palmares ci sono tre mondiali marche consegnati alla casa del “cavallino rampante” nel 1958, 1960 e 1961, anno in cui si chiuse il ciclo produttivo del modello.

Gran parte del merito di questi successi va ascritto al motore della Ferrari 250 Testa Rossa, che interpreta al meglio la grande competenza in materia degli uomini di Maranello. Ad animare le danze, infatti, ci pensa un magnifico V12 da 3 litri di cilindrata, alimentato da 6 carburatori Weber, in grado di sviluppare una potenza massima di 300 cavalli a 7200 giri al minuto. Le prestazioni sono al top ed anche il sound lascia senza fiato. Qui il vigore energetico si esprime con musicalità meccaniche di alta gamma, che entrano nel cuore dalla porta principale, per imprimersi in forma perenne nel suo nucleo pulsante. Grande la spinta, anche in virtù del peso di soli 800 chilogrammi, che ne agevola le dinamiche in pista, per completare al meglio il pacchetto. Ben diverso il profilo prestazionale, emotivo, storico e sonoro della replica, che però ha altri target di riferimento.

Foto | da Autoblog.com

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