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Con la nascita di Stellantis si fanno avanti dubbi e incertezze

La nascita di Stellantis è stata definitivamente formalizzata: ora bisogna sciogliere tanti nodi che conducono alla nascita di leciti dubbi

Stellantis
Stellantis

Con una nota risicatissima FCA ha annunciato l’effettiva nascita di Stellantis: “La fusione tra Peugeot S.A. (“Groupe PSA”) e Fiat Chrysler Automobiles N.V. (“FCA”) (NYSE: FCAU / MTA: FCA), che aprirà la strada alla creazione di Stellantis N.V., è diventata effettiva in data odierna”, ha scritto il gruppo italo americano che ormai (così come PSA) viene relegato al dimenticatoio visto che da oggi in poi si parlerà soltanto di Stellantis.

Si concretizza in questo modo uno dei sogni di Gianni Agnelli, praticamente nello stesso anno in cui l’Avvocato avrebbe compiuto cento anni di età. Proprio Gianni Agnelli aveva provato a ragionare su un sodalizio simile già nel 1967, quando aveva tentato l’approccio per una collaborazione societaria tra Fiat e Citroen. Cambiano i protagonisti e probabilmente le condizioni che vedono ora sicuri protagonisti John Elkann e Carlos Tavares.

Più di cinquant’anni fa l’idea di una fusione simile

All’epoca, dopo che i tentativi di avviare una trattativa con Mercedes erano presto falliti, l’Avvocato aveva pensato di dare avvio ad una fusione con Citroen. Il suo pensiero era spesso lungimirante e già nel 1967 aveva compreso che l’idea di avviare sinergie con altri grossi costruttori si poneva alla base di un ragionamento volto a salvaguardare il futuro di Fiat. Per Agnelli la soluzione era quindi quella che avrebbe portato ad accostare Fiat proprio a Citroen.

Diverse dovevano però essere le cose allora (guarda caso) visto che la gestione del nuovo asset tra Fiat e Citroen avrebbe dovuto rimanere a Torino col Lingotto che avrebbe dovuto accedere ai motori Citroen: l’ente nato dalla fusione avrebbe invece contato sul mercato italiano grazie all’ottima diffusione di Fiat sul mercato casalingo. Se in un primo momento le trattative con la famiglia Michelin, che al tempo era proprietaria di Citroen, sembravano aver raggiunto traguardi interessanti, i dialoghi con lo Stato francese si fece ben presto teso e privo di eventuali lasciapassare: ad opporsi fermamente fu il generale De Gaulle e anche Georges Pompidou, entrambi difendevano l’identità del marchio che avrebbe dovuto rimanere un elemento a trazione francese.

Lo spauracchio dell’elettrificazione

Cambiano i tempi, ma le problematiche legate al futuro rimangono di notevole attualità. È così che con l’affacciarsi anche nel mondo dell’auto dell’elettrificazione, FCA inizia a comprendere l’importanza delle sinergie con altri costruttori o grandi gruppi. A ragionare in questo modo è sicuramente Sergio Marchionne il quale riesce a fornire a John Elkann un’eredità ferrea su quello che sarà il futuro dell’auto nei prossimi anni.

Come si è compreso di recente, i contatti tra FCA e PSA vennero avviati praticamente subito dopo la morte di Marchionne e tra alti e bassi nel percorso di avvicinamento all’effettiva fusione hanno condotto al 16 gennaio 2021. Si è concretizzato poche ore fa un sogno nato più di cinquant’anni fa dalle intuizioni di Gianni Agnelli. Gli obiettivi sono differenti, ma l’idea appare fortemente ravvicinata.

A spasso con le incertezze

Le incertezze maggiori vengono certificate da alcune parole di pubblico domino. È già noto che Stellantis risulterà un prodotto a forte trazione francese a cominciare dal fatto che il nuovo gruppo sarà guidato da un uomo PSA come Carlos Tavares. C’è poi lo Stato francese fra gli azionisti che può contare su una partecipazione pari al 6,2%. Le altre quote sono affidate a Dongfeng (4,4%), famiglia Peugeot (7,2%) e Exor che nonostante possieda il 14,4% delle quote, se si sommano le altre rimane comunque alle spalle.

A fornire ulteriori incertezze è il fatto che sul prospetto della quotazione si parla di acquisizione e non di fusione, di PSA nei confronti di FCA si intenda. Nello stesso documento si legge infatti che “il management di FCA e PSA ha determinato che Peugeot è l’acquirente”. I rischi potrebbero quindi essere legati alle decisioni che interverranno in futuro, a cominciare da quelle legate agli stabilimenti, agli operai e quindi alla gestione delle nuove vetture. Per questi motivi i sindacati sono a lavoro da tempo: “con la nascita di Stellantis si apre un nuovo capitolo per l’industria dell’auto in Italia. Dovremo valutare ogni possibile ricaduta, consapevoli che l’attuale progetto nasce da un accordo siglato dieci anni fa. La fusione può rappresentare un’opportunità ma anche un rischio per il nostro Paese”, ha ammesso ad esempio la UILM di Torino.

Tavares Manley

“Queste unioni tra big dell’auto presentano un alto livello di rischio e vengono fatte solitamente in due modi, o mantenendo una sostanziale separazione tra le attività di ingegneria, come nel caso di Renault-Nissan, o facendo prevalere le pratiche organizzative e ingegneristiche dell’acquirente, come fatto ad esempio da VW nelle sue acquisizioni”, ha ammesso Francesco Zirpoli, docente di Economia e Gestione dell’Innovazione all’Università Cà Foscari di Venezia e direttore scientifico del Center for Automotive and Mobility Innovation. Lo stesso Zirpoli ha poi aggiunto che “le sovrapposizioni in Europa sono tante e delle decisioni andranno prese. In Italia esistono già fornitori che lavorano anche per la Francia che probabilmente trarranno dei benefici dalla nascita di Stellantis. Per i più deboli invece gli effetti rischiano di essere molto pesanti”.

Sbarcare in Cina

Oggi sommando le attività di FCA e PSA in Cina, la loro quota di mercato è circa pari all’1%. Un dato non esaltante che la dice lunga sulla fusione che guarda proprio in questa direzione, oltre che verso un consolidamento generale in ottica elettrificazione. Si attende il primo piano industriale condiviso che prevede sinergie su piattaforme e sistemi di propulsione, come ammesso tempo fa da Mike Manley.

“Psa era fondamentalmente interessata alle attività statunitensi di Fca che sono la parte del gruppo che genera utili solo scalfiti dalle perdite che si registrano invece in Europa e in Sud America”, ha aggiunto Luca Ciferri, direttore di Automotive News Europe. Gli interrogativi sono tanti. Bisogna pensare anche al rilancio di marchi oggi in difficoltà, se si guarda a FCA la parte del leone in tal senso è quella posta in essere da Alfa Romeo e Lancia. Ma nulla si potrà dire prima dell’effettiva diffusione di un piano industriale che sia valido e favorevole per tutti.

Intanto si attende la contrattazione del nuovo titolo Stellantis con la cerimonia presso le Borse di Milano, Parigi e New York. Il 18 gennaio per le Borse europee e l’indomani per New York. Nell’occasione il CEO di Stellantis, Tavares, e il presidente Elkann suoneranno assieme la tradizionale campanella.

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