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Pirateria stradale: 2020 di fuoco

Episodi di automobilisti che scappano a ripetizione: fallimento omicidio stradale

pirateria

Allarme pirateria stradale nel 2020: si moltiplicano i casi di auto automobilisti che scappano dopo aver causato un incidente. L’Asaps (Amici Polstrada) contava 308 episodi nei primi 5 mesi del 2020 con 28 morti e 365 feriti nel 2020 nonostante il lockdown. Ma occhio: è un’estate di pirati, come dimostrano i recenti casi.

Pirateria stradale: perché scappano

I motivi della fuga sono la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti, la paura di perdere la patente e la sempre più frequente “scopertura assicurativa”. C’è, a giudizio di chi scrive, il fallimento dell’omicidio stradale introdotto dal Governo Renzi nel marzo 2016: chi si dà alla fuga dopo un incidente può vedersi aumentata la pena per omicidio stradale e lesioni, da un terzo a due terzi e comunque non può essere inferiore a 5 anni o 3 anni. Pene leggere rispetto alla gravità del comportamento.

È che all’inizio il disegno legge nel 2015 parlava di omicidio doloso in strada: adesso invece fa il solletico perché colposo, per imperizia. Con sanzioni tiepide rispetto al doloso: l’omicidio volontario, fatto sapendo che se bevi o ti droghi prima di guidare, sai bene che potrai uccidere.

Omicidio stradale: quanti danni

Per paradosso, l’omicidio stradale è un guaio per gli imprudenti, sobri e rispettosi. Se Tizio ferisce in modo grave Caio (anche una vecchietta), con oltre 40 giorni di prognosi, per una distrazione imperdonabile, allora perde la patente per 5 anni. Alla fine, l’omicidio stradale stanga l’automobilista comune e perdona il pirata. Paradossale.

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