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Fiat Chrysler, Ciacciarelli: “Basta parole, servono fatti”

Il consigliere regionale del Lazio Pasquale Ciacciarelli invoca risposte concrete

Ciacciarelli Fiat Chrysler

Il 2019 non ha riservato particolari soddisfazioni a Fiat Chrysler, almeno per quanto riguarda gli stabilimenti produttivi italiani. Un autentico calvario, che il consigliere regionale del Lazio Pasquale Ciacciarelli racconta allarmato. L’esponente del partito Lega-Salvini premier appare piuttosto titubante, tenendo conto dell’impatto del colosso industriale nell’economia nazionale. Nel mentre la finalizzazione dell’accordo tra Fca e Psa (detentrice di marchi celebri quali Peugeot, Citroen e Opel) infonde coraggio e ottimismo, un’opportunità da cogliere al volo.

Fiat Chrysler: complicazioni ancora presenti

Le complicazioni riscontrate, purtroppo, proseguono. Toccato il record di cassa integrazione per Fiat Chrysler, il 2020 comincia in malo modo. Dopo un mese di stop – spiega – si riaprono i cancelli dello stabilimento di Cassino e i numeri fanno paura: 12 giorni di cassa, 4 previsti per febbraio. Il paziente impone cure efficaci, costi quel che costi perché il 2019 è stato tragico e altri passi falsi rischiano di ripercuotersi sull’intera Regione Lazio. Il che crea – come già segnalò Ciacciarelli in passato – un’atmosfera tutt’altro che positiva in vista del domani. Per tale ragione, la fusione con Psa va sostenuta, purché il mantenimento del lavoro nel Lazio venga sempre messo in cima agli obiettivi.

Lo stesso Ciacciarelli aveva appoggiato a suo tempo l’accordo per costituire il quarto gruppo automotive globale. Nello scorso mese di dicembre intervenne favorevolmente sull’operazione in divenire. A suo dire, la fusione tra Fca e Psa lascia ben sperare per il futuro del gigante automobilistico italiano. Con un occhio di riguardo improntato, naturalmente, al territorio di competenza, precisava lo scorso 19 dicembre le priorità della provincia di Frosinone. Fondamentalmente, la salvaguardia e la difesa della totalità dei lavoratori presso l’impianto di Piedimonte San Germano.

Fiat Chrysler: Si pretendono garanzie

Sono mesi che Ciacciarelli reclama a gran voce garanzie, dato quanto incide Fiat Chrysler nel territorio, la maggiore realtà del Lazio Meridionale. Il brusco calo delle vendite in Europa, e la conseguente perdita di quote di mercato, attestano la perdita di competitività. Questa situazione, definita senza troppi peli sulla lingua drammatica, conferma i passi indietro compiuti dal settore automobilistico nel nostro Paese, ritrovatosi ad annaspare per miopi decisioni aziendali e politiche.

Quindi – proseguiva Ciacciarelli in un comizio tenuto nell’arco degli scorsi mesi – la sofferenza provata alimenta soltanto un clima di incertezza sul futuro dello stabilimento e della classe operaia. Un dramma nel dramma. Il lavoro è infatti una questione di notevole rilievo, specie in un territorio martoriato dalla crisi e dalla disoccupazione, pertanto si rendeva necessaria tenere alta la soglia di guardia sullo stabilimento Fiat Chrysler di Piedimonte San Germano/Cassino.

Oggetto di critiche, Zingaretti e la Giunta competente, riluttanti a monitorare la situazione. In sinergia con i rappresentanti del Gruppo FCA ed i sindaci dei Comuni interessati, andavano elaborate adeguate misure di contrasto al trend negativo. Non era più possibile concedersi il lusso di tergiversare, occorreva agire. In quanto rappresentanti delle istituzioni occorrevano azioni concrete, in linea con le esigenze delle famiglie coinvolte nelle vicende societarie. Inoltre, era necessario acclarare le ricadute sul territorio degli investimenti previsti nei bandi FESR, con l’obiettivo di delineare un quadro attuativo per le compagnie in difficoltà.

Annus horribilis

Nel novero delle aziende in crisi rilievo particolare veniva e viene riposto su Fiat Chrysler, dato il 2019 passato, ben poco foriero di successi a livello commerciale. Durante gli scorsi dodici mesi si è registrato il record di cassintegrati. Fiat Chrysler stava chiudendo l’anno con addirittura 110 giorni di stop produttivo. Un andamento certamente pessimo, ragion per cui si sollecitavano adeguate riflessioni per superare la crisi.

Un annus horribilis per Fca – sentenziava Ciacciarelli – che secondo le stime elaborate sarebbe finita per avvalersi delle cassa integrazione pure nel 2020. Tutto ciò creava un’atmosfera negativa in vista del Natale e del futuro. Il clima di pessimismo agitava soprattutto il personale, perciò la fusione con Psa veniva avallata. Ma tenere la barra dritta sugli obiettivi da conseguire, in primis la salvaguardia delle occupazioni nel Lazio, era questione di vita o di morte. Ciacciarelli pensava alle migliaia di operai in apprensione per il domani, totalmente privi di garanzie sulla loro posizione, se avessero mantenuto il posto oppure se avessero dovuto cercare altrove. In un clima di costante incertezza, si proseguiva il cammino.

Nessuna responsabilità

Dal canto suo, Ciacciarelli sentiva di non avere responsabilità. Anzi, egli si sarebbe battuto, per quanto possibile, nel promuovere manovre di salvataggio: continuare sullo stesso andazzo sarebbe significato peggiorare ulteriormente la salute economica dei cittadini. Mentre il 2019 andava avanti senza particolari scossoni, ha più volte alzato la voce affinché qualcuno dei poteri forti si prendesse a carico la crisi. Allora aveva spedito una lettera ai vertici Fiat Chrysler, alla quale, però, non aveva ancora ottenuto risposta. Zingaretti non aveva mosso un dito. Pertanto, si era trovato costretto a contattare i dirigenti Fca per prendere conoscenza delle loro intenzioni riguardo all’avvenire del sito di Piedimonte San Germano, volano irrinunciabile di sviluppo per il loro territorio.

 

 

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