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PSA taglia posti di lavoro Opel, gli stabilimenti italiani di FCA sono al sicuro?

FCA e PSA hanno confermato che non verranno chiusi stabilimenti dopo la fusione

Fusione FCA PSA

Con l’accordo arrivato lo scorso mese di dicembre, è iniziato il percorso che porterà alla fusione tra FCA e PSA. Le due aziende daranno vita ad un nuovo gruppo che andrà a contendersi la leadership mondiale nel settore automotive potendo contare, inoltre, su 3.7 miliardi di Euro di sinergie all’anno senza alcuna chiusura degli stabilimenti di produzione.

In attesa del completamento del processo di fusione (saranno necessari circa 12 mesi) e con i livelli produttivi in Italia ancora molto bassi (il “Piano Italia” di FCA da 5 miliardi di Euro di investimenti è appena entrato in azione), dalla Germania arriva la conferma che PSA taglierà 2.100 posti di lavoro di Opel, marchio acquisito da General Motors alcuni anni fa, con un piano di prepensionamenti.

Secondo Bloomberg, inoltre, il taglio complessivo della forza lavoro nel corso del decennio appena iniziato (quindi sino al 2029) sarà di circa 4.100 unità. Questa forte riduzione seguirà il taglio di oltre 6 mila posti di lavoro già annunciato in passato che andrà a ridurre notevolmente il numero di posti di lavoro di Opel. Al momento dell’acquisizione da parte di PSA, Opel poteva contare su oltre 19 mila dipendenti.

Dall’acquisto da parte di PSA ad oggi, il 47% dei dipendenti Opel è già stato mandato a casa o sarà mandato a casa, tramite il piano di prepensionamento. Entro il 2029, se le previsioni di Bloomberg si riveleranno corrette, questa percentuale dovrebbe arrivare sino al 57%.

Cosa succederà ai dipendenti italiani di FCA dopo la fusione?

Chiaramente, l’acquisto di Opel da parte di PSA è una questione completamente differente rispetto alla fusione tra FCA e PSA. Le due aziende, infatti, hanno garantito che sfrutteranno le sinergie derivanti dalla fusione senza chiudere gli stabilimenti e, quindi, senza ridurre drasticamente la forza lavoro come invece sta avvenendo con Opel.

Al momento, restano confermanti tutti gli investimenti per gli stabilimenti italiani di FCA e, nel corso dei prossimi anni, si dovrebbe iniziare a registrare i primi effetti della fusione con la nascita di progetti condivisi. In particolare, come confermato da diversi rumors delle ultime settimane, i modelli di nuova generazione dei marchi di FCA dovrebbero essere sviluppati le piattaforme di PSA (la CMP e la EMP2).

Per quasi tutti gli stabilimenti italiani di FCA il futuro è garantito per i prossimi anni. Sul lungo termine sarà necessario verificare l’andamento delle vendite e quelle che saranno le mosse della futura dirigenza che guiderà il gruppo che nascerà dalla fusione tra FCA e PSA. Per ora, grazie al “Piano Italia” di FCA e agli investimenti futuri, gli stabilimenti del nostro Paese dovrebbero registrare una rapida salita produttiva nel corso dei prossimi anni.

C’è da considerare però il processo di conversione verso l’elettrico. Diversi costruttori del settore automotive, che hanno già annunciato importanti investimenti per l’elettrificazione, hanno confermato una progressiva riduzione della forza lavoro (legata alle diverse esigenze delle auto elettriche rispetto alle auto con motori termici).

La riduzione della forza lavoro con la conferma degli stabilimenti, che continueranno a sviluppare nuovi progetti, resta una delle ipotesi più realistiche per il futuro dell’industria automotive italiana dopo la fusione tra FCA e PSA. Ci sono poi da considerare gli effetti sull’indotto legati al progressivo passaggio all’elettrico ed allo sfruttamento delle sinergie. Tutta la filiera automotive in Italia sta per affrontare una fase delicatissima e solo nei prossimi mesi sarà possibile avere un quadro chiaro della situazione.

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