Accise sulle auto elettriche, ferve la discussione anche in Italia

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In Italia si sta parlando di introdurre le accise sulle auto elettriche che, però, già esistono. Andiamo a vedere meglio la questione e le sue ricadute.
Tesla Supercharger

Il discorso delle accise continua ad essere molto presente nel dibattito sulla politica in Italia. Dopo aver caratterizzato la sua campagna elettorale con una parola d’ordine ben precisa, l’eliminazione delle stesse, Giorgia Meloni è invece andato contromano nella sua opera di governo. Ha infatti eliminato il taglio delle accise, che pure aveva costituito una sorta di protezione per gli automobilisti italiani, negli anni precedenti.

Una decisione che ha naturalmente provocato grandi polemiche, lasciando sul tavolo un balzello inviso a chiunque si trovi nella necessità di usare molto l’auto. Polemiche che potrebbero tornare a fare capolino nelle prossime settimane, quando inizierà la discussione sul reperimento delle misure per finanziare la prossima manovra del governo.

In vista della Legge di Bilancio per il 2024, infatti, ha iniziato a farsi largo la proposta di introdurre accise anche sulle auto elettriche. Una proposta che trae origine da quanto deciso da Norvegia e Texas, ove si è proceduto in tal senso. Occorre infatti sottolineare come il progressivo addio ai carburanti fossili rischi di creare non pochi problemi di bilancio. Problemi che si potrebbero avvertire soprattutto in Italia, ove è già emerso il problema legato al reperimento delle risorse necessarie per rispettare alcune promesse elettorali.

L’impossibilità di diminuire il gettito fiscale si è presto tramutato nella proposta di introdurre questo balzello anche su auto elettriche e modelli green in generale. La domanda che ci si dovrebbe porre, a questo punto, è la seguente: a quanto potrebbe ammontare il gettito fiscale che potrebbe derivarne? Proviamo a dare una risposta in tal senso.

Auto Elettrica Ricarica

Accise sulle auto elettriche: in Italia già ci sono

Il punto di partenza della discussione suona abbastanza sorprendente: in Italia le accise sulle auto elettriche già esistono. Naturalmente qualcuno potrebbe obiettare che non si tratta di una vera sorpresa, in un Paese ove le tasse sono all’ordine del giorno.

Una volta stabilito questo punto di partenza, ci si potrebbe però porre un altro quesito molto interessante: con la transizione verso la mobilità sostenibile lo Stato ci guadagnerebbe o ci perderebbe? A cercare di dirimere la questione è Motus-E, l’associazione che si batte per rendere sempre più popolare la mobilità green in Italia. In una simulazione ha infatti ipotizzato i costi e le entrate per il Fisco in caso di percorrenza di 100 chilometri con l’impiego di tre diverse soluzioni: Jeep Avenger, Peugeot 3008 e Tesla Model Y.

Il risultato che ne è sortito vede l’impiego rispettivamente di 5,5 litri di benzina, 4,9 litri di diesel e 15,8 chilowattora. Se per l’utente il costo si attesta, rispettivamente, a 10 euro, 8,1 euro e una cifra compresa tra i 3,9 euro del mercato tutelato e i 10,9 euro per la tariffa più alta di quello libero, per lo Stato la sostanza non muterebbe. Incasserebbe cioè all’incirca la stessa cifra per i tre modelli in questione. A rendere possibile tutto ciò il fatto che, appunto, anche sull’energia elettrica i contribuenti italiani pagano IVA, accise e oneri di sistema e di rete.

Proprio per questo motivo, il presidente di E-Motus, Francesco Naso, consiglia ai politici di non mettere mano, almeno per il momento, sulle accise (e sugli oneri di sistema). Farlo, infatti, potrebbe spingere gli automobilisti a non abbandonare i combustibili fossili. Un argomento da non sottovalutare, alla luce del prezzo ancora troppo elevato dei modelli elettrici.

Accise sui carburanti: le cifre ufficiali

Altro quesito che suscita curiosità è, naturalmente, quello relativo al guadagno dello Stato in termini di accise sui carburanti. In questo caso a dare una risposta è stato il Corriere della Sera, ricordando che ammonta a 39,3 miliardi il gettito in questione.

Una somma che, come abbiamo appena detto non sarebbe intaccata neanche da un passaggio totale del parco macchine all’elettrico. Un passaggio il quale, al momento, sembra però irrealizzabile, e non solo per l’ormai evidente ritrosia dei nostri connazionali. Per poterlo tramutare in realtà, infatti, servirebbero ben mille miliardi. Tanto da spingere molti osservatori a ritenere non conveniente una situazione da cui lo Stato non ha alcun detrimento, a conti fatti.

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