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Tasse auto aziendali, pasticcio colossale

La viceministra dell’Economia smentisce chi ha scritto la legge

Tasse auto aziendali, pasticcio colossale. L’Aniasa, l’Associazione che in Confindustria rappresenta il settore del noleggio veicoli, critica aspramente la misura inserita nella bozza di legge bilancio 2020 con cui si aumenta del 300% la tassazione sull’uso dell’auto aziendale. Una misura, dice l’Aniasa, che affossa il mercato dell’auto e che colpisce in busta paga due milioni di lavoratori.

Governo a doppia faccia

Il fatto è che il governo,  con il Tavolo sull’auto, aveva dichiarato di voler supportare la filiera delle vetture. Adesso invece, con le tasse auto aziendali, stanga il settore. La batosta è per società di noleggio a lungo termine (da uno a cinque anni di canoni mensili per le auto in affitto), Case automobilistiche, dipendenti col benefit della macchina aziendale in uso promiscuo (per lavoro e per sé). Dura l’Aniasa, che parla di atteggiamento schizofrenico: c’è il timore di un’attitudine antindustriale che sembra animare le scelte di questo governo.

La ministra sulle tasse auto aziendali

Addirittura, a conferma che la questione è delicatissima, interviene la vice ministra dell’Economia e delle Finanza, Laura Castelli, del Movimento 5 Stelle. Che, assieme al Partito democratico, è al governo. Dice di aver posto il tema dei sussidi ambientali dannosi, ma che la norma sulle auto aziendali non l’ha mai pensata così. E non l’avrebbe mai scritta così. Un cortocircuito nell’Esecutivo giallorosso: alcuni all’interno della maggioranza scrivono una norma fondamentale per il Paese la sera; il mattino dopo il capo del dicastero chiave sostiene che quella regola è sbagliata. Un assurdo tutto italiano, con l’auto e i lavoratori italiani che ci vanno di mezzo pericolosamente.

Frecciata velenosa

Freccia al curato anche da parte di Enrico Zanetti, ex viceministro dell’Economia del governo Renzi: durante la sua esperienza nell’esecutivo renziano, dice, “vaccate così clamorose ce le siamo risparmiate”. Oltretutto, le tasse auto aziendali sono retroattive, non entrando in vigore solo sui nuovi contratti. Eppure, con l’annuncio del taglio del cuneo fiscale, pareva si volessero aumentare i soldi in busta paga; invece, con le tasse auto aziendali si generano pesanti ripercussioni sulle politiche retributive di centinaia di migliaia di aziende di ogni settore. È una legnata del fisco perfino i chilometri percorsi per necessità di lavoro.

La soglia di CO2

C’è una soglia di CO2 cui il M5S è particolarmente affezionato: 160 g/km. Infatti, l’imposizione raddoppierà dal 30 al 60% se la macchina emette CO2 fino a 160 g/km. Questa è proprio la soglia spartiacque del governo M5S-Lega per far scattare l’ecotassa: il malus. La tassa schizza al 100%, ossia triplicherà, se le emissioni supereranno il limite di 160 g/km di CO2. Che comunque, in sé, non è un inquinante: stando alla scienza, contribuisce all’effetto serra. Si potrebbe ragionare all’inverso: per chi sceglie auto poco inquinanti, dovrebbe essere concesso un bonus. E non un malus per le vetture con emissioni elevate di CO2.