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Ferrari Testarossa Spider di Gianni Agnelli: siamo al 40° compleanno

L'Avvocato amava distinguersi, con personalizzazioni speciali anche sulle auto più esclusive.

Ferrari Testarossa Spider
Foto da profilo Facebook Musei Ferrari

Nel 1986 Gianni Agnelli si concesse in dono una Ferrari Testarossa Spider. L’auto, in questa veste, non era offerta nel listino della casa emiliana, ma all’avvocato non si poteva negare il privilegio. Il grande imprenditore torinese, che deteneva il controllo del marchio, amava le personalizzazioni. Nel corso degli anni si era concesso tante interpretazioni specifiche di auto italiane, Ferrari comprese.

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Il rapporto con la casa di Maranello iniziò con una 166 MM Touring, per poi consolidarsi con altri pezzi speciali, nati per assecondare i suoi gusti. La Ferrari Testarossa Spider fu una delle più recenti della serie. Oltre che per il taglio del tetto, si distingueva dalle sorelle ordinarie per un allestimento specifico, velato di gusto.

Ferrari Testarossa Spider
Foto da profilo Facebook Musei Ferrari

La carrozzeria fu rifinita in Argento (il sui simbolo chimico AG corrisponde alle iniziali del committente), con sottili linee in Azzurro ad avvolgerne il corpo. Gli interni erano in pelle Connolly Blu Leather Vaumol. In bianco magnolia la capote in tela, pensata per le emergenze e non certo come corredo naturale del prodotto, nato espressamente per l’uso en plein air, che tanto piaceva a Gianni Agnelli.

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Non era raro vederlo per le strade di Torino al volante di questa supercar, con gli uomini della scorta in sofferenza nel cercare di seguirlo. La Ferrari Testarossa Spider fu ordinata da Gianni Agnelli per festeggiare in modo adeguato i suoi 20 anni alla presidenza di Fiat. Il celebre imprenditore torinese, anche in questo caso, si fece confezionare un mezzo unico, entrato nella storia, sia per l’esclusività, sia per la capacità di narrare l’inclinazione verso la Dolce Vita e l’eccellenza sartoriale del ricco committente.

Secondo quanto riporta il sito della casa di Maranello, il progetto fu avviato il 27 febbraio 1986, per essere completato quattro mesi dopo. Immutata la meccanica. La spinta continuava a far leva sul motore V12 da 5 litri di cilindrata, con angolo di 180 gradi fra le bancate, alimentato da un sistema di iniezione meccanica Bosch K-Jetronic.

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La potenza massima si “fermava” a quota 390 cavalli, garantendo un quadro prestazionale d’eccellenza, almeno per i canoni di quel periodo storico. Sublimi le musicalità meccaniche. A bordo di qualsiasi Ferrari Testarossa, compresa quella dell’avvocato Agnelli, si vivono le timbriche sonore dei bolidi da corsa del “cavallino rampante”, con un pastosità incantevole.

Del resto, se un grande specialista delle sette note, come il mitico maestro Herbert von Karajan, sosteneva che le alchimie sonore di un 12 cilindri di Maranello producono una tale armonia che nessun direttore d’orchestra potrà mai replicare, un motivo dovrà pur esserci.

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Tornando alla Ferrari Testarossa di Gianni Agnelli, sul suo cruscotto era nascosto un pulsante aggiuntivo che sollevava e abbassava elettronicamente un anello per mantenere la capote nella posizione corretta. Come sulla F40 ordinata successivamente, anche questa vettura poteva essere utilizzata sia col normale cambio manuale che con il cambio automatico, per aiutarlo nella gestione del mezzo a causa di un infortunio alla gamba. Ciò era reso possibile da una speciale trasmissione Valeo.

Fonte | Ferrari

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