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Incidenti stradali e danno morale: chi può beneficarne

Il risarcimento del danno morale, un istituto poco conosciuto ma che può essere molto importante dopo incidenti in auto.

infortunio in itinere

Purtroppo i sinistri stradali sono tra le cause maggiori di morte e di lesioni gravi. Naturalmente in questo anno e mezzo in cui abbiamo dovuto fare tristemente i conti con la pandemia e con le limitazioni negli spostamenti, il numero dei sinistri stradali e di conseguenza i decessi a seguito di incidenti sono drasticamente calati. Ma con il ritorno alla normalità o quasi, inevitabilmente si tornerà a salire, senza voler fare un malaugurio. Si tratta di una cosa fisiologica visto il numero elevatissimo di auto in circolazione.

Oggi affrontiamo il discorso relativo al risarcimento per danno morale a seguito di sinistro auto, un argomento che è strettamente collegato a sinistri stradali di una certa gravità, dove i coinvolti subiscono gravi lesioni o addirittura perdono la vita.

Traendo spunto dal sito “laleggepertutti.it”, ecco cosa prevede la legge in materia danno morale a seguito di sinistro stradale.

Danno morale, di cosa si tratta quando si parla di incidenti stradali?

Quando si verifica un sinistro stradale in cui una persona perde la vita o rimane gravemente ferito riportando lesioni permanenti, ai parenti più stretti della vittima tocca un risarcimento che appunto è quello per i cosiddetti danni morali.

Come lo stesso nome dell’istituto lascia intendere, si tende a coprire con questo risarcimento, i danni non fisici che i parenti di un deceduto o di un automobilista rimasto invalido, inevitabilmente subiscono.

Parliamo di perdita affettiva, di dolore o di guai alla psiche di chi perde un caro o di chi vede il proprio parente non tornare più alla normalità dopo un sinistro in auto. Questa forma di risarcimento quindi, può essere appannaggio della vittima, se rimane in vita, ma anche dei parenti in caso di lesioni gravi o morte del coinvolto.

Danno morale diverso dal danno biologico

Sul danno morale si è espressa, come si legge sul sopracitato sito di informazione legale, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che sottolineando alcuni aspetti del danno morale, ne ha messo in luce le differenze rispetto al danno biologico, altro istituto di risarcimento a seguito di sinistri in auto.

Per capire bene la differenza non c’è niente di meglio che riportare il testo di una sentenza della Corte di Cassazione, la n° 11039 del 12 maggio 2006 che spiega proprio il danno biologico che ricordiamo, riguarda la salute di un individuo che è garantita dalla Costituzione.

“Il danno biologico consiste nelle ripercussioni negative, di carattere non patrimoniale e diverse dalla mera sofferenza psichica, della lesione psicofisica. In particolare, la liquidazione del danno biologico può essere effettuata dal giudice, con ricorso al metodo equitativo, anche attraverso l’applicazione di criteri predeterminati e standardizzati, quali le cosiddette “tabelle” (elaborate da alcuni uffici giudiziari), ancorché non rientrino nelle nozioni di fatto di comune esperienza, né risultano recepite in norme di diritto, come tali appartenenti alla scienza ufficiale del giudice”, questo il testo della sentenza da cui si evince che il danno biologico riguarda esclusivamente il soggetto vittima del sinistro che a causa di tale evento, viene menomato nella sua integrità fisica, psichica o in entrambi i casi.

Per il danno morale invece, c’è anche la componente emozionale, dal momento che guarda anche ai danni subiti dai familiari di una vittima, deceduta o menomata che sia rimasta dopo l’incidente.

Danno morale complicato da provare

Appare un esercizio inutile andare a spiegare quali siano le conseguenze su una persona che perde un caro, nella sua psiche e nel suo fisico. Dolore, sofferenza e dispiacere sono cose naturali in casi del genere. Per riuscire a rientrare nel perimetro di applicazione del danno morale, con conseguente risarcimento, occorrerà comunque andare a dare prova di queste sofferenze.

Una condizione interna in ciascun individuo difficile da provare che rende il risarcimento per danno morale già complicato di natura. Ed anche la quantificazione del danno non è certo cosa facile da parte di un giudice.

Un giudice dicevamo, perché difficilmente una compagnia di assicurazione riconosce a priori il danno morale ad una famiglia coinvolta da un evento tragico come quello della perdita o della menomazione del proprio caro.

Sta tutta anche in questa oggettiva difficoltà a dimostrare il danno subito o a quantificarne il risarcimento, la differenza più marcata rispetto al danno biologico che può essere accertato da una perizia medica e che per il risarcimento si rifà a determinate tabelle ministeriali.

Nel danno morale invece, essendo il più delle volte collegato alla sfera emotiva dei soggetti che richiedono il risarcimento, il più delle volte si tratta di effetti non oggettivamente accertabili. Ansia, perdita di sonno, inappetenza, stress, dolore, dispiacere e chi più ne ha più ne metta. Sono questi i disturbi che vengono riscontrati a seguito di questi imprevedibili eventi.

E tocca ai richiedenti dare dimostrazione di tutto ciò che stanno passando, affinché un giudice possa dare il là al risarcimento del danno morale. Va sottolineato che possono chiedere il danno morale i parenti più prossimi di una vittima di un incidente in auto, ovvero il coniuge, i figli o i genitori (anche se non mancano richieste da parte di nonni, nipoti o zii con alcune richieste persino accolte dai giudici) e non conta ciò che loro fanno nella vita, cioè il lavoro o la professione svolta, se sono disoccupati, studenti o così via.

Per quanto concerne le cifre di risarcimento, ogni caso e a se stante ed ogni giudice opera personalizzando la pronuncia. Resta il fatto che la giurisprudenza opera in genere basandosi sulle tabelle milanesi per il risarcimento da incidente che tengono conto dell’età del danneggiato e dei punti eventuali di invalidità permanente che restano al soggetto vittima del sinistro.

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