Milano si ricorda di avere avuto una fabbrica e non una qualunque, ma quella dove l’Alfa Romeo ha imparato a correre. Dal 19 ottobre all’1 novembre 2026, Piazza Portello ospita una mostra che riporta in scena lo stabilimento milanese, a 120 anni dalle origini industriali e a 40 dalla chiusura dei cancelli.
Due anniversari, un solo luogo, e un quartiere che nel frattempo è cambiato quasi per intero. A promuovere l’iniziativa è il Centro Filippo Buonarroti, associazione con trent’anni di impegno sul territorio tra progetti didattici e iniziative solidali.
Il percorso si regge su 20 pannelli fronte-retro. Si parte dalle prime Alfa Romeo stradali e si arriva ai bolidi da corsa, seguendo l’evoluzione dei motori nati dalle mani delle tute blu. Dietro il mito del Biscione c’era una catena di montaggio, con tutto quello che comporta.
La parte più interessante, infatti, sono le immagini d’epoca e i documenti che raccontano la fatica quotidiana, i cambiamenti del mercato, il rapporto fra l’auto e l’immaginario collettivo, tra cinema e letteratura. Ci sono perfino cimeli cartacei delle lotte sindacali, contratti di lavoro e conquiste sociali strappate negli anni. Non c’è molta pelle rossa e cuoio, qui, qui ci sono uomini e donne che il mito l’hanno costruito a turni.
Il finale della mostra guarda fuori dai cancelli di quello stabilimento Alfa Romeo. Racconta come il distretto produttivo si sia trasformato in un’area urbana moderna, con spazi verdi e servizi. Un passaggio che a Milano conoscono bene: dove si saldavano telai oggi si passeggia, e il cambio di destinazione d’uso è diventato più rapido di una partenza da fermo.
Le visite guidate sono gratuite, con esperti a disposizione nei giorni feriali dalle 15 alle 18 e nei weekend anche di mattina. Le scuole del territorio partecipano ai laboratori didattici, per portare i ragazzi a scoprire da dove viene la città che abitano. Gli organizzatori dichiarano di voler valorizzare il patrimonio senza cedere alla retorica. Impresa non semplice, parlando di Alfa Romeo.

