La Modena Cento Ore 2026 è andata in archivio, lasciando il profumo della bellezza in chi l’ha vissuta. Ancora una volta il prestigioso evento non ha deluso le migliori aspettative. Era ovvio che fosse così, per la tradizione e per la qualità di chi lo organizza.
Il sipario su questa edizione della Modena Cento Ore è calato dopo 4 giorni di gara, 10 prove speciali e 3 escursioni in circuito, a Misano, Imola e Mugello. La cerimonia d’arrivo è andata in scena in piazza Roma a Modena, dove tantissimi appassionati si sono stretti in un caloroso abbraccio alle 100 auto storiche e sportive giunte al traguardo.
La Modena Cento Ore 2026 è stata un viaggio “coast to coast” ed ha accompagnato i protagonisti dalla costa adriatica di Riccione fino a quella tirrenica di Forte dei Marmi, prima di proseguire verso Modena per il traguardo finale e la serata al Palazzo Ducale, sede dell’Accademia Militare.
Delle varie tappe dell’evento ci siamo occupati in un precedente articolo, al quale rimandiamo per gli approfondimenti. Qui tracciamo un bilancio della gara, nelle sue diverse sfumature.
Nella classifica Regularity, riservata a chi ha scelto un approccio meno agonistico, gli onori della gloria della Modena Cento Ore 2026 sono andati ad Herman e Michel Foucart, su Jaguar XK120 del 1953. Dietro di loro, in piazza d’onore, sono giunti Pascal Deleuze e Laurent Gori, su Renault Dauphine 1093 del 1963. Terzo posto per Mike e Carolyn Sheehan, su Jaguar E-Type del 1962.
Nella classifica Competition, riservata agli equipaggi dall’indole più racing, a prevalere nel raggruppamento D/E/F (per vetture costruite fino al 1965) sono stati Charlie e Olly Birkett, con la loro AC Shelby Cobra 289. Piazza d’onore per Marcus Anderson e Nicola Arena, a bordo di una su Jaguar E-Type del 1962, che hanno preceduto Kevin e Lee Jones, terzi del gruppo su una splendida Ferrari 250 GT Berlinetta del 1962.
Nel raggruppamento Competition G/H/I, riservato alle auto storiche costruite dal 1966 in poi, la vittoria è andata a Florian Feustel e Katrin Becker su Porsche 911 RSR del 1973, davanti a Glenn e Conrad Janssens, su Ferrari 308 GTB “Michelotto”, e a John Yates e Alexander Lee, su Porsche 911 RS.
Fuori dalle classifiche principali, alla Modena Cento Ore 2026 sono stati assegnati, come da tradizione, altri riconoscimenti. Fra questi, l’Index of Performance, che bilancia i risultati di gara tenendo conto delle differenti epoche e caratteristiche delle vetture, attraverso un coefficiente correttivo basato sull’età e sulle prestazioni.
Il primo posto, in questo ambito, è stato conquistato da Timm Peter Meinrenken e Klaus Masuch su Alfa Romeo Giulia Sprint GTA, che hanno onorato il marchio del “biscione”, davanti ad Allan ed Evan Thom, secondi al traguardo su Ford Lotus Cortina. Terza posizione per Gaby von Oppenheim e Claudia Hürtgen, equipaggio femminile a bordo di un’Alfa Romeo Giulia Sprint GTA del 1965. A loro è andata la Ladies Cup.
Il premio “Mechanical Miracle” è stato invece conferito al Team Raceline per essere riuscito a riportare in gara la vettura numero 49 dopo un’intera notte di lavoro al termine della terza tappa, durante la quale il team ha recuperato pezzi di ricambio anche in Svizzera. Fra gli altri trofei assegnati, citiamo quelli assegnati per ciascun periodo storico. Eccoli:
- Periodo E: Nicola Von Dönhoff e Haarmann Alexis, su Ferrari 250 SWB Competizione del 1961
- Periodo F: Charlie e Olly Birkett, su AC Shelby Cobra 289 del 1965
- Periodo G: Bernhard Laber e Lukas Stojetz, su Alfa Romeo 1750 GTAm del 1971
- Periodo H: Florian Feustel e Katrin Becker, su Porsche 911 RSR del 1973
- Periodo I: Glenn e Conrad Janssens, su Ferrari 308 GTB “Michelotto” del 1980
- Periodo J: Nicolas Leroy-Fleuriot e Adrien Audibert, su Lancia Rally 037 del 1985
Fonte | Canossa Event
